Dove mi curo? Nella Lombardia di Formigoni

Oggi il Giornale dà grande rilievo a una classifica curata dal sito doveecomemicuro.it. Il portale, attraverso 65 indicatori di qualità clinica, «ha stilato le classifiche nazionali, per patologia, delle 1372 strutture accreditate, in base ad affidabilità, efficienza del personale che ci lavora, servizi offerti, successi o meno». A farla da padrone è la Lombardia e accanto alle classifiche il Giornale riporta un commento di Giannino della Frattina che qui in parte riproponiamo.

«Promozione a pieni voti e tutto molto lontano dai titoli di cronaca giudiziaria pieni di tangenti, corruzione e rimborsi truffa che spesso ne fanno un’associazione a delinquere più che il vertice della ricerca e della cura. Come dimostra l’ingentissimo flusso di pazienti in arrivo dalle altre regioni che proprio non si fidano dei bisturi di casa e si svenano per affidarsi a medici bravi. Il tutto a spese dei lombardi, perché lo Stato ben si guarda dal restituire i 500 milioni di euro dovuti alla Lombardia per le cure prestate ai residenti altrove, né gli altri 100 milioni dovuti per le cure ai clandestini. Sanità efficiente e con i bilanci a posto a differenza delle Regioni (magari rosse) che pagano la stessa siringa dieci volte di più. Forse per pagare quelle tangenti su cui i magistrati si guardano bene dall’indagare, presi come sono dal setacciare i vent’anni di gestione del centrodestra guidato in Lombardia da Roberto Formigoni. E i cui risultati si vedono nelle eccellenze messe oggi in classifica. E allora? Allora i magistrati indaghino e celebrino i processi. Meglio se in tempi ragionevoli. I pazienti, invece, continueranno a seguire Benedetto Croce che in Etica e politica, nel 1931, diceva che «l’onestà politica non è altro che la capacità politica: come l’onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze». Perché almeno la sanità non sia buona se è di sinistra e cattiva se è di destra. Per giornali e magistrati, perché i pazienti il medico buono sanno bene come (e dove) sceglierlo».


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