Enea Salmeggio e il dramma sacro della Deposizione

Ci sono maestri capaci di ricreare nelle loro opere dei veri e propri drammi sacri. L’attenzione al dettaglio, all’espressione dei volti contriti, ai gesti, alla scelta di toni e colori, dove nulla è lasciato al caso, sono elementi indispensabili che bilanciano la sfera degli “affetti”, la portata emozionale che ciascun personaggio ci trasmette. Enea Salmeggio detto il Talpino e considerato il “Raffaello” bergamasco, era uno di questi artisti. Un purista per eccellenza che mise nero su bianco i suoi pensieri e le sue conquiste compositive nel suo Trattato di proporzioni mai andato in stampa. Di lui sappiamo ben poco e la sua storia ce la raccontano le sue opere, intrise di richiami alle composizioni bergamasche di Lorenzo Lotto, prese come spunto in modo un po’ accademico.

Per vederlo da vicino basta andare alla Pinacoteca di Brera di Milano che mette in mostra, fino al 10 marzo 2013, in occasione della 28esima edizione di Brera mai vista, La Deposizione (1602), proveniente dalla chiesa di San Leonardo a Bergamo, diocesi appartenente all’epoca all’antico ordine dei Crociferi, soppresso da papa Alessandro Vi nel 1656. Salmeggia concepisce un set dove le figure in primo piano sono avvolte in vesti smaglianti gialle, rosa e arancio, che spiccano per gli eleganti panneggi che rimandano alla stautaria antica. I loro gesti sono un invito per i devoti a partecipare all’episodio sacro, in un’atmosfera di austera gravità.

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