Festa della donna. Il biglietto d’auguri che piacerebbe a Fiorella, spazzina di Novi Ligure

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Festa della donna: c’è una Fiorella che canta: «Siamo così, dolcemente complicate…»; poi c’è una Fiorella, che avrebbe voluto cantare, ma ha dovuto fare altro perché la sua famiglia era povera. Attualmente, ad esempio, fa la spazzina volontaria a Novi Ligure. La storia di Fiorella Romagnollo è stata raccontata da Vittorio De Benedictis, inviato del Secolo XIX, ed è una di quelle vicende che confermano, come diceva Shakespeare, che ci sono più cose in cielo e in terra di quelle che saremmo capaci di immaginarci noi. E grazie al cielo e alla terra, allora. Il riassunto della storia della signora Romagnollo è una rivisitazione del testo della signora Mannoia: quello che le donne non dicono, lo fanno.

La politica ha lanciato lo stile “ladylike”, definito così dall’onorevole Alessandra Moretti: «Dobbiamo e vogliamo essere belle, brave, intelligenti ed eleganti». Capisco il senso; è inutile raccontarsi fandonie sul fatto che l’aspetto estetico sia insignificante in un mestiere di grande visibilità pubblica; altrettanto inutile nascondere il pregiudizio che tutti abbiamo sulla donna bella che riveste un ruolo di potere. Dunque, buon lavoro all’onorevole Moretti e alle sue colleghe.

Poi c’è il mondo delle “ladybe”, quelle donne che sono signore stando tra le mansioni quotidiane. Considerano il non dare nell’occhio un vero e proprio privilegio. E sono le stesse a cui s’inchina l’americano Wendell Berry: «Finché la donna non ha molto potere,/ dai retta alla donna più che all’uomo./ Domandati se quello che fai/ potrà soddisfare la donna che è contenta di avere un bambino./ Domandati se quello che fai/ disturberà il sonno della donna vicina a partorire».

Fiorella Romagnollo va quotidianamente a ripulire viale della Rimembranza a Novi Ligure, alzandosi più che di buon mattino. Alle cinque e mezza è già all’opera. È lei il ritratto migliore della nostra stirpe, è questa la voce che reggerà di fronte ai fanatici terroristi che distruggono pure i musei, come accaduto a Mosul. Noi custodiamo la nostra memoria (teniamo pulito viale della Rimembranza), e lo facciamo con gente come Fiorella, che non ha ideologie per la testa, ma una santa premura per il pezzo di terra in cui abita.

«Amo la vita», dice la signora Romagnollo al giornalista. E pensi che sia solo una tizia simpatica, semplice e serena. Beh, non esattamente. Le rimembranze di Fiorella, il suo passato, sono a tinte forti: ha visto morire due mariti, è stata in coma dopo un incidente, ha combattuto con un tumore. E mi sa che sia quel tipo di persona che s’infastidisce se la si definisce un’eroina. Tanto quanto s’infastidisce vedendo le schifezze che riempiono il viale. E si rimbocca le maniche; e dice che vorrebbe averne quattro di braccia. Quello che le donne non dicono, lo fanno.

Pavese scrisse in poesia: «E le donne non contano nella famiglia./ Voglio dire, le donne da noi stanno in casa/ e ci mettono al mondo e non dicono nulla/ e non contano nulla e non le ricordiamo./ Ogni donna c’infonde nel sangue qualcosa di nuovo,/ ma s’annullano tutte nell’opera e noi, rinnovati così, siamo i soli a durare». Ecco, non vi esorterò a essere così folli da scrivere questo nel biglietto d’auguri che porgerete alle vostre donne. Dico solo che le donne come Fiorella l’apprezzerebbero, molto.

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