Dossier – Caravaggio è vivo e lo sarà in eterno

Decollazione di San GIovanni Battista«Ci sono uomini che non possono morire. Uomini che né il ferro né le malattie possono uccidere. Perché ciò che hanno fatto continua a tenerli in vita anche quando la carne si decompone. E a dare gloria al loro nome. Merisi è vivo e lo sarà in eterno». E ce lo provano tutti i giorni le sue splendide opere conservate nelle Chiese di Roma e in diversi musei del mondo. Ce ne parlano i libri, come il saggio di Giuseppe Fornari intitolato La verità di Caravaggio, di cui abbiamo parlato qui, e il fumetto di Giuseppe de Nardo e Giampiero Casertano dal titolo Uccidete Caravaggio!, di cui abbiamo parlato nel nostro spazio fumetto un paio di giorni fa. Ed è proprio su questo Speciale le Storie di Sergio Bonelli Editore che vorrei soffermarmi, per poter ripercorrere dalla vignetta all’opera la storia degli ultimi momenti e delle ultime tele di quel Merisi che fece tanto discutere di se tanto in vita quanto in morte.

Caravaggio è maturo, ed è in fuga. Ha già dipinto la Madonna dei pellegrini, oggi presso la Chiesa di Sant’Agostino a Roma, punto di partenza del fumetto, dove due oscuri personaggi la additano come una Madonna dal volto di una ragazza del popolo, «una modella che il pittore ha reclutato nell’ortaccio». Un pittore che è stato un omicida e che è stato condannato al Bando capitale (una sentenza di morte che poteva essere eseguita da chiunque, all’interno dei confini dello stato pontificio), e che quindi va catturato. La scena si sposta presso San Luigi dei Francesi, a due passi da Sant’Agostino, dove è conservata la Vocazione di San Matteo, criticata da coloro che muovono l’azione contro il Merisi (il Cardinale Villanova e il suo scagnozzo) in quanto Cristo è rappresentato in ombra, al contrario di San Matteo, peccatore in compagnia di altri peccatori. Solo menti più illuminate avrebbero capito che quel fascio di luce che illumina il Santo, non è altro che la luce divina, che lascia volutamente in ombra la figura di Gesù, poiché egli stesso è luce e in essa compresa.

Ma come in ogni storia che si rispetti, accanto agli aguzzini, ecco comparire l’aiutante buono, che in questo caso ci viene presentato attraverso la tela del Ritratto di Alof de Wignacourt, dove Caravaggio dà il meglio di sé per ben rappresentare il personaggio con i suoi attributi militari e monastici: la ricca armatura e la croce sulla veste del carretto ci presentano il Cavaliere di Malta, dell’ordine che al Merisi diede onori e rifugio presso l’isola del Mediterraneo. E proprio presso l’Oratorio della Cattedrale di San Giovanni Battista dei Cavalieri ancora oggi si conserva quella meravigliosa quanto realistica Decollazione di san Giovanni Battista, la cui conclusione precedette di poco un’ulteriore rocambolesca fuga del pittore, che lo porterà in Sicilia, a Siracusa, dove dipingerà il Seppellimento di Santa Lucia (oggi in deposito temporaneo presso Santa Lucia alla Badia). È un dipinto pervaso da una luce tenebrosa, dove chi lo osserva capisce di trovarsi davanti ad un’azione che si svolge qui e adesso. E anche l’aguzzino, quando giunge davanti all’opera, su quanto, senza fronzoli, gli si presenta davanti «Il racconto di un martirio che non evoca la gloria di una santa, ma solo la cruda evidenza e l’orrore della sua morte… Caravaggio ci dice che il bene, il male, le passioni, i sentimenti, la violenza e la pietà sono di questo mondo. Ci ricorda che siamo uomini e peccatori».

La storia si conclude a Porto Ercole, passando per Napoli, dove l’artista, consumato ormai dalla malaria, mostra al mercante Santarcangelo l’opera che vorrebbe portare al Cardinale Scipione Borghese, nipote di Papa Paolo V, come pegno di un penitente: Davide con la testa di Golia. Ma una volta imbarcato la malattia lo coglie con violenza e l’equipaggio è costretto a riportarlo in riva. Il pittore è accolto presso il Castello Odescalchi della famiglia Orsini, a Palo Laziale, dove apprende che i dipinti sono in realtà rimasti sulla nave. Angosciato, correrà sulla spiaggia nel tentativo vano di avvistare la nave, dove sarà colto dalla fine.

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