Eluana Englaro, i medici nazisti e il distinguo temerario di Augias

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Nello spazio dedicato alle lettere e ai commenti, ieri un lettore di Repubblica chiedeva a Corrado Augias «quale sia il rapporto tra quella che gli altri considerano perversione e la legge alla quale obbedisce il perverso». Il lettore faceva l’esempio dell’Isis, che agisce nel nome della legge islamica, la sharia, mentre tutti gli imputano crimini, o dei medici nazisti che applicavano l’eutanasia o ancora del medico che ignorando la legge non ha voluto «protrarre all’infinito le pene di Eluana Englaro».

Nella sua risposta, Augias si incammina su un crinale molto scivoloso. Scrive:

«Prendo due esempi solo in apparenza simili. Il medico che ha staccato Eluana Englaro dagli apparecchi che la mantenevano da anni in stato vegetativo; i medici che aderirono al nazismo praticando l’eugenetica, ovvero la soppressione di individui minorati o “difformi”».

Innanzitutto è bene rinfrescare la memoria ad Augias: Eluana non era attaccata a nessuna macchina e non è stata staccata da nessuna macchina, ma è stata lasciata morire di fame e di sete, cioè hanno smesso di darle da mangiare e da bere. Per questo è morta. Prosegue il giornalista:

«Il medico giura (Ippocrate) di adottare ogni misura per mantenere in vita il suo paziente. Infatti quel giuramento venne tirato in ballo anche nel caso Englaro dove invece prevalse una considerazione più alta: se sia ancora vita umana quella di un corpo ridotto da anni, senza possibilità di recupero, alle minime funzioni fisiologiche».

Al contrario, secondo Augias,

«i medici nazisti sopprimevano invece i “difformi” solo perché un dittatore folle voleva un popolo di “alti dolicocefali biondi”».

Ricapitolando. I medici nazisti ritenevano che la vita non fosse degna di essere vissuta se si è “difformi”, cioè non “alti dolicocefali biondi”. Augias ritiene che la vita non è più tale se non si è “sani” e in grado di esprimere attivamente tutte le capacità, fisiologiche e intellettive, dei “normali”. In entrambi i casi, la dignità della vita dipende da una «considerazione più alta». Qual è la differenza?

Foto Ansa


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