Expo. Amartya Sen e quel “sì” agli Ogm

fidenato-dalla-libera-ogmIntervistato oggi sul Corriere della Sera, il premio Nobel per l’economia Amartya Sen fa un paio di osservazioni interessanti a proposito di ogm, chilometro zero e Vandana Shiva. Qualche premessa: Amartya Sen è uno degli economisti più celebri nel mondo. Come spiega il Corriere, questo indiano di 81 anni, in Italia per partecipare a un convegno in occasione dell’Expo, «insegna Economia e Filosofia a Harvard, tiene corsi al Trinity College di Cambridge e lezioni in mezzo mondo». Vandana Shiva è una attivista ambientalista indiana che ha caratterizzato la sua attività politica in favore degli agricoltori poveri del Terzo Mondo, prendendosela in particolare con la globalizzazione e gli ogm (organismi geneticamente modificati).
Qui di seguito alcune delle risposte date da Sen alle domande del giornalista del Corriere Danilo Taino.

A proposito di tecnologie. Qual è la sua posizione sugli Ogm, gli Organismi geneticamente modificati?
È una discussione esagerata. Gli Ogm possono porre alcuni problemi, ma si tratta di eccezioni. Persino la Rivoluzione Verde indiana fu biotecnologica. Per esempio nel riso. Il riso racconta storie di enorme interesse, anche dal punto di vista di classe.

In che senso?
Dal ‘500 in poi, fino a tutta la dominazione britannica, il lavoro di selezione sul riso in India fu dettato dalle classi dirigenti, con poca attenzione alla popolazione. Quindi si puntò più alla qualità che alla quantità. In Cina avvenne il contrario, si pensò più alla quantità. Il risultato è che oggi il riso di qualità Indica è più raffinato, i chicchi si staccano, non puoi mangiarlo con le mani. Quello di qualità Sinica è più compatto, colloso. Per dire che al fondo dell’alimentazione ci sono l’economia e la politica.

Come giudica le posizioni anti Ogm di Vandana Shiva, la militante indiana che ha un ruolo di rilievo all’Expo?
La apprezzo per la sua preoccupazione riguardo al benessere degli altri. Ha ragione nell’invitare a stare attenti quando si aumentano le rese agricole attraverso gli Ogm, perché si possono creare problemi all’ambiente. Ma le conclusioni che ne trae, la sua opposizione alle nuove varietà non sono logiche, conseguenti. A creare problemi non sono le tecnologie ma la cattiva gestione del territorio. Possiamo benissimo combinare le nuove tecnologie con il rispetto della biodiversità. Se non vogliamo chiamarli Ogm, chiamiamoli nuove varietà.

Cosa pensa del cosiddetto chilometro zero?
Dal punto di vista dell’economia, è un concetto che non so da dove venga. Certo, ogni sabato vado al farmer’s market, ci trovo prodotti buonissimi che i contadini portano direttamente. Ma non ho niente contro un buon pane fatto con grano canadese.


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