Dossier – Vienna e Berlino, capitali artistiche agli antipodi? Un mito da sfatare

1Premesso che non ci sono mai né vincitori, né vinti, alla fine di una guerra, ma soltanto perdite e amarezze miste a quel sospiro di sollievo per chi ce l’ha fatta, le capitali di Vienna e Berlino hanno dovuto tirar le somme della drammatica sconfitta dopo la fine della prima guerra mondiale. E se i parallelismi tra le due città da un punto di vista letterario, di musica e teatro, sono già stati esplorati, meno forti sono stati i nessi indagati nel campo delle arti figurative. Cosa accomuna la fiorente capitale dei secessionisti con la metropoli che per prima subì le restrizioni dei nazisti che sarebbero sfociate poi nella messa al bando di opere d’arte considerata degenerate?

ansicht_wien_berlin_6_730x440.jpegSono artisti come Max Oppenheimer, Oskar Kokoschka, Christian Schand, Otto Dix, Rudolf Schlichter, George Grosz, Albert Paris Gütersloh, Anton Kolig e Rudolf Wacker a darci una risposta. Gran parte di questi protagonisti delle avanguardie dei primi decenni del Novecento (dall’Espressionismo, al Dadaismo, al Cubismo, alla Nuova Oggettività) furono attivi o ebbero rapporti con entrambe le città e trasposero nelle loro tele i gelidi venti del tempo. Interessante la Vienna di Wilhelm Träger, che ricorda la Berlino grottesca di Otto Dix e George Grosz nei tragici anni del primo dopoguerra. Numerosi altri esempi possono essere ammirati presso il museo Belvedere della capitale austriaca, che fino al prossimo 15 giugno ha allestito una mostra apposita, dal titolo Vienna-Berlino. L’arte di due metropoli, che sfata il mito del temperamento agli antipodi delle due città.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •