«Falcone non avrebbe mai fatto il processo sulla trattativa Stato-Mafia»

Tratto dal Corriere della Sera di domenica 25 maggio – I magistrati l’avevano invitata per raccontare Falcone visto da vicino, ma i vertici della loro associazione (Anm) forse non immaginavano tante dure critiche dalla storica corrispondente del quotidiano francese Le Nouvel Observateur, Marcelle Padovani, autrice di Cose di Cosa Nostra, il famoso libro intervista con il giudice ucciso nel ’92.
Aveva accennato un diniego, perplessa davanti «al clima arroventato che si respira in Sicilia fra tanta antimafia parolaia, impastata di retorica, veleni, inconcludente». Poi, venerdì, il confronto a Palazzo di giustizia davanti a 150 magistrati, il procuratore generale Roberto Scarpinato accanto a lei, il procuratore Messineo e tanti pm nelle prime file ad ascoltare, stupiti dalla strigliata contro i «magistrati da vetrina», dalle critiche al processo sulla cosiddetta trattativa, all’impostazione data da Antonio Ingroia al quale rimprovera di «confondere verità supposte con verità accertate».
Non è un caso se Marcelle Padovani richiami lo stesso appunto di Giovanni Fiandaca, autore con Giuseppe Lupo di un contestato libro che demolisce quel processo, La mafia non ha vinto. E anche lei disapprova «la trasformazione della trattativa in un reato». Più vicina quindi al professore che critica l’«antimafia delle star» e non a Marco Travaglio che ha brevettato per lui il marchio di «azzeccagarbugli filomafioso». O a Vittorio Teresi, il pm indignato dalla filippica, le mani incollate, a differenza di un centinaio di colleghi che applaudivano soddisfatti. La scrittrice sposa il fronte Fiandaca, bacchetta gli attacchi del governatore Crocetta al professore candidato pd alle Europee e suggerisce «più coraggio» al premier: «Occorre una scelta di campo chiara di Renzi fra parolai e veri antimafiosi, per ricostruire l’antimafia fuori da retorica e luoghi comuni».

Non è irrituale contestare un processo in corso?
«Da francese, sono schietta. Dico ciò che penso. E penso che Falcone non avrebbe mai fatto quel processo. Sembra un reato inventato mentre comincia a scarseggiare la materia concreta».

Una sentenza emessa a Firenze parla di trattativa.
«Ma Cosa Nostra è stata praticamente sconfitta, per il momento. La “commissione” non si riunisce dal gennaio ‘93, dopo l’arresto Riina. Grandi mafiosi in giro ce ne saranno 2 o 3. I veri traffici li fanno camorra e ‘ndrangheta…».

Il mostro si può risvegliare, dicono.
«Davanti a un dato certo, la sconfitta dell’ala militare della mafia, c’è chi alimenta dubbi su roba appannata, complotti, retroscena su Stato e mafia che andrebbero a braccetto. Ma diventa materia letteraria, con pochi appigli alla realtà».

Si riferisce ai libri o alle inchieste?
«I libri li ho letti tutti. C’è poca roba».

E il processo?
«Fondato su un reato poco credibile. Chi ha mai sentito parlare di “minaccia a un corpo politico dello Stato”? Che reato è? Consumato da mafiosi, politici e carabinieri insieme?».

Appunto, il cuore della contestata «trattativa».
«Allora, ammesso e non concesso, rivalutiamo l’idea della trattativa. Se il colonnello Mori e altri ufficiali hanno trattato per evitare nuovi attentati hanno fatto bene. Se hanno combinato altro, macchiandosi di delitti, devi dimostrarlo con accuse chiare. Per il resto, la trattativa non è un reato. Anche infiltrarsi nel crimine organizzato è lottare contro la mafia».

Attività fatta senza informare la magistratura, sostengono i pubblici ministeri.
«Quale magistratura? Alcuni pm di Palermo? Perché è un problema che non si pone con la magistratura di Caltanissetta. E anche queste diverse impostazioni andrebbero colte dalla politica. Con più coraggio».

Felice Cavallaro

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