Cosroe Dusi, pittore in fuga alla corte degli zar

«S’illuminò di nuovo la città, essendo già le notti oscure. La luna brillava bellissima nel suo pieno, quindi godetti di una bella sera, l’effetto dei lumi in tutta la città non visto da tanto tempo mi rallegrò, perché mi pareva di essere ritornato già alle nostre regioni d’Italia…». Scrive così nel suo diario il pittore Cosroe Dusi (Venezia 1808- Marostica 1859), il 12 agosto del 1840, quando, a San Pietroburgo, sentiva la nostalgia della sua Venezia, città che lasciò più volte in cerca di fortuna. Romantico e colorista, Dusi fu apprezzato per la finezza e l’energia nel disegno, per la precisione dei dettagli nelle opere di ambientazione storica – fu infatti insignito del titolo di “pittore di storia” – e per la grande naturalezza che riusciva a far trasparire dalle espressioni dei suoi personaggi. Per questo e per tanti altri pregi divenne anche pittore di corte dello Zar Nicola I presso cui lavorò fino a qualche anno prima di tornare in Italia e morire a Marostica, città che da sabato 7 luglio gli dedica la mostra Cosroe Dusi 1808-1859. Diario artistico di un veneziano alla corte degli zar.

Visibile fino al 14 ottobre 2012 al Castello Inferiore, l’evento esporrà una ricca serie di opere – dipinti, acquerelli, disegni – recuperati tra chiese, musei e collezioni private tra cui spiccano 12 disegni inediti prestati dall’Hermitage di San Pietroburgo, l’Alcibiade – opera giovanile che testimonia un precoce virtuosismo compositivo -, e Il caffè – un autoritratto con la moglie Antonia Ferrari e la famiglia di lei dove il verde delle tazze di caffè e della caffettiera rompe la monotona monocromia del dipinto.

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