Il mondo non è mai stato così “multilaterale“ e così diviso

Presentazione di armi durante un’esercitazione militare per civili a Kiev
Presentazione di armi da fuoco durante un’esercitazione militare rivolta ai civili a Kiev, 20 febbraio 2022 (foto Ansa)

Sul Sussidiario Giulio Sapelli scrive: «Mai il mondo è stato così diviso e frammentato come durante il domino dei trattati internazionali, del venir meno del realismo nella teoria e nella pratica delle relazioni internazionali».
Sapelli ci spiega come per passare a una visione concreta dei rapporti internazionali, che governi i grandi e crescenti rischi di conflitti locali e globali, bisogna liberarsi dal pensiero magico secondo il quale evocando il multilateralismo si risolve ogni questione.

Sul Sussidiario Carlo Jean dice: «Putin si trova tra Scilla e Cariddi: non vuole dipendere troppo dalla Cina, ma la durezza di Biden lo sta spingendo proprio in quella direzione».
Anche un finissimo e ultratlantista analista di questioni internazionali come il generale Jean mostra qualche perplessità sulle mosse di Joe Biden (certamente determinate peraltro dalla spregiudicata volontà di potenza russa), che finiscono per spingere Mosca nelle braccia di Pechino. Ci resta solo da sperare che vi sia una strategia nelle scelte della Casa Bianca e non solo la preoccupazione di non perdere troppo alle elezioni di midterm.

Sul Sussidiario Giuseppe Gagliano scrive: «In conclusione, sapendo che prevedere il futuro è un esercizio pericoloso, Rodier ritiene che la Russia, molto forte nell’“arte della sorpresa”, non agirà dove ci si aspetta. Ad esempio, nessuno sembra notare che avendo “una guerra davanti”, sta rafforzando la sua flotta del Pacifico, assegnando gli ultimi gioielli dei suoi sottomarini a propulsione nucleare. È solo la conseguenza del riavvicinamento Mosca-Pechino, che è in gran parte il risultato della politica “impattante” di Washington».
Anche in un’intervista a un esperto francese di intelligence si sottolinea la questione principale del momento: la pericolosità dell’aver lasciato costruire un asse Mosca-Pechino.

Su First online Stefano Silvestri dice: «L’Unione Sovietica ha perso rovinosamente la Guerra fredda e la Russia è costretta a pagarne il prezzo. Probabilmente l’Occidente vincitore poteva comportarsi con maggiore delicatezza e discrezione».
Probabilmente.

Su Open si riporta questa affermazione di Carlo Calenda: «Se in Parlamento i partiti creano le condizioni per inficiare quello che fa il governo lui non resta. E se Draghi se ne va perdiamo i soldi europei».
Quel che ci si chiede è come mai Calenda, nonostante che il suo amichetto Luca Cordero di Montezemolo gli abbia insegnato l’uso dello shampoo Libera e bella, continui, nell’esaltare il peso dell’influenza esterna sulla nostra politica nazionale, a essere così indecentemente rozzo.

Su Affaritaliani si scrive: «Questa notte a Milano si sono registrati cinque accoltellamenti tra giovani e giovanissimi nella zona di Garibaldi in poco meno di 4 ore tra Gae Aulenti, piazza Duca d’Aosta e corso Como. Il personale del 118 è intervenuto per cinque eventi tutti in zona, avvenuti dall’1.33 alle 5.25: tutte le persone soccorse presentavano ferite di arma da taglio e con età tra 18, 19, 20 e 33 anni. Il più grave è avvenuto in via Gae Aulenti intorno alle 3.25, quando un ragazzo italiano di 21 anni è stato accoltellato e ferito alla coscia da un gruppo di ragazzi di origine nordafricana per futili motivi. Il giovane è stato portato in codice rosso all’ospedale Niguarda: dalle ultime informazioni il caso è stato poi passato in codice giallo. Subito allertati, i carabinieri sono giunti sul posto ma gli aggressori si erano già allontanati».
Pronto il commento di quel genio del sindaco Beppe Sala, nella sua fase Omicron: “Sì, c’è un po’ di Far West a Milano, ma è colpa del Covid-19”.

Su Startmag Francesco Damato scrive: «Oltre alle proverbiali buone intenzioni a lastricare la strada dell’Inferno sono i meno proverbiali ma sbagliati paragoni. L’ho visto qualche giorno fa con quel pescaggio di Gian Carlo Caselli addirittura negli “anni di piombo” per trovare sulla Stampa qualcosa di simile agli “inquisiti eccellenti” che contestano oggi indagini e processi a loro carico. L’ho rivisto leggendo su Domani il buon Rino Formica pescare addirittura nel presunto tentativo di colpo di Stato di Junio Valerio Borghese nella notte fra il 7 e l’8 dicembre del 1970 – presunto perché gli imputati, condannati in primo grado nel 1978, furono assolti in appello e in Cassazione – per trovare qualcosa di paragonabile al tentativo di portare al Quirinale Mario Draghi».
È veramente amaro costatare che persone intelligenti come Formica non riescano più a leggere la situazione politica nazionale. Trattasi del fenomeno che Carlo Marx chiamava «le mort saisit le vif»: culture ormai sradicate non sanno più leggere lo stato di cose presenti.

Su Huffington Post Italia Alessandro De Angelis scrive di Goffredo Bettini: «Artefice dell’alleanza coi grillini contro i fascisti della Lega, ora vuole l’alleanza con la Lega contro i fascisti meloniani».
L’ala radicaloide (essenzialmente ingraiana) degli ex comunisti, al fondo s’ispira sempre ai girotondi di Nanni Moretti.

Su Formiche Rossana Miranda scrive: «Accuse, intimidazioni e spionaggio accendono una guerra all’interno del Partito popolare (Pp) di Spagna. Tutto è cominciato mesi da, quando la direzione nazionale dei popolari spagnoli avrebbe iniziato un’indagine per capire se la presidente della comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, avesse assegnato irregolarmente un contratto da 1,5 milioni di euro per l’acquisto di mascherine a un conoscente del fratello nel momento più critico della pandemia Covid-19. A svelare l’indagine del Pp è stato il quotidiano El Mundo, che riferisce come un dipendente dell’azienda di edilizia pubblica del Comune di Madrid avrebbe contattato una società di detective (diretta da un ex ministro del governo Rajoy) per chiedere se fosse possibile svolgere un’indagine sulla famiglia Díaz Ayuso».
È impressionante l’analogia con il caso Attilio Fontana che i media mainstream montarono per impedire che la Regione Lombardia svolgesse un’azione di contrappeso al governo Conte. E in generale – considerate che cosa sta succedendo in Francia con la guerra sporca che Nicolas Sarkozy ha messo in atto per aiutare Emmanuel Macron e sabotare Valérie Pércresse – è l’ennesimo segnale di una profonda malattia della politica occidentale sempre più condizionata dagli ambienti che non vogliono che la volontà popolare abbia un ruolo centrale nella vita democratica.

Su Formiche Piero Ignazi dice: «Quella delle urne è sempre la soluzione migliore, tanto più che a mio giudizio si sarebbe dovuta restituir parola agli italiani già nell’agosto 2019. Questo esecutivo così allargato è stato giustificato dalla necessità di uscire dalla pandemia e di predisporre il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una volta esaurite queste due funzioni, è chiaro che i partiti tornino a fare il loro mestiere e a contrapporsi. Si chiama democrazia parlamentare».
Parole sante.

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