Ecco perché in Cina sono state vendute 8 milioni di lattine di “aria fresca” in pochi giorni (non è uno scherzo)

Che cosa ci fa un multimilionario cinese a Pechino su un marciapiede a regalare lattine sgargianti gialle, verdi, arancioni e rosse? E perché decine di cinesi si affrettano per prendere il prodotto? Non si tratta di una nuova bevanda energetica, ma di aria. Non la solita aria cinese, ma aria buona, pulita, “fresca”. Finché è gratis, si dirà, si prova di tutto ma quella del multimilionario Chen Guangbiao (740 milioni di dollari di patrimonio) in realtà è una manifestazione di protesta e i cinesi che si affrettano a prendere le sue lattine regalo, di solito le pagano.

SMOG PEGGIO DELLA SARS. Proprio così. Il livello di smog in Cina, soprattutto a Pechino, ha raggiunto livelli tali negli ultimi giorni che Zhong Nanshan, capo dell’Istituto per le malattie respiratorie di Guangzhou, ha dichiarato che «l’inquinamento nella capitale cinese è più spaventoso e più pericoloso della Sars. C’erano molti modi per non prendersi quell’infezione, mentre da questo smog non si può scappare in alcun modo».

RECORD MONDIALE DI SMOG. La Cina misura l’inquinamento dell’aria in PM2.5. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, quando nell’aria il livello delle PM2.5 supera la soglia di 20, iniziano i danni per la salute. A 300, i rischi sono gravi. A 500 si è «oltre l’indice», una percentuale così alta da non essere contemplata. A Milano, quando le PM2.5 raggiungono il livello di 50, i giornali si allarmano e parlano di gravi rischi. Bene, negli ultimi giorni il livello di PM2.5 a Pechino era 500, due settimane fa era 755 (se la riconoscete, nella foto c’è Tiananmen), un record mai registrato prima. Ecco spiegato perché la gente compra le lattine di aria fresca.

«VIENE DA SVENIRE». E torniamo allora alla protesta di Chen Guangbiao, che ieri dichiarava ai giornalisti increduli di vederlo regalare lattine per strada: «Voglio dire ai sindaci, ai capi delle regioni e ai direttori delle grandi industrie: non inseguite solo la crescita del Pil e il profitto a spese dei nostri figli e nipoti, sacrificando lo sviluppo ambientale». Chi si è aggirato a Pechino negli ultimi giorni, assicurava che «dopo 20 minuti la gola inizia a fare male, ci si sente storditi e viene da svenire».

RIVOLTE PER L’AMBIENTE. Chen Guangbiao non è solo un ambientalista dal «cuore d’0ro», come dicono di lui molti cinesi. Bisogna dire che è anche un bravo uomo di affari. Le lattine di aria fresca, da lui messe in commercio, costano solitamente 5 yuan (80 centesimi circa). Negli ultimi 10 giorni sono state vendute 8 milioni di lattine. Un numero non elevatissimo, se si considera che la popolazione cinese è di 1 miliardo e 300 mila persone, ma sempre incredibile se si pensa che si tratta di banalissima “aria fresca”. La protesta, condita da una buona dose di marketing, evidenzia però quello che i cinesi considerano il più grande problema del paese: l’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Il governo comunista, infatti, sta rovinando la Cina non solo con la corruzione, permettendo alle grandi industrie di rovinare l’ambiente a piacimento pur di realizzare profitti, ma anche fondando la sua politica economica per il 70 per cento sula combustione di carbone fossile. Non a caso, la rovina e la distruzione dell’ambiente sono il principale motivo delle oltre tremila proteste che si verificano ogni mese in Cina.

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