Falasca: «Ecco perché Fermare il declino e Italia Futura non romperanno»

La scorsa settimana si è consumato un duro strappo tra la creatura di Oscar Giannino, Fermare il Declino, e le truppe di Luca Cordero di Montezemolo di Italia Futura. I montezemoliani sarebbero stati rei di non aver recepito alcuni emendamenti degli anti-declinisti al manifesto diffuso la scorsa settimana, che ha visto al contrario la partecipazione di alcune delle sigle cattoliche (Acli su tutti) che hanno dato vita ai convegni di Todi. Un manifesto che è stato siglato da Piercamillo Falasca, leader di Zero +, considerata la terza gamba della nuova piattaforma politica in costruzione. E se il gianniniano Michele Boldrin tuona oggi dalle colonne del Fatto (nel titolo, in verità, non nel testo), contro il “tradimento” di Italia Futura, Falasca al contrario è “cinicamente ottimista”. «C’è spazio per una sola cosa nuova nel panorama politico italiano – spiega a tempi.it – Come spiega da tempo Giannino, ci sono 14 milioni di italiani che sono indecisi e non sanno chi votare. Una nuova piattaforma politica è necessaria».

Da dove si parte?
Dalla grande manifestazione convocata a Roma per il 17 novembre dal titolo “Verso la Terza repubblica”. Sarà il paletto definitivo per la nascita di una nuova formazione civica che conservi l’impostazione mantenuta finora. Quella secondo la quale occorre al paese una nuova offerta politica che riconosca la discontinuità generata da Monti, e la superi insistendo su contenuti che siano radicalmente riformatori. Questo mi sembra essere l’intento di tutti i promotori, a partire da Montezemolo per arrivare ad Andrea Olivero e Andrea Riccardi.

Manifestazione sulla quale si è consumata la rottura tra Fermare il declino e Italia Futura.
Una singola iniziativa rimane una singola iniziativa. Quello che è successo negli scorsi giorni non penso che sia la fine di una storia. L’impostazione, ma anche il fine, perseguito dai due soggetti sono gli stessi.

Rimane il distacco dai partiti esistenti?
L’ottica resta quella inclusiva, di dialogo con tutti. Il centrosinistra in questi mesi si è dotato di regole che in parte rispondono alla domanda di cambiamento che circola nel paese. In questo senso le primarie sono un bel segnale. Lo stesso tentativo operato dal Pdl, che però è destinato a finire in farsa, perché il partito di Silvio Berlusconi non è in grado di gestire in così poco tempo una faccenda così complessa. Non si rendono conto che l’esperienza di Monti è positiva e bisogna puntare a implementarla.

Puntate all’elettorato deluso dal Pdl?
Non si tratta di intercettare un voto, ma di rispondere all’esigenza di novità che pone un elettorato che non è moderato, ma assai incazzato.

Non salverebbe nulla dell’esperienza berlusconiana?
La gente ha avuto anni per capire che quello era un modello fallimentare. E in tanti lo affermavano da tempo. Molti tra i dirigenti del Pdl farebbero bene ad andarsene a casa, hanno totalmente abdicato alla propria etica della responsabilità.

Nemmeno le primarie?
Too little, too late.

Un esponente di Zero + ha tuttavia firmato il manifesto che sostiene la candidatura di Gabriele Albertini alla Regione Lombardia.
Albertini ha lavorato bene quando era alla guida del comune di Milano. Ha portato a zero l’addizionale Irpef comunale, e ha avviato un piano di sviluppo urbanistico i cui effetti ancora oggi li stiamo sperimentando in positivo. Insomma, è un ottimo candidato.

E Renzi invece?
È un fenomeno importante per la politica italiana. In un certo senso salva il Pd, permettendo un vero e proprio rinnovamento del partito. Le primarie stanno rendendo i democratici l’unico vero partito italiano. Certo che se davvero il sindaco di Firenze vincerà, sarà un bel cataclisma per tutti.

Chi sarà il vostro candidato premier?
Bisogna uscire dalla trappola leaderistica in cui si è infilata la politica. Il nostro è un movimento partecipato, che parte dai contributi di tutti, per promuovere le istanze relative all’innovazione e alle libertà economiche. Il nome del frontman è l’ultimo dei problemi.

Lei si candiderà?
Fino a quando qualcuno non stabilisce i nuovi criteri e le nuove regole per la selezione dei candidati, è prematuro fare previsioni. Forse non c’è tempo per le primarie. Ma tutti quelli che si vogliono candidare potrebbero presentarsi di fronte ad un’assemblea pubblica che ne valuti la capacità e il merito.

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