De Magistris demagistrisizzato (i soliti pm che prendono di mira i politici per diventare famosi)

Amico di tutti i corrotti, degli evasori fiscali e dei criminali in genere, il Correttore di bozze è lieto di accogliere per la seconda volta il sindaco di Napoli Luigi De Magistris nel circolino della gente che ha seri problemi con la giustizia.

Informa Dagospia che «la Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati il fratello dell’ex Pm, Claudio De Magistris, il capo di gabinetto del sindaco Attilio Auricchio», più varie altre persone nell’ambito di una inchiesta che «riguarda gli appalti per le due edizioni della Coppa America svoltesi a Napoli. L’ipotesi di reato è concorso in turbativa d’asta, relativamente ad alcune gare d’appalto. Perquisizioni sono in corso da questa mattina da parte della Guardia di Finanza. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e condotta dai pm Graziella Arlomede e Marco Bottino».

Bene. Se il Correttore di bozze fosse una persona onesta, anche in questo caso farebbe sventolare alto sopra la sua schiena dritta il vessillo che egli ha sempre brandito con orgoglio dinanzi a ogni scandalo giudiziario di cui si sia occupato: garantismo garantismo garantismo, ma diciamo pure impunità. Se fosse un giornalista decente, dunque, il Correttore di bozze a questo punto riconoscerebbe che questa indagine ha più di un elemento discutibile, primo fra tutti il fatto che secondo le agenzie di stampa «è stata avviata per verificare il contenuto di alcuni esposti presentati in Procura nei mesi scorsi e in particolare quello di Gianni Lettieri, candidato sindaco del centrodestra alle ultime amministrative». E in ogni caso, se fosse un uomo tutto d’un pezzo, il Correttore di bozze ricorderebbe ai lettori che in Italia la presunzione di innocenza vale per tutti gli indagati fino all’ultimo grado di giudizio.

Sfortunatamente, però, il Correttore di bozze non è onesto né decente né tantomeno un uomo. È un verme. E quando ha appreso dell’ennesima brutta tegola giudiziaria caduta sulla testa di De Magistris non ha potuto fare a meno di ripensare con piacere a quella folgorante carriera politica costruita da un magistrato a spese dei propri indagati (e dei contribuenti), una cavalcata verso la gloria iniziata con indagini diciamo disinvolte, ma la parola giusta sarebbe assurde, proseguita tra gli squilli di trombe di giornali e tv (ricordate il famoso «sabato fanno il Partito democratico, lunedì glielo smontiamo» con cui da certe procure si offrivano fascicoli e faldoni alle redazioni “amiche”?) e culminata nella promessa di conquistare il capoluogo campano per «scassare tutto».

Ecco. Adesso ha un bel dire, l’ex magistrato scassatore, che Auricchio «è il miglior carabiniere che abbia conosciuto nella mia vita» e che «mio fratello ha rinunciato ad interessi personali per quelli pubblici». Vallo a spiegare al circolo mediatico giudiziario che sei «amareggiato». Se parcheggi la macchina del fango in salita senza freno a mano, poi mica puoi lamentarti se ti investe in retromarcia.

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