Da divinità a robot, Diana si trasforma nel segno di Tiziano

Si chiama Trophy ed è a prima vista un robot che con una luce bianca si avvicina e si allontana da una specie di piccolo tronco con rami posto di fronte a lui. Ma questa iper metaforica opera di Conrad Shawcross non è altro che la rappresentazione più estrema e contemporanea di Diana, la dea della caccia che, protagonista e artefice di una metamorfosi che prende vita sotto i nostri occhi, si scaglia contro questo alberello spoglio, che in realtà è la rappresentazione delle corna del cervo, animale in cui è stato trasformato Atteone dopo aver violato l’intimità della dea. Ed è proprio attorno alla storia di Diana e Atteone che ruota la retrospettiva londinese da qualche giorno aperta alla National Gallery con il titolo di Metamorphosis: Titian 2012. Tiziano è la colonna portante, l’anello di congiunzione che lega Trophy ai dipinti di grandi dimensioni di Chris Ofili, all’installazione voyeurista di Mark Wallinger che ci invita a spiare una vivente Diana nel suo bagno, ai poemi scritti per l’occasione da poeti e poetesse, ai nuovi balletti messi in scena alla Royal Opera House, istituzione che ha collaborato a questo grande evento che si inserisce nel Festival delle Olimpiadi.

Ispirandosi ai tre grandi capolavori presenti alla National GalleryDiana e Atteone (1556-59), Diana e Callisto (1556-59) e La morte di Atteone (1559-75) – che l’artista veneziano dipinse basandosi sulla lettura delle Metamorfosi di Ovidio, tre artisti completamente agli antipodi per stile e forme – Shawcross, Ofili e Wallinger – hanno realizzato nuove opere, scene e costumi per i tre balletti adesso in scena alla Royal Opera House di Covent Garden, le cui coreografie, curate da sette coreografi – Wayne Mc Gregor, Kim Brandstrup, Christopher Wheeldon, Alastair Marriot, Will Tuckett, Jonathan Watkins e Liam Scarlett -, sono accompagnate dalle musiche dei contemporanei compositori britannici Mark-Antony Turnage, Jonathan Dove e Nico Muhly. La sensualità inarrivabile, irresistibile e pericolosa di Diana, la curiosità e l’istinto carnale di Atteone e il dramma fantastico della metamorfosi prendono allora vita sotto varie forme d’arte e fino al prossimo 23 settembre nel museo affacciato su Trafalgar Square. Minna Moore Ede, curatrice, e George Szirtes, poeta, raccontano a Tempi, come è nata l’idea di questa multi-artistica avventura.

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