Femministe contro le Sentinelle, ma in silenzio davanti al Califfo che decapita le curde

sentinelle-monza-veglia Alla Veglia delle Sentinelle in piedi di domenica scorsa c’ero anch’io, come già un paio di volte in passato. Ho partecipato all’iniziativa di Milano, dove i contestatori si sono limitati a disturbare con urla, slogan, e letture oscene al megafono. A noi è andata meglio che agli amici di Bologna, Rovereto, Napoli, Pisa, ecc. che hanno dovuto subire aggressioni vere e proprie, di cui i media hanno dato notizia solo in modo frammentario. Le violenze verbali un po’ ovunque e quelle fisiche nelle località che ho sopra citato sono state la conferma di quello che già tutti sappiamo da tempo: il movimento Lgbt è violento, i suoi scopi sono liberticidi, e i loro compagni dei Centri sociali non perdono occasione per dimostrare di essere dei fascisti rossi. A me però domenica mattina frullava in testa soprattutto un’altra considerazione.

Sono arrivato in piazza XXV Aprile dopo avere letto sul web le notizie su Ceylan Ozalp, la 19enne combattente curda che si è suicidata per non cadere prigioniera dei jihadisti dello Stato islamico, e su Arin Mirkan, comandante di un’unità di difesa dei curdi siriani e madre di due figli impegnata nella disperata difesa della città di Kobane, che si è fatta esplodere contro una postazione dell’Isil. Notizie che si aggiungevano a quelle delle miliziane curde fatte prigioniere dai jihadisti, sgozzate e decapitate, e a quelle sulle migliaia di donne yazide (etnicamente curde pure loro) dell’Iraq settentrionale che sono state trasformate in schiave sessuali al servizio degli uomini dell’Isil a partire dall’agosto scorso. Queste cose le sanno tutti, i media in questo caso hanno fatto il loro lavoro. Pure io ho fatto la mia parte, raccontando il triste destino dei profughi yazidi, che ho incontrato di persona nella città curdo-irachena di Zakho appena sei giorni dopo la loro fuga sotto l’incalzare dei jihadisti. Ebbene, nonostante fossero informati a sufficienza e nonostante notizie tutte dello stesso segno continuino ad accumularsi da due mesi a questa parte, i progressisti, le femministe radicali, i centri sociali, gli attivisti del movimento Lgbt, i pacifisti non hanno ancora trovato il tempo per organizzare una manifestazione di solidarietà con le donne curde stuprate, schiavizzate, massacrate. Hanno troppo da fare con quegli omofobi degli aderenti alle Sentinelle. Le manifestazioni di odio che li spingono alla vigilanza e alla militanza non sono quelle che lo Stato islamico compie quotidianamente contro le donne emancipate e non emancipate del Vicino Oriente, ma quelle che loro ritengono di scorgere nella silenziosa protesta-testimonianza di chi vuole evitare l’introduzione nella legislazione italiana di un reato d’opinione. Per gli attivisti anti-Sentinelle la minaccia alla libertà sessuale non viene dalle schiere del califfo al Baghdadi, che ha già annunciato che verrà a prendersi le donne degli europei dopo avere razziato quelle degli yazidi (circa quello che farà con le persone inclini all’omoerotismo, nessuno ha dubbi), ma da chi si oppone al ddl Scalfarotto e alle adozioni di bambini da parte di coppie dello stesso sesso.

yazidi-iraq-11-01A rendere più scandalosa ancora la latitanza della sinistra radicale è il fatto che le donne curde che stanno combattendo in prima linea contro i jihadisti sono l’espressione militare di un partito comunemente classificato come di estrema sinistra: il Pyd, Partito democratico dell’unione, è una gemmazione siriana del Pkk turco, il cui leader Abdullah Ocalan fu catturato dai servizi segreti turchi in Kenya nel febbraio 1999 dopo aver trascorso tre mesi in Italia come richiedente asilo politico grazie all’interessamento del deputato di Rifondazione Comunista Ramon Mantovani. In Europa e negli Stati Uniti il Pkk è classificato come organizzazione terroristica, ed effettivamente gli attentati indiscriminati attribuibili a cellule dell’organizzazione in questi anni non sono mancati. Nemmeno gli attacchi suicidi realizzati da guerrigliere curde sono un inedito: Fatam Yokumer, turca di origine curda, il 21 maggio 2013 si è fatta saltare in aria nel Crocodile Café di Ankara. Un’altra donna fu la protagonista dell’attentato dell’ottobre 2011 nel centro di Bingol nei pressi della sede del partito dell’attuale presidente turco Recep T. Erdogan.

Il Pyd però, e la sua ala militare denominata Ypg, non è classificato come organizzazione terroristica da nessun paese, e semmai ha fatto sì che alcune regioni della Siria nord-orientale non fossero più sotto il controllo di terroristi a tutto tondo come Jabhat al Nusra e l’Isil. In questo momento i suoi combattenti vengono massacrati dalle superiori forze dello Stato islamico mentre la Turchia osserva compiaciuta, aspettando il momento giusto per far attraversare la frontiera turco-siriana alle sue truppe e fare loro occupare i territori che prima erano sotto il controllo dei curdi dell’Ypg. È palese che Erdogan ed Isil stanno agendo di comune accordo. E la Nato, a cui la Turchia appartiene, non ha nulla da dire. Dunque c’è un paese della Nato che nel silenzio da parte della Nato aiuta indirettamente gli ultrafascisti misogini dello Stato islamico a fare carne di porco dei combattenti, uomini e donne, di un movimento di liberazione della sinistra radicale espressione di una minoranza etnica oppressa che ha reso possibile quella forma di emancipazione della condizione della donna che consiste nel combattere a fianco degli uomini, in condizioni di parità, a difesa della propria terra ancestrale. Ma tutto questo agli ultrasinistri e alle ultrafemministe di casa nostra non fa nessun effetto: non provano nessuna emozione, nessuna indignazione, nessuna spinta a scendere in piazza. Quando ci vanno, è per aggredire le Sentinelle in piedi e accusarle di “omofobia”: quelle Sentinelle che domenica in piazza hanno letto un messaggio di sostegno alla propria iniziativa da parte di Jean Pier Delaume Myard, omosessuale sostenitore della Manif pour tous francese!

Come si spiega tutto questo? In due modi, a mio parere complementari. Il primo è tenendo conto del fatto che l’Isil, con tutto il male che si può dire o pensare di esso, ha pur sempre un grande merito: viene bombardato dagli americani. E quando un’entità entra nel mirino delle forze armate degli Usa, fossero pure le schiere dei diavoli guidati da Satana in persona, immediatamente si guadagna una certa rispettabilità da parte degli anti-imperialisti nostrani. Il nemico del loro nemico è loro amico, o perlomeno merita un occhio di riguarda, chiunque sia e qualunque nequizia compia. Tanto, in ultima istanza la colpa è degli imperialisti sfruttatori, che lo ha fatto diventare così. Se i jihadisti sono cattivi non è colpa loro, è colpa del capitalismo internazionale che li ha fatti diventare così.
La seconda spiegazione la trovate in un verso di una poesia di Pier Paolo Pasolini, che si attaglia perfettamente ai contestatori delle Sentinelle: «(…) vi troverete vecchi senza l’amore per i libri e la vita: perfetti abitanti di quel mondo rinnovato attraverso le sue reazioni e repressioni, sì, sì, è vero, ma soprattutto attraverso voi, che vi siete ribellati proprio come esso voleva… oh sfortunata generazione piangerai, ma di lacrime senza vita perché forse non saprai neanche riandare a ciò che non avendo avuto non hai neanche perduto». Gli antagonisti e le ultrafemministe, il movimento Lgbt e i Centri sociali, sono perfettamente funzionali alle periodiche ristrutturazioni del sistema capitalista internazionale, alla società radical-borghese dove le persone sono prodotte come merci (i figli della fecondazione assistita eterologa e degli uteri in affitto, con annessa diagnosi pre-impianto) e dove Stato e mercato aumentano il loro potere sulle persone riducendole a individui che debbono sottomettersi a loro per la soddisfazione di bisogni, desideri, capricci. Perciò sì, sempre si ribellano nell’interesse del Sistema, e non contro di esso.
Combattono le Sentinelle, che rappresentano un ostacolo sulla strada della totale reificazione degli esseri umani, ma non combattono il Califfato misogino che, come ha dichiarato il vice presidente americano Biden, non costituisce «un pericolo esistenziale per il nostro stile di vita o la nostra sicurezza. Hai due volte più possibilità di essere colpito da un fulmine per strada che di essere vittima di un evento terroristico negli Stati Uniti».

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