Fabrizio Corona, l’irriducibile della tamarritudine diventato eroe

Fabrizio Corona ormai è un latitante, ricercato dall’Interpol, e col piffero che ha fiducia nella magistratura e lascia che la giustizia faccia il suo corso. Sui social network è tutto un tripudio di gioia e di incitazioni a non farsi beccare: scappa, corri, fuggi, neanche fosse Robin Hood.

Qualcuno riesce a spiegarmi perché questo impresentabile, questo irriducibile della tamarritudine debba godere di tutta questa complicità?

Quelli stessi che sul proprio profilo di facebook invocano la galera a vita per il politico che ha pastrugnato con i rimborsi, nel post successivo inneggiano alla fuga di un soggetto che, se uscisse con la loro figlia, non li farebbe dormire la notte.

Usa le donne come neanche Berlusconi, ha vizi che nemmeno i parlamentari scoperti dalle Iene, ricatta peggio della Merkel ed è visto come un eroe.

Mi ricorda tanto una di quelle scene che ancora si vedono nei vicoli di Napoli dove la gente insulta i poliziotti infami che sono venuti ad arrestare il camorrista assassino.

Come si spiega? Di sicuro con ignoranza, superficialità, mancanza di educazione. Credo però ci sia anche qualcosa d’altro. Fabrizio Corona, per qualche strano mistero della comunicazione, è visto come uno del popolo, uno di noi da proteggere contro di loro, i potenti.

La gente lo difende perché lo sente parte di sé. Quello che dovrebbero fare i politici per farsi votare. Io voto il primo che si fa tatuare una croce non negoziabile sul braccio sinistro, come Fabrizio.

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