E la chiamano estate non è un film porno, ma un film romantico vietato ai minori

NOI CE L’ABBIAMO DURA. Si sta registrando l’urgenza di un cambiamento, è proprio per quello che PdL e Lega Nord hanno realizzato in questi 17 anni. Ora possono anche raccontarci che stanno coinvolgendo la società civile, ma solo nel centrosinistra la società civile è concreta.
Umberto Ambrosoli, probabile candidato del centrosinistra in Lombardia, Corriere della Sera Milano

DAI ANCHE TU DEL SALAME A SEVERGNINI. Dovreste vedere cosa arriva nella posta ordinaria di uno che fa il mio mestiere. Lettere a mano di quindici pagine che cominciano «Sarò breve…», fotocopie di liti giudiziarie con enti pubblici, libretti di poesie, cataloghi, auguri in serie, inviti senza cuore, maglie del Milan, salumi (giuro).
Beppe SevergniniCorriere della Sera

DIALOGHI. Paolo Franchi, 40enne bergamasco alla sua terza opera, ha preso in prestito il titolo di un’ingannevole nostalgia del passato (E la chiamano estate, in uscita oggi) per proiettarlo su incomunicabilità, ossessione e sesso gelido che non riscalda anche se il letto è una comune e certi crudi dialoghi: «leccagli le palle, brava» non somigliano a un tentativo di conciliazione.
Malcom Pagani introduce l’intervista a Paolo Franchi sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

LECCAGLI LE PALLE (DEGLI OCCHI). La volgarità è sempre negli occhi di chi guarda.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

VA BÈ. Il film è vietato ai 14, la pornografia è solo nelle parole di certe persone.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

SOPRATTUTTO ROMANTICA. Non ho la pretesa né l’ambizione di piacere al mondo. Ma penso di aver fatto un’opera dolce e romantica, dove i temi sono dolore e solitudine.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

MOLTI DORMIVANO. Alla proiezione c’era gente che fischiava, ma è vero anche il contrario.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

IL CACCHIO ESPIATORIO. La caricatura del mio film ha radici profonde. Questo festival non è amato ed esiste un’abominevole fetta di critica che per ragioni di lobby e vendette ha trovato nel mio lavoro il volano ideale per fare casino.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

AH ECCO, SONO STATI I FASCISTI. Müller ha fatto bene e si difende da sé. Però attaccarlo prendendo come scudo i film è una pratica immorale e fascista.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

GNEGNEGNÈ. Indifferente alle critiche? «Dipende. Se mi attacca la mia ex professoressa di epistemologia mi addoloro. Se lo fa Mereghetti del Corriere mi importa zero».
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

UN PO’ COME NEL MIO FILM. Nel nostro ambiente poi, a iniziare dai produttori proni alla tv, è tutto un genuflettersi.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

DOMANDE PIENE DI PENE. Le addebitano una conferenza stampa monosillabica. «Ero allibito dal penoso livello delle domande».
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

VOI NON CAPITE IL DRAMMA. Ridere quando un uomo nel pieno dell’autolesione chiede a una prostituta di pisciargli in faccia, è degradante.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

OPPURE FA CASSA. Il sesso fa ancora paura.
Paolo Franchi intervistato da Malcom Pagani sul suo nuovo criticatissimo film osé, il Fatto quotidiano

MEGLIO STACCARE LA SPINA. Costretti a sopravvivere per legge, ma assistiti peggio di prima: davvero non si riesce a credere che sia così sadico, lo Stato italiano.
Michele Serra sulla protesta dei malati di Sla, la Repubblica

PREMIO CHISSENEFREGA. Matteo Renzi non è un poeta né, tanto meno, una poesia. Ma colpisce che il suo nome e cognome contengano, producendo un anagramma quasi perfetto (si ripetono due vocali), la parola chiave (poi faticosamente rimosso) del suo programma elettorale: ROTTAMAZIONE.
Paolo Di StefanoCorriere della Sera

I’ METTO RENZA. Portando avanti il gioco all’infinito (come farebbe molto meglio Stefano Bartezzaghi) possono anche venir fuori poco rassicuranti MATTE ORAZION o AMARE TENZONI o MORTE AZIONI.
Paolo Di StefanoCorriere della Sera

UELÀ CHE ARGUZIA. Ma a un critico fonosimbolico non sfuggirebbe che dentro Matteo Renzi si nasconde un altro possibile “ipogramma”: MARZO. Il pericolo per lui è che le elezioni scivolino al mese successivo.
Paolo Di StefanoCorriere della Sera

IH? Rimangono da valutare nella stessa chiave gli avversari di Renzi. Per esempio, Nichi Vendola dovrà rassegnarsi a un malinconico INVOCHI LANDE o potrà gioire con i trionfali VINCE, LODI N’HA e IH, VINCENDOLA?
Paolo Di StefanoCorriere della Sera

DOMANI QUALCHE SCIARADA. Pier Luigi Bersani è l’anagramma perfetto di SPINGERAI BEI URLI. Si tratterà di interpretare al meglio il più approssimativo SPEGNERAI BURLE.
Paolo Di StefanoCorriere della Sera

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