Critica (marxista) a quelli che vogliono chiamare “Andrea” una bambina

Si chiama Andrea ma è una bambina. Non è una storia inventata, non è nemmeno quell’Andrea di Beverly Hills 90210. Non ve la ricordate? In un telefilm dove 9 su 10 erano delle modelle, ecco l’unica che non lo era, era Andrea. Una ragazza piena di intelligenza e meno dotata fisicamente. Esteticamente si intende. Comunque non stiamo parlando di quella. La Corte di Cassazione ha appena dato ragione ad una coppia di coniugi i quali hanno deciso di chiamare la loro figlia con il nome di Andrea. Motivo: i genitori hanno tutto il diritto di scegliere il nome dei figli.

E via che si allargano le idee da circo per chiamare i propri figli con i nomi più disparati. Perché va bene Andrea, ma ora bisognerà osare un po’ di più. Chessò, nasce un figlio e non vorrai chiamarlo Viola (d’altronde il colore viola è neutro)? E poi se nascono gemelli e tifi Roma magari un Giallo e un Rosso ci starebbero bene. Unico neo è che se uno dei due diventa laziale dopo si fa dura per i genitori. Ah, quei genitori ai quali, grazie ad una sentenza francese, i figli possono tranquillamente chiamare Genitore 1 e Genitore 2. Così il babbo può essere mamma e la mamma può essere babbo. E il figlio può chiedere la doppia paghetta. Al babbo quando è babbo e al babbo quando è mamma. In pratica una sorta di crescita del Pil adolescenziale. Che bello.

Non conosco nessuno dei due geniali genitori che, non si sa per quale ragione, ha deciso di sbizzarrirsi con tale libertà. Può sembrare inutile o quantomeno prematura, ma alla lunga si arriverà anche a dubitare del genere dei propri figli. Come facciamo a dir che è maschio? E femmina? E se poi definendola femmina la offendiamo? Offendiamo la sua sensibilità?

Non so se sia la solitudine, quel senso di potenza/impotenza di fronte al mondo che alla fine ti fa deturpare anche l’evidenza. Di sicuro Marx aveva ragione, quando, nella Lettera alla moglie scrive: «Io mi sento di nuovo un uomo, perché provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare tutte le impressioni soggettive e oggettive, sono fatti apposta per renderci tutti piccoli e deboli e lamentosi e irresoluti. Ma l’amore non per l’uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschott, non per il proletariato, bensì l’amore per l’amata, per te, fa dell’uomo nuovamente un uomo».

Ecco, perché deturpare l’amore per i vostri figli con nomi neutri?

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •