“Draghi resti al governo”, dice Salvini. Un po’ come diceva “Bernardo sindaco”

Matteo Salvini

Su Formiche Carlo Fusi scrive: «Perché con l’abbandono delle ambizioni, Berlusconi si è tirato appresso il veto contro Mario Draghi e soprattutto le macerie di un’alleanza che fu frutto di un assetto politico ormai in frantumi». Insomma Berlusconi sarebbe una specie di Erostrato che incendia il tempio di Artemide per passare alla storia. Mah. In realtà il Berlusca è come al solito concavo e convesso: lui mette un veto, ma Gianni Letta tratta con Draghi. Lui sgrida Matteo Salvini, ma Licia Ronzulli lo consola. Naturalmente il centrodestra si salverà solo se si va a votare in tempi ragionevoli (giugno o ottobre) o comunque non si rinuncia a una legge elettorale maggioritaria, altrimenti, come tutti, affogherà nella nuova versione di Pantano Italia.

Su Fanpage Annalisi Cangemi scrive: «Il segretario del Pd Enrico Letta, che in mattinata vedrà Matteo Salvini, intervenuto in tv da Fabio Fazio ha riproposto un secondo mandato per Sergio Mattarella: “Per noi sarebbe l’ideale”». Un prefetto francese prestato gentilmente al Pd ritiene ideale che un parlamento allo sbando elegga un presidente che giustamente considera terminata la sua missione: insomma un morto che afferra un morto.

Su Linkiesta Francesco Cundari scrive dell’alternativa tra «scivolare rapidamente verso l’ennesima campagna elettorale all’insegna dello scontro manicheo e paralizzante tipico del bipolarismo di coalizione, per giunta tra due coalizioni entrambe egemonizzate dai populisti, o aprire lo spazio per una riforma della legge elettorale che spezzi questa maledizione, consenta a ogni partito di presentarsi al voto con il proprio simbolo e il proprio programma, prendendo i voti su quelli, lasciando impregiudicato il futuro (e con questo spero di aver chiarito l’importanza della legge elettorale anche ai più distratti)». “Scivolare rapidamente” è la risposta giusta per superare un parlamento completamente ed evidentemente allo sbando e per non finire in quel pantano che irresponsabilmente Cundari auspica.

Sulla Nuova bussola quotidiana Stefano Fontana scrive: «Non è possibile riflettere sull’elezione del presidente della Repubblica, senza ammettere che gli ultimi due anni di Mattarella sono stati un disastro, sotto tutti i punti di vista». Quando si depositeranno le polveri e calerà l’ansia da pandemia, gli italiani dovranno riflettere sui gravi limiti della gestione Mattarella, peraltro in gran parte determinata dall’eredità “Napolitano”. Questi limiti peraltro riguardano più gli anni dal 2018 al 2020, quando si evitò di tirare le conclusioni su un parlamento ingovernabile piuttosto che gli anni della pandemia dove, al di là dei pasticci di Giuseppe Conte, pesò l’oggettiva necessità del contrasto al Covid-19. La vera malattia dell’Italia, soprattutto dal 1994 in poi, è il rifiuto da parte di larghi settori dell’establishment della contendibilità del potere politico, la pretesa di governarlo dall’alto. Per capirlo basta confrontare il governo di emergenza Papademos durato pochi mesi che salvò la democrazia greca, e il governo d’emergenza Monti di un anno e mezzo che innescò una tremenda crisi istituzionale ancora in corso.

Su Affari italiani Matteo Salvini dice: «Togliere il presidente Draghi in questo periodo sarebbe pericoloso». Infatti bisogna “metterlo” al Quirinale. Il leader della Lega ci eviti l’ennesima mossa alla “Bernardo sindaco di Milano”.

Su Fanpage Francesco Loiacono scrive: «Stando ai numeri disponibili finora, insomma, si capisce come non abbia senso pensare a Milano come al Far west». E le ragazze in piazza Duomo nonché la senatrice Elena Cattaneo in Stazione centrale si sono aggredite da sole?

Sul Blog di Beppe Grillo si scrive: «Un gruppo di oltre 100 miliardari e milionari ha lanciato un appello ai leader politici riuniti online per il World Economic Forum: fateci pagare più tasse!». O, almeno, fategli fare pubblicità sul blog di Beppe Grillo!

Sugli Stati generali Jacopo Tondelli scrive: «Non interessano qui tutte le ipotesi, ma il principio che tutte le unisce. L’implorazione di un bis proposto a Mattarella, e molte volte da lui rifiutato non per ragioni personali, ma di dignità istituzionale e di sostanza costituzionale. Immaginatevi cosa significherebbe, per le istituzioni, un dietrofront. L’ipotesi di Mario Draghi che passa da palazzo Chigi al Colle: chi la rifiuta, per lo più, non lo fa per ragioni di opportunità ma per paura che la legislatura finisca. Chi finirà per caldeggiarla non pensa che sia la scelta migliore, ma l’unica possibile. Un presidente eletto per pigrizia. Poi ci sono i tanti nomi di bandiera, i nomi piccoli di un tempo minuscolo. Minuscolo nella consapevolezza, non nei problemi che abbiamo davanti. Questa è la storia triste del tempo che viviamo, ed il problema principale è quello di una politica che ha lentamente accettato la narrazione che la voleva problema in sé, disvalore in quanto professione. La parabola più precisa è quella di chi doveva aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, e oggi si abbarbica alle pareti della lattina, a patto di arrivare all’agognato prepensionamento». Ecco una descrizione perfetta di come si è suicidata (e si sta suicidando) la politica in Italia.

Sul Sussidiario Antonio Fanna scrive: «Un’altra ancora è Casini (come ipotizzato dal Sussidiario l’estate scorsa), democristiano di centrodestra ma eletto a sinistra». Ma veramente si può eleggere presidente della Repubblica un politico così descritto, “democristiano di centrodestra ma eletto a sinistra”?

Su Huffington Post Italia Giorgio Merlo scrive: «Si tratta adesso di ricostruire un nuovo equilibrio politico. E l’unica novità politicamente rilevante di questa nuova fase politica che si sta aprendo non può che essere la ricostruzione del “centro”». Interessante il pensiero di Merlo: l’equilibrio in una società libera non si realizza consentendo e regolando una dialettica tra posizioni diverse, bensì assorbendole tutte in un fantomatico “centro”. È un pensiero essenzialmente pre-democratico (o post, se si vuole) ma con una sua coerenza.

Su Dagospia si scrive: «Dopo aver tenuto sotto scacco per settimane l’intero mondo politico, a partire dalla sua coalizione, dopo i “giorni dello scoiattolo” e il tentativo di raccogliere consensi tra i parlamentari del gruppo misto per arrivare ai fatidici 505 voti necessari per l’elezione al quarto turno, quando non serve più la maggioranza qualificata, Berlusconi alla fine ha deciso. E ha indicato la linea da seguire ai suoi alleati».  Nel centrodestra nessuno se l’è sentita di spiegare a Silvio Berlusconi quel che William Holden dice a Gloria Swanson in Sunset Boulevard: «Norma, you’re a woman of 50, now grow up. There’s nothing tragic about being 50, not unless you try to be 25». Hai 84 anni, diventa adulto, non c’è niente di tragico nell’essere un ottantenne, a meno che non ci si comporti come un cinquantenne. Nessuno se l’è sentita di dirglielo anche perché, tra l’altro, in Sunset Boulevard, la Swanson poi spara a Holden.

Su Affari italiani si scrive: «Uno degli episodi più curiosi della settimana è stato quando il presidente francese, Emmanuel Macron, dopo la presentazione del semestre della presidenza francese dell’Ue, al Parlamento europeo, ha deciso – per motivi di tempo – di non accettare domande alla conferenza stampa conclusiva. La reazione di diversi giornalisti non si è fatta attendere: hanno abbandonato la sala per protesta prima dell’inizio della conferenza». Curioso che Macron sia arrogante?

Su Formiche Antonio Mastrapasqua scrive: «La permanente abitudine di rinviare le soluzioni ha contagiato il percorso di governo di Mario Draghi, strattonato e frenato da una coalizione che ha preteso il rinnovo delle decisioni (o indecisioni) dei governi Conte – dal reddito di cittadinanza alle regole della concorrenza, fino alle pensioni, altro nodo irrisolto e rinviato – senza sciogliere i nodi strutturali da cui dipende il pieno dispiegamento degli effetti del Pnrr». Il problema non sta tanto nell’abitudine di rinviare le decisioni (che pure in parte c’è) ma nell’impossibilità che ha un governo tecnico di assumere un indirizzo politico sulle questioni che questo indirizzo richiedono. E questo nel 2021, che non era un anno pre-elettorale come sarà (se non si va a un sacrosanto scioglimento delle Camere) il 2022.

Su Formiche Gabriele Carrer scrive: «Ora gli Stati Uniti consulteranno i loro alleati e forniranno alla Russia risposte scritte alle sue proposte di sicurezza». Risposte scritte? Non ci si fida più di che cosa possa dire Joe Biden parlando? Solo comunicazioni scritte?

Su Scenari economici Giuseppina Perlasca scrive: «Quindi i tedeschi che fanno i duri nella Commissione europea, che promettono interventi a destra e a manca, poi sono infidi al limite del doppiogiochismo della Nato. Del resto un progetto come Nord Stream 2, che è disegnato ad hoc per danneggiare Polonia e Ucraina, non nasce dal nulla. Come non è un caso che l’attuale cancelliere tedesco Scholz sia dello stesso partito dell’ex cancelliere Schroeder, che è presidente del comitato degli azionisti in Nord  Stream 2». Intanto secondo il Financial Times il problema per gli americani sarebbe che Silvio Berlusconi è troppo amico di Vladimir Putin.

Foto Ansa

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