Ecco come Dio può fare di me un contemplativo in mezzo al mondo

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Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

In Gesù sono presenti la natura divina e la natura umana. Per Gesù essere uomo ha comportato tutti i limiti della condizione umana, meno il peccato: ha patito la fame, la sete, il sonno e l’angoscia della prossima morte in croce e le sofferenze della crocifissione… D’altra parte l’umanità di Gesù era arricchita dalla presenza divina che gli consentiva una costante identificazione con Dio.

Fin qui il Catechismo. Giovanni Paolo II disse che la felicità dell’uomo è l’assimilazione a Gesù ed è giusto che sia così perché solo quando sono messo in Dio ed assomiglio a Gesù la mia umanità si trova nella condizione migliore. Ecco perché i contemplativi sono stati operativi.

Diceva santa Caterina da Siena, grande contemplativa: «Tu mi dici: non vorrei essere assorbito dalle cose mondane e io ti rispondo che siamo noi che le rendiamo mondane perché tutto procede dalla bontà divina». E aggiungeva: «Se ciascuno sapesse usare la grazia di Dio che gli è data, ritrarrebbe guadagno da tutte le cose che continuamente gli accadono».

San Paolo diceva (Gal 2,20): «Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me». Ciò nonostante sentiva i limiti della sua condizione umana tanto da esclamare (Rom 7,24): «Chi mi libererà da questo corpo di morte?».

L’unione con Dio non mi libera dalla tendenza disordinata. Viceversa Gesù m’insegna ad essere mite e umile di cuore e a trattare Dio con un “Abbà”, Papà. Malgrado le mie miserie Dio può fare di me, con santa pazienza, un contemplativo in mezzo al mondo.

Foto statua santa Caterina da Shutterstock

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