Dilagano i super batteri resistenti agli antibiotici. E nessuno può stare tranquillo

Lo strazio dei parenti al passaggio del carretto che ritira i morti, ormai troppi per essere sepolti uno alla volta. Dalla finestra, qualcuno tossisce e il respiro affannoso non può che suggerire: un’altra casa è stata colpita. Pochi altri i rumori ormai, sintomo della città che man mano si svuota, in cui la speranza è stata mangiata dall’impotenza della medicina.

Scenario apocalittico, manzoniano, ma non surreale. I batteri resistenti a tutti gli antibiotici conosciuti sono ormai una realtà e rendono di giorno in giorno più difficile combattere malattie che da tempo si consideravano sconfitte.

Ad esempio qualcuno all’Oms prevede che la tubercolosi sarà “estinta” per il 2050, ma nel frattempo i ceppi resistenti si fanno avanti partendo dai paesi più poveri, dove le condizioni igieniche, la sovrappopolazione e l’uso inadeguato dei farmaci sono terreno fertile per lo sviluppo di queste forme. Partendo dai “multi-drug-resistant tuberculosis”, che racchiude i bacilli resistenti ad almeno due antibiotici, s’è passati agli “extensively drug-resistant”, e infine ai “totally drug-resistant”, resistenti ad ogni farmaco ad oggi conosciuto. Questi ultimi sono stati trovati in tre paesi, India, Iran e… due casi anche in Italia. «Due giovani donne della classe media», riportano i medici, morte dopo che erano stati impiegati, senza successo, tutti i medicinali disponibili.

Non solo Tbc. Staphylococcus, Klebsiella, Pseudomonas, enterobatteri: sono i primi a destare preoccupazione quando i nostri strumenti di difesa diventano inutili e la ricerca per nuovi antibiotici è difficile e mal finanziata. Giusto pochi giorni fa abbiamo visto la notizia – riportata anche da alcuni quotidiani italiani – del Gange pienamente contaminato da batteri resistenti, e dall’India, col turismo e le migrazioni, questi non tarderanno ad manifestarsi ovunque.

I motivi di questa espansione? Sicuramente i batteri hanno una grande facilità a creare resistenze, a migliorarsi: sono in gran numero, per cui è probabile che qualcuno ogni tanto abbia una mutazione tale da ripararlo dai farmaci. Sopravvive e, quindi, si diffonde.

La colpa però, è anche e soprattutto nostra. L’uso inadeguato degli antibiotici, senza completare i cicli di cura, e quello improprio ed eccessivo, sia per l’uomo che in zootecnia, sono i motivi principali. La prossima volta che penserete di prendere un antibiotico per un po’ di tosse, senza prescrizione, senza ragione, pensateci: ne ho davvero bisogno?

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