La vicinanza a Cristo è contemplazione. Ma piena di allegria e di cose da fare

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Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

È sorprendente come la vicinanza a Gesù generi allegria. Non c’è da meravigliarsi perché Gesù dice di se stesso: «Io sono la via, la verità e la vita». È immediato comprendere che “la via” indica il percorso di Gesù, che è per noi il modello. La “verità” è evidente perché riferita al Verbo incarnato. La “vita” può intendersi sia come vita eterna e risurrezione ma significa anche che l’anima unita a Cristo è vitale ed esprime tutte le sue potenzialità.

È impressionante vedere come i santi cosiddetti contemplativi abbiano realizzato un’infinità di cose e ne abbiano fatte nascere altre in conseguenza. Fra i tanti penso a padre Pio o all’enorme influenza nella storia esercitata da santa Caterina da Siena.

Personalmente ho conosciuto san Josemaría che ha svolto un’incredibile attività nei suoi 73 anni di vita e che ti sorprendeva per il suo irresistibile buon umore. Era un uomo che combatteva con se stesso ma praticava e consigliava un ascetismo sorridente, una lotta per amore fino all’ultimo istante. Viveva l’infanzia spirituale: si sentiva figlio e figlio piccolo di Dio – «non più di tre anni» consigliava – e traeva la sua forza dalla preghiera.

«Io non sono nulla, non so nulla, non posso nulla…», ricordo il suono di queste parole pronunciate con passione. Quando sento che non sto facendo bene il mio lavoro chiedo allo Spirito Santo di fare da pilota automatico, come faceva lui che si fidava ogni giorno di più di Dio e meno di se stesso. La sua era un’umiltà piena di allegria.

Foto rosario da Shutterstock

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