Elezioni. L’astensione e la débâcle dei “centrini”

Elezioni in Italia, prima pagina Corriere della Sera, 26 settembre 2022

Caro direttore, la tornata elettorale ci consegna due veri vincitori: il primo e il secondo partito. Gli altri sono in varia misura tutti sconfitti.

Il primo partito è quello del non voto, salito al 36 per cento. Brutto segno. Stacca nettamente il secondo partito, Fratelli d’Italia, che ha avuto il 26 per cento dei voti (il che significa un distacco di circa 20 punti percentuali, considerato che l’astensionismo è di 36 punti su cento e il consenso di FdI è di 26 punti su 64).

La maggioranza non qualificata dei votanti, così, ci consegna una vittoria netta della destra (ma con una Lega dimezzata) ed un’altrettanto netta sconfitta della sinistra, dove il Pd è ridimensionato ed anche il M5s quasi dimezzato. Quanto ai “centri”, è attorno all’8 per cento la neonata compagine Azione/Italia Viva, giunta quasi al livello di Forza Italia, in forte discesa. Tra i “centrini” spicca il fatto che nel centro-destra Noi Moderati abbia solo un quinto dei voti di Impegno Civico nel centro-sinistra.

Comunque, gloria ai vincitori e onore ai vinti: il sistema elettorale (opinabile) ci consegna una maggioranza che dovrà governare tutti gli italiani con la prudenza che un astensionismo così elevato impone.

Dio salvi l’Italia! E buon dopo-elezioni a tutti!

Marco Zelioli – Milano

Non amo troppo le litanie sul “non voto”, ma nella sostanza concordo con lei, caro Marco. Il dato sull’astensione, come ha già rilevato il nostro Lodovico Festa, è un brutto segnale, figlio di diversi fattori. I due che mi paiono prevalenti sono: la ormai ventennale delegittimazione della classe politica (cui i stessi partiti hanno, tafazzianamente, concorso da ultimo con questa pessima legge elettorale) e la progressiva scomparsa dei cosiddetti corpi intermedi, cinghia di trasmissione tra gli elettori e gli eletti.

Sui “centrini”, come li chiama lei, oltre a correggerla sul raffronto tra Noi Moderati e Impegno Civico (la lista di Lupi ha preso più voti di quella di Di Maio), dico che mi spiace che i primi non ce l’abbiamo fatta. Come abbiamo spesso scritto, tra le loro fila ci sono persone di valore che avrebbero meritato di entrare in Parlamento. Le idee, quindi, sono buone, ma occorrerà trovare una strategia diversa per raccogliere consenso intorno ad esse.

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Ho letto diverse storie di studenti fuori sede che hanno deciso di impelagarsi in viaggi tortuosi pur di esprimere la propria preferenza alle elezioni. Anche io ho affrontato un’odissea per andare a votare, ma essendo la prima volta ci tenevo a non mancare questo appuntamento.

Ho 19 anni e sono al secondo anno di medicina all’estero. Venerdì alle quattro del mattino dopo tre ore di Flixbus sono approdata all’aeroporto di Budapest per poi atterrare a Bari verso mezzogiorno. Successivamente ho proseguito il mio viaggio su un treno diretto a Lecce, mio comune di residenza. Le lezioni, tutte in presenza, sono iniziate già questa settimana e per questo ho sacrificato un po’ del mio prezioso tempo a discapito dello studio. Sono da sempre appassionata di attualità e mi impegno attivamente a favore dell’ambiente e dei diritti delle donne. Nonostante tutto guardo al futuro con speranza e ottimismo.

Domani affronterò il viaggio al contrario e anche se so che tornare nel mio comune di residenza per votare è stata una grande sfacchinata, sono contenta perché sento che il voto costituisca o costituisce una opportunità per cambiare lo stato delle cose.

Alessandra Abruzzo via email

Lodovico Festa nella sua rubrica riportava il dato che «un under 35 su due non si è recato alle urne». Ecco qui un esempio in controtendenza (anche se sarebbe interessante entrare un po’ più nel merito dei contenuti che la nostra giovane lettrice qui solo accenna).

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Dopo una campagna pre-elettorale litigiosa, con i partiti l’uno contro l’altro senza esclusioni di colpi, l’esito delle elezioni indicheranno le scelte dei cittadini, e si formerà ciò che sarà il complesso dei parlamentari che dovranno gestire la cosa pubblica.

Spesso sono prevalsi insulti rispetto all’esame e il confronto sui vari problemi che attanagliano il nostro Paese. Ci sono state fatte molteplici promesse: chissà! Tra una aggregazione e l’altra, s’è creata inimicizia: ecco, i soliti nemici, come puntello alle loro diatribe. D’altronde, come fare senza i nemici? Non si potrebbe più vivere, perché l’odio, un odio che non è da meno di quello razziale, è diventato sterile atmosfera.

Abbiamo, come cittadini, riposto forse troppe speranze nelle trasformazioni politico-sociali e il risultato ha affievolito l’interesse e anche un certo disimpegno. Onestamente il clima resta incerto e così le prospettive future. Sembra difficile un giudizio sull’attività futura del nuovo governo, così come tediosa sarà l’opposizione: le contrapposizioni ideologiche sono state forti e tali da lasciare il segno. Comunque si vedrà, anche se con una attesa incerta.

Quella che fa paura, nella crisi attuale, non è neanche la spaccatura del mondo, quanto i frantumi più importanti colpiti dall’attuale situazione che dovranno essere monitorati.

Riprendendo alcune osservazioni estremamente attuali tratte dal discorso di Aleksandr Solzenicyn alla Harvard University, nel 1978, «è il dogmatismo sociale che ci rende impotenti di fronte alle prove. Come sostiene l’umanesimo, il compito dell’uomo su questa terra non può che essere più spirituale: non l’ingozzarsi di quotidianità, non la ricerca dei sistemi migliori di acquisizione, e poi di spensierata dilapidazione, dei beni materiali, ma il compimento di un duro e permanente dovere, così che l’intero cammino, della nostra vita diventi l’esperienza di una ascesa soprattutto morale».

«Se pure ci verrà risparmiata la catastrofe di una guerra, la nostra vita, inevitabilmente, non potrà più restare quella che è ora. Non potremo fare a meno di rivedere le definizioni fondamentali della vita umana e della società: l’uomo è veramente il criterio di ogni cosa? Veramente non esiste al disopra dell’uomo uno Spirito supremo? Veramente la vita dell’uomo e l’attività della società devono anzitutto valutarsi in termini di espansione materiale? È ammissibile sviluppare questa espansione a detrimento della nostra vita interiore?».

«Il mondo di oggi è alla vigilia di una svolta, se non addirittura della propria rovina. Inevitabilmente si dovrà rivedere la scala dei valori universalmente acquisiti e stupirci della sua inadeguatezza e erroneità. Solo l’educazione volontaria in se stesso di un’autoelimitazione pura e benefica innalza gli uomini al di sopra del fluire materiale del mondo».

Rendere di pubblica ragione, in modo completo e onesto, ogni cosa è la prima condizione per la salute di qualsiasi società. E chi si oppone alla realizzazione di ciò dà prova di indifferenza, mostrandosi sollecito unicamente al proprio tornaconto. Chi non vuole la chiarezza nella cosa pubblica, non vuole la guarigione dalle sue malattie, e quindi un futuro migliore. Ci sarà una nuova organizzazione politica e amministrativa. Di queste osservazioni di Solzenicyn dovrebbero comunque fare tesoro, indipendentemente dalle appartenenze partitiche, quanti siedono sugli scanni del Parlamento. Da parte nostra, cittadini di questo Paese, ridiamo nuovamente valore alla speranza e diamo ancora credito a coloro che, volendo, possono dare una svolta positiva.

Giancarlo Tettamanti via email

Foto Ansa

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