Dossier – Può la passione per l’arte bastare a farla sopravvivere?

Chi ama l’arte e la cultura lo fa solo perché spinto da una innata o pilotata passione? Lo spunto ad una domanda del genere, che può suscitare una serie di ramificate e intricate riflessioni, proviene da un articolo di Maurizio Calvesi sul numero dello scorso novembre de Il Giornale dell’Arte che al quesito – rivolto anche ad altri due connoisseur del mondo artistico come Enrico Castelnuovo e Vittorio Sgarbi – su come la decadenza del Paese Italia possa influire sulla cultura, risponde affermando innanzitutto che <<la cultura non è mai stata divertimento, semmai passione. Una passione che si conquista con un lento processo avviato sin dall’infanzia>>.

Jan_Vermeer_van_Delft_011Naturalmente l’educazione può influire molto sulla sensibilizzazione di un individuo nei confronti di quell’arte che viene messa da parte troppo spesso. Ma se questa spinta non viene sollecitata nel periodo che possiamo definire “formativo”, come è possibile stimolare tutte le fasce della popolazione a guardare un’opera non solo come un’oggetto che dona piacere a chi – sostanzialmente – ne capisce qualcosa o a chi per un motivo o per un altro ne è inspiegabilmente attratto? Ecco che entra in ballo il concetto ludico di godimento. Se l’arte deve farsi amare e conoscere dalla massa, della quale ha bisogno per sopravvivere, deve per forza divertire? Se un omino di Maurizio Cattelan sbuca ironicamente fuori dal pavimento del Museum Bojimans di Rotterdam suscitando stupore e qualche volta risa nel pubblico che lo accoglie naturalmente come opera d’arte, anche quel sottomarino che – per una trovata pubblicitaria – é saltato fuori demolendo i marciapiedi della Via dei Mercanti di Milano, che collega il Duomo con il Castello Sforzesco, dovrebbe essere additato immediatamente come arte all’ennesima potenza? Certo, la sorpresa e l’incredulità che suscita è innegabile, ma perchè c’è sempre quel qualcosa che ci lascia perplessi? E’ forse la tendenza a voler stupire a tutti i costi a far perdere il timone e il gusto per quello che è veramente bello? E se il divario tra i cosiddetti creativi – professionisti di vario genere – e coloro che invece creano il bello nel senso più tradizionale – come i pittori e gli scultori – diventa sempre più sottile, tanto che l’arte attuale e le sue istallazioni sempre più interattive assumono sempre più spesso i toni di grandi giostre di meraviglie aperte a chiunque voglia provare qualcosa di nuovo, perchè i musei d’arte contemporanea sono ancora – e soprattutto in Italia – poco frequentati?

Forse perchè la cultura è innanzitutto civiltà e moralità, e se questi concetti non sono ben radicati in ciuscuno di noi, non c’e passione o curiosità che tengano per far sopravvivere quanto di più bello il nostro Paese ha da offrire.
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