Da Siddharta al Ticino, Hermann Hesse spazia tra i confini delle arti

«E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita.» Scrive così nel Siddharta, in quello che forse è il suo romanzo più noto, Hermann Hesse (1877 – 1962), artista poliedrico divoratore di libri alla costante ricerca di un equilibrio con sé e con gli altri nel mondo. La sua mente creativa si è accostata alla scrittura, alla poesia, al disegno e alla pittura e la sua visione dell’arte trascendeva ogni divisione tra le diverse forme di espressione. «Tra la mia pittura e la mia poesia non c’è discrepanza, – affermava – cerco sempre la verità poetica, non quella naturalista». E l’unica differenza tra la scrittura e la pittura era che «dopo, le dita non sono nere come nel caso dello scrivere, ma rosse e blu». Figlio di genitori molto religiosi, mal sopportava l’educazione borghese ricevuta, per questo si allontanò dalla famiglia, per studiare Nietzsche e i romantici tedeschi e intraprendere viaggi avventurosi, come quello in India che  ispirò  il suo “poema indiano” – il Siddharta appunto – e lo fece avvicinare alla cultura orientale.

La sua vita di pittore inizia dopo la Prima guerra mondiale, ma fu sopratutto dopo aver scoperto la sua patria d’adozione, il Ticino, che la sua ricerca pittorica si sublima, e Hesse scopre la bellezza di quei paesaggi di Montagnola, che rappresenta con carattere intimo e personale. Ed è proprio nei musei delle località ticinesi in cui visse – il Museo Cantonale d’Arte di Lugano e il Museo Hermann Hesse di Montagnola – che da oggi apre al pubblico il progetto espositivo intitolato “… sorvolare i confini”. Hermann Hesse pittore. Fino al prossimo 31 ottobre i visitatori possono entrare nell’universo dell’artista, comprendere la sua evoluzione personale, la sua visione dell’arte, il suo lavoro letterario e il suo propendersi verso uno stile di vita dominato dall’armonia. Fanno da linee guida opere dedicate al sogno, visioni oniriche dominate spesso da un selvaggio erotismo che si contrappongono ai paesaggi idilliaci dai toni pastello che descrivono laghi, villaggi, valli e colline.

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