Eureka Street; Uno di noi; La morte viene per l’arcivescovo

Eureka Street

1994, Ira. Belfast, Irlanda, non è altro che un intrigo di strade e collinette, un sussurro di Dio. Come è successo? Due amici, uno cattolico e uno protestante, là dietro la povertà prima del terrore.

Jake cerca l’amore: «Che lavoro fai?», mi domandò lei mentre attraversavamo Hope Street.

«Recupero crediti».

«Interessante» commentò lei.

Chukie vuole i soldi. Con idee assurde e vincenti: «Vibratore gigante!!! Ne avete mai visto uno di 40 cm? Oggi potete comprarlo a soli 9.99! Ogni donna rimarrà estasiata. Soddisfatti o rimborsati!». Ne ha uno solo ma ha già raccolto 17,382 sterline: “Sì, non posso tenermi i soldi. Invierò un assegno di rimborso a tutti. E prima di spedirli prenderò il mio bel timbrino e ci stamperò sopra “RIMBORSO PER VIBRATORE GIGANTE”. Ti immagini presentarsi in banca e incassare un assegno con quella scritta sopra?? Non è esaltante il capitalismo?».

Fino all’esplosione a Fountain Place, un rallenty nel cuore della storia: «Rimase ucciso anche il giovane che aveva aperto la porta (aveva 34 anni ma era orgoglioso del suo viso senza una ruga e di non avere perso un solo capello). Il vetro della porta d’entrata gli squarciò il viso, recidendogli il naso e penetrando nel cranio. Si chiamava Martin O’Hare. Aveva studiato, aveva letto “Grandi Speranze” di Dickens e desiderava diventare astronomo. Si era innamorato e aveva fatto innamorare molte ragazze. Anche lui aveva una storia».

E Belfast: «Così alla fine, tutto si riduce a una questione di denaro. Voi americani sapete ciò che so bene anche io: conta solo far soldi. Non ci sono differenze ideologiche o religiose, ma solo ricchi e poveri. A chi gliene frega di un Paese dove non ci sono soldi, n’è lavoro? Il pane viene prima della bandiera».

Robert Wilson, Fazi Editore, 442 pp, 6,99 euro

 

Uno di noi watsonUno di noi

«Perché non dici che rivuoi tuo nipote?: due quasi vecchi, muore il loro unico figlio. La nuora con il nipote se ne va e si sposa con Donnie Weboy, un poco di buono. E la suocera decide che è tempo di recuperare tutti e due, o almeno il nipote “perché è uno di noi”». Ma di là c’è un clan, i Weboy.

«E di Patsy, ti ricordi quando è morta? Hai pianto per quel cane più di quanto tu non abbia pianto per tuo padre. Eppure l’hai superata. Ieri non volevi stare a sentire la mia lista di cose che non durano, ma eccone un’altra. Il dolore. Nemmeno quello dura. Non come all’inizio. Poi si trasforma in qualcosa di più simile al dispiacere».

Larry Watson, Mattioli 1885, 255 pp, 16 euro

 

La morte viene per l’arcivescovo

«Amo Willa Cather» dice Truman Capote. E così una non cattolica racconta la storia di un prete cattolico in missione nella frontiera del New Mexico, spedito da Roma per controllare che gli Stati Uniti “progressisti” non lo trasformassero in un feudo protestante.

Così Padre Latour incontra poveracci, ricchi annoiati, indiani che non sorridono mai, preti persi o assassinati, o preti missionari che si donano senza sconti: «Ognuno di questi uomini non solo aveva una storia ma sembra essere diventato la storia stessa».

«Tuttavia quella sera il futuro non impensieriva nessuno: la casa era piena di luce e di musica, l’aria era riscaldata dalla semplice ospitalità della frontiera, dove la gente vive in esilio, lontana dai propri cari, dove si conducono vite dure e di rado ci si incontra per divertirsi».

Willa Cather, Neri Pozza, 270 pp, 15,5 euro

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