E se sulla bocciatura del Porcellum «fosse stata la Corte costituzionale a fare una porcata?»

E se, nel bocciare il Porcellum, la legge elettorale Calderoli, «fosse stata proprio la Corte costituzionale a fare una porcata»? Se lo chiede oggi su LiberoMarcello Pera, ex presidente del Senato. Secondo Pera, la Consulta, ammettendo il ricorso di un cittadino e giudicando incostituzionale la legge, sarebbe andata «oltre le sue competenze» e avrebbe cercato di «sostituirsi al Parlamento».

PRESUNTA INCOSTITUZIONALITÀ. «In Italia non esiste l’istituto del ricorso alla Corte da parte del singolo», ricorda Pera, e «quando si cercò di inserirlo nella riforma all’esame della Commissione bicamerale, fu bocciato». Eppure, benché in Italia non sia sufficiente «una lamentela di un privato cittadino» per accettare un ricorso, «la Corte l’ha ammesso» e ha giudicato incostituzionale il Porcellum. L’ex presidente del Senato evidenzia come il comunicato della Corte, successivo all’ammissione del ricorso, non menzioni «alcun articolo o combinato di articoli» secondo cui il Porcellum sarebbe incostituzionale. Si limita a dire che nella ex legge elettorale «il premio di maggioranza era eccessivo e il sistema delle liste bloccate impediva la libertà di scelta». In base a questo giudizio, argomenta Pera, andrebbero bene pochissime leggi elettorali, infatti «ogni sistema con collegi uninominali, con i quali si può vincere anche con percentuali molto basse, è incostituzionale». Inoltre, «cosa significa la libertà di scelta?», si chiede. A parte negli Stati Uniti dove ci sono le «primarie plutocratiche», in ogni paese democratico, con o senza preferenze, «sono i partiti che sottopongono i candidati agli elettori». Questo accade, spiega Pera, perché «nella democrazia rappresentativa, non è il singolo cittadino che ha lo scettro in mano, ma il singolo cittadino mediato da un partito (c’è scritto persino nella nostra Costituzione) ».

CONSULTA O PARLAMENTO? La sentenza della Corte trasforma una legge elettorale in una proporzionale pura e «mette il parlamento nella condizione di legiferare solo a partire da essa», nonostante «un referendum», quello del 1993, «si espresse in modo contrario proprio ad una simile legge». «Il messaggio che ci consegna la Corte» è che «non conta il Parlamento e neppure la volontà popolare». A ulteriore conferma, l’ex presidente del Senato cita le parole del giudice costituzionale Giuseppe Frigo, il quale ha detto, a proposito della Consulta, che fa «scelte di opportunità che non siano sfacciate e che non vadano contro l’interesse generale». Dunque, deduce Pera, «alla Corte fanno sentenze di opportunità (non di legittimità) quando non sono sfacciate (cioè non quando sono in incostituzionali), e lo fanno nel nome dell’interesse generale (non nel nome della Costituzione). Dunque si può dire, conclude Pera, che la Corte abbia deciso «con criteri suoi, opzioni e preferenze sue, valutazioni sue, di sostituirsi al Parlamento».

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