Eccolo qui il “sistema” degli appalti

burocrazia-fiscoPosto che per Tempi la presunzione d’innocenza è sacra e che le accuse nei confronti degli indagati dell’inchiesta sul “sistema” Grandi Opere è tutta da dimostrare, c’è un discorso di fondo che non ci stancheremo mai di ripetere. È l’eccesso di leggi, la burocrazia, a fomentare la corruzione. È tornato a ripeterlo in questi giorni Carlo Nordio, magistrato con la testa sulle spalle, che già in una recente intervista al nostro settimanale aveva spiegato che nei confronti della corruzione «l’approccio tradizionale è sempre stato dogmatico e vagamente ispirato a un’etica pedagogica: più leggi, più controlli, più pene. Basterebbe leggere Tacito (“corruptissima republica, plurimae leges”) per capire che si sta percorrendo la strada sbagliata: più sono le leggi, più lo Stato è corrotto; e più è corrotto, più è proliferativo; più le pene aumentano, meno vengono eseguite. Lo scriveva già Manzoni».
Sullo stesso tema e a medesime conclusioni era arrivata Serena Sileoni, vicedirettore dell’Istituto Bruno Leoni, esperta di diritto pubblico comparato.

Ieri, poi, su Italia Oggi, Marco Bertoncini ha plasticamente descritto cosa sia il ginepraio delle leggi che regolano gli appalti oggi nel nostro paese. State a sentire: «Basterebbe guardare che ne è del codice degli appalti. In vigore del 2006, risulta modificato 563 volte: contiene 273 articoli, 1.560 commi, 148 rinvii. Il regolamento di attuazione è ricco di 358 articoli, con 1.392 commi. Vi aggiungano regolamenti regionali. Come può essere rispettato, se ne è impossibile perfino la conoscibilità? Sull’applicazione del codice risultano rivolte oltre 6.100 domande alle autorità di vigilanza e più di 3.000 alle sezioni regionali della Corte dei conti».

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