Macron non è ancora candidato. Così può abusare meglio dell’Eliseo per fini elettorali

Emmanuel Macron

Su Formiche Carlo Fusi scrive: «Quella di Draghi è una leadership costruita fuori dai recinti del Palazzo e può diventare l’input giusto per una complessiva rigenerazione delle forze politiche».
In un articolo pieno di osservazioni particolarmente intelligenti, Fusi sbaglia il tempo di un verbo. La leadership draghiana costruita fuori dai recinti del Palazzo poteva diventare un elemento di rigenerazione delle forze politiche, se l’ex presidente della Bce fosse diventato presidente della Repubblica. Ora probabilmente l’uso migliore della risorsa Draghi nel medio periodo sarà a livello di presidenza della Commissione europea, ma la strada sia nell’Unione sia in Italia sarà molto in salita. E, dalla sua, la politica dovrà rigenerarsi per altri percorsi.

Su Startmag Paola Sacchi riporta questa frase di Antonio Tajani: «Il centrodestra è una realtà dell’Italia, è la maggioranza del paese che ha altre priorità rispetto alla legge elettorale».
Come Giorgia Meloni e Matteo Salvini anche le dichiarazioni del vice di Silvio Berlusconi si dividono tra un parlare agli alleati un po’ scombinati dalle recenti vicende (governo Draghi e Sergio Mattarella al Quirinale) e rivolgersi immediatamente all’opinione pubblica. Ma propaganda più tattica politicista non risolvono i problemi del centrodestra. Servirebbe un’analisi della società italiana, un confronto con i corpi intermedi della società, una proposta istituzionale (la Costituente?), proposte organizzative (le primarie?), qualche posizione veramente federalista per l’Unione Europea, un’idea su come rilanciare l’atlantismo soprattutto nella competizione con il neoegemonimso cinese. Dal 2011 al 2022 la rilevante parte dell’establishment che non vuole la contendibilità del potere politico si è attrezzata contro un centrodestra che vinceva troppo spesso le elezioni (1994, 2001, 2008) innanzi tutto con l’azione di una certa ala della magistratura, e poi, da una parte, con il ricorso alla retorica dei super partes e, dall’altra, lasciando spazio a una protesta senza proposta (i grillini) che alla fine destabilizzava la destra. Qualsiasi generale un po’ intelligente sa che non si combattono le prossime guerre come le ultime.

Su Atlantico quotidiano Federico Punzi scrive: «L’iniziativa economica privata è infatti già sottoposta ad ampie limitazioni, non potendo essere “in contrasto con l’utilità sociale” o “recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, concetti vaghi interpretati dal legislatore e dai giudici con la discrezionalità che conosciamo, come si vede ad esempio con il prolungato blocco degli sfratti o nella vicenda Ilva. Ora, altri due limiti, altrettanto vaghi, vengono introdotti: non può recare danno alla salute e all’ambiente. E l’attività economica pubblica e privata dovrà essere “indirizzata e coordinata” dalla legge non solo “a fini sociali”, ma anche a fini “ambientali”».
La radicalità delle posizioni esposte da Punzi è evidente, quasi provocatoria, ma alla fine è benedetta: in una fase nella quale un Parlamento alla sbando non parla quasi più se non in modo retorico, il pensiero critico deve essere particolarmente vigile. La crisi della politica tenderà sempre più a generare mostri.

Su Formiche Marco Arcelli scrive: «Il gas naturale, la cui produzione potrebbe essere facilmente aumentata (in Italia fino a 8-10 miliardi di metri cubi l’anno, ovvero circa il 10-13 per cento della domanda)».
Tra i tanti regali che ci ha fatto il commissariamento della politica iniziato da Giorgio Napolitano e proseguito da Sergio Mattarella, ci sono anche gli ostacoli frapposti al Tap (il gasdotto transadriatico) e il blocco di tante trivellazioni in Italia. Ecco altri risultati che l’affermarsi, nella notte della ragione politica, dei 5 stelle, ha portato con sé.

Su Open si scrive: «Un documento della giunta dell’Associazione nazionale magistrati va all’attacco di Matteo Renzi dopo le inchieste sulla Fondazione Open. “Le parole del senatore della Repubblica Matteo Renzi, pronunciate non appena ha appreso della richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda Open, travalicano i confini della legittima critica e mirano a delegittimare agli occhi della pubblica opinione i magistrati che si occupano del procedimento a suo carico”, dice l’Anm. “I pubblici ministeri che hanno chiesto il processo nei suoi confronti sono stati tacciati di non aver la necessaria credibilità personale in ragione di vicende, peraltro oggetto di accertamenti non definitivi o ancora tutte da verificare, che nulla hanno a che fare con il merito dei fatti che gli sono contestati”, aggiunge l’Anm. “Hanno adempiuto il loro dovere, hanno formulato una ipotesi di accusa che dovrà essere vagliata, nel rispetto delle garanzie della difesa, entro il processo, e non è tollerabile che siano screditati sul piano personale soltanto per aver esercitato il loro ruolo. Questi inaccettabili comportamenti, specie quando tenuti da chi riveste importanti incarichi istituzionali, offendono i singoli magistrati e la funzione giudiziaria nel suo complesso, concorrendo ad appannarne ingiustamente l’immagine di assoluta imparzialità, indispensabile alla vita democratica del Paese”».
L’Anm sarebbe un sindacato ma si comporta come un partito politico che attacca le opinioni di parlamentari che “rappresenterebbero” (piaccia o meno ai togati) il popolo. Quando il sindacato dei magistrati ritiene che vi siano attacchi non corretti ai suoi membri, dovrebbe rivolgersi al Csm, l’istituzione preposta alla difesa dell’indipendenza della magistratura, non lanciarsi in proclami politici. La situazione è sempre più matura. Addavenì il referendum!

Sul Sussidiario Monica Mondo scrive: «Fatemi capire. Un gigante della Chiesa, un uomo di limpida intelligenza e acuta e profetica lettura della realtà, relegato in un piccolo convento di clausura a pregare per la Chiesa, viene accusato con ignominia di aver coperto scandalosi abusi durante gli anni (lontani, lontanissimi) del suo episcopato. Il religioso, il vescovo e il Papa che più di ogni altro ha operato per snidare, condannare e limitare la peste degli abusi sessuali nella Chiesa, viene sbattuto in piazza, e accusato come mai i vescovi che hanno pile di accuse provate, che hanno gozzovigliato, sperperato, rubato e apparecchiato festini hard, e sono stati protetti e nascosti in Vaticano, come mai i preti tossici e spacciatori che scappano con i ragazzini stranieri nelle notti buie. Un uomo mite, fragile, debole e in attesa dell’ultimo passaggio che viene sfiancato da parole come pietre, e non solo dai nemici, ma anche da fratelli, da vescovi e teologi e vaticanisti. Un uomo di immensa fede che si abbandona alle braccia di Dio, e assume su di sé tutte le colpe, anche quelle non commesse, senza vergogna, senza imbarazzo, perché davanti a Dio sa, come tutti dovremmo sapere, che siamo nati nella colpa, consapevole o meno, e solo dalla Sua grazia possiamo essere salvati. Un martirio scelto, ad espiazione di molti».
Eh, sì, è proprio necessario che chi accusa Joseph Ratzinger ci faccia capire che cosa cela la vile brutalità di questo attacco.

Su Huffington Post Italia Alessandro De Angelis scrive: «Ci voleva Mattarella, per mettere una toppa all’ultimo momento e sollecitare il Parlamento a non equiparare le coltivazioni biologiche alla discussa biodinamica, quella, per intenderci, del letame inserito nel corno di una vacca che abbia partorito almeno una volta, prima tenuto sottoterra, poi dinamizzato con l’acqua. A far cioè recepire la scienza, con i suoi appelli a “non promuovere il pensiero magico in legge dello Stato”, che già in tempi normali è clamoroso, in tempi di pandemia segnati dal “ci faremo guidare dalla scienza”, sembra un momento di carnevale parlamentare».
Chi adesso si è messo in testa l’idea di promuovere una sorta di culto dell’impersonalità di Mattarella, dovrebbe bene riflettere grazie a quali percorsi il Parlamento è arrivato allo stato di sbandamento attuale e se in questo processo c’entrano qualcosa gli ultimi due presidenti della Repubblica.

Su Huffington Post Italia si scrive: «Francesco promuove le cure palliative, ma chiarisce: “Dobbiamo stare attenti a non confondere questo aiuto con derive anch’esse inaccettabili che portano a uccidere. Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio. Ricordo che va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati. Infatti, la vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti”».
A un Parlamento (e, in parte, a un’opinione pubblica) allo sbando servono lezioni come questa, qui richiamata, che inducono a fare i conti con che cosa significa avere un atteggiamento eticamente consapevole sui temi della vita e della morte.

Su Affaritaliani Alberto Maggi scrive: «Non un partito politico, ma un cartello elettorale che raggruppa tutti coloro che ritengono utile per il paese la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi anche dopo il prossimo appuntamento con le urne. Il nome, stando alle indiscrezioni, sarebbe molto semplice di particolare effetto: semplicemente Italia, senza alcuna connotazione di destra o di sinistra. Un rassemblement che avrebbe come primo punto l’appartenenza all’Unione Europea, alla Nato e la collocazione atlantica dell’Italia».
Il caos che era prevedibile se non si fosse eletto Mario Draghi presidente della Repubblica, si sta manifestando in pieno anche con un’alleanza tra un’ampia fetta di establishment che detesta la contendibilità del potere politico e una folla di topini nel formaggio, che ne studiano di tutte per preservare la loro fettina.

Su Affaritaliani si scrive: «Il M5s è sempre più nella bufera. La sentenza del tribunale di Napoli che ha azzerato tutte le cariche e annullato la leadership di Giuseppe Conte ha creato fratture ancora più evidenti all’interno del Movimento e ridato di fatto le chiavi del comando in mano a Beppe Grillo».
Ecco un’altra manifestazione del caos che imperversa nella politica italiana. Come si fa a non rendersi conto che la causa principale di questa situazione consiste nel tenere in vita un Parlamento ormai completamente delegittimato e disgregato?

Su Startmag Giuseppe Gagliano scrive: «Non c’è ormai alcun dubbio che l’attuale presidente dell’Argentina si sia sempre più allontanato dagli Stati Uniti e avvicinato progressivamente alla Russia e alla Cina».
Africa, Medio Oriente, Sud America, Asia Centrale: l’affanno della politica estera americana è sempre più evidente. E non mancano i problemi all’interno dell’Unione Europea: dalle difficoltà tedesche a orientarsi sulle questioni internazionali a quelle spagnole ricche di madurismo e castrismo, all’influenza cinese sull’Ungheria e sulla Grecia. In questo contesto l’Italia può veramente procedere con un ministro degli Esteri così fragile, esponente (al di là delle sue posizioni personali) di un movimento come i 5 stelle organicamente filocinese?

Su Linkiesta Francesco Maselli scrive: «Quando si candiderà Emmanuel Macron? La domanda, che agita le redazioni e il mondo politico francese, illustra la stranissima campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali che sta vivendo la Francia. Non c’è alcun dubbio che Macron chiederà un secondo mandato, eppure finora il presidente si comporta come se le elezioni non ci fossero. Almeno temporeggia, e per adesso rifiuta di lasciare i panni di capo dello Stato per indossare quelli del candidato».
L’ipocrisia dovrebbe, come la pazienza, avere qualche limite: Macron sta facendo già tutta la campagna elettorale possibile sfruttando il suo ruolo da presidente. Come anche Joe Biden ispira parte rilevante delle sue mosse “estere” all’obiettivo di contenere le perdite nelle elezioni novembrine di midterm. Il tentativo di annullare la dialettica politica che cresce in tante democrazie occidentali (l’esperimento più radicale è quello macroniano teso ad abolire l’idea stessa di una destra e di una sinistra), ben lungi dal creare le basi per atteggiamenti bipartisan, di fatto strumentalizza anche la politica estera che dovrebbe essere il terreno fondamentale per un bipartitismo di una destra che fosse una vera destra nazionale (ed europeista) e di una sinistra che fosse davvero una sinistra nazionale (ed europeista).

Sul Post si scrive: «Un gruppo di ricerca europeo ha raggiunto un nuovo importante risultato nella produzione di energia tramite la fusione nucleare, segnando un progresso in una tecnologia che un giorno potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui produciamo energia elettrica sulla Terra. Il risultato è stato ottenuto dal Joint European Torus (Jet), l’esperimento più importante attivo in Europa per provare a imitare la più grande e potente centrale a fusione nucleare che abbiamo nei paraggi: il Sole».
È ancora solo un primo passo in avanti, ma molto importante che va nella direzione giusta: quella di trovare un equilibrio tra l’attenzione all’ambiente e l’uso più avanzato possibile della tecnologia. Tecnologia, dalla sua, consapevole che la natura di per sé prevederebbe la nostra morte intorno ai quaranta-cinquanta anni.

Su Taiwan Today dell’11 gennaio del 2022 si scrive: «Anyone who is 18 and above and whose second dose was 12 weeks ago is urged to get a third dose amid the government’s rollout of Covid-19 booster shots».
Chiunque abbia più di 18 anni e che abbia fatto una seconda dose di vaccino 3 mesi prima, deve farne una terza. Così ha detto il presidente di Taiwan Tsai Ing-wen. Nell’isola dove il Covid-19 è stato combattuto con la massima intransigenza e successo, si manifesta una qualche prudenza nel vaccinare gli adolescenti sotto i 18 anni e i bambini. Pur avendo la massima fiducia nelle autorità scientifiche e ritenendo che ci si debba affidare alle loro indicazioni che minimizzano i rischi, non sarebbe il caso, se non ci sono ragioni di estrema emergenza, lasciare ai genitori una certa discrezionalità nel vaccinare o meno i propri bambini sotto i 12 anni?

Su Fanpage Natascia Grbic scrive: «Ridicolizzare un dibattito che da tempo si sta dando nel mondo dell’accademia e non solo, non è un modo per affrontare l’argomento in maniera costruttiva. Mettere il discorso solo su un piano formale sostenendo una improbabile immobilità della lingua italiana è rifiutarsi di riconoscere che nella nostra società c’è un problema di natura sostanziale che riguarda le persone trans, non binarie e più in generale la comunità lgbtqi+. L’uso dell’asterisco, dello schwa o del femminile universale dimostra che è in corso un cambiamento non solo a livello di lingua, ma anche sociale. Ed è questo che dà fastidio. Il simbolo è solo un pretesto».
La pretesa di dominare tutto: lingua, storia, natura, l’idea di un infinito potere dell’ingegneria sociale che abolisce senso e tradizione, è una manifestazione di un’hubris incontrollata e foriera di guasti epocali, che tra l’altro danneggia la sacrosanta lotta per contrastare ogni forma di discriminazione delle persone per il loro sesso o per i loro gusti sessuali.

Foto Ansa

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