I civili in Iraq sono scudi umani dell’Isis, in Siria vittime di Assad

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Le notizie di ieri intorno all’assedio di Falluja mi suggeriscono una postilla al post sulla guerra del 27 maggio: lì avevo citato il recente rapporto Onu che incolpa il governo e le forze armate siriane per l’impossibilità di rifornire con gli aiuti umanitari località assediate nelle quali vivono migliaia di civili. Da anni le grandi organizzazioni internazionali e i grandi media accusano Damasco di usare l’”affamamento” delle popolazioni come arma di guerra. Avevo fatto notare che i civili restano intrappolati nelle città assediate perché chi comanda sul posto non li lascia partire, mentre chi assedia non lascia passare gli aiuti per non avvantaggiare i suoi nemici in armi.

Passa qualche giorno, e a occupare le prime pagine dei giornali è l’assedio da parte delle truppe irachene supportate dalla coalizione a guida Usa della città irachena di Falluja occupata dal gennaio 2014 dall’Isis. La musica cambia completamente. Leggiamo su Internazionale: «Dall’inizio dell’attacco le agenzie umanitarie non sono state in grado di fornire un aiuto umanitario a Falluja a causa delle difficoltà di accesso; e questo per l’impossibilità di attuare un accordo per utilizzare corridoi umanitari. I jihadisti dell’Isis hanno imposto il coprifuoco vietando ai residenti di lasciare la città. E le forze irachene accusano gli uomini del Califfato di usare i civili come scudi umani». Le forze irachene? Ieri non c’era giornale o agenzia di stampa, italiano o straniero, che non titolasse: “Civili come scudi umani” (Il Sole 24 Ore, Avvenire), “Stato islamico usa centinaia di scudi umani” (Reuters, Lapresse), e così via.

Chiaro, no? Il giudizio sulla sofferenza dei civili sotto assedio cambia a seconda del modo in cui sono distribuite le etichette di “buoni” e “cattivi” nella guerra: quando i cattivi (secondo l’opinione dominante nei media allineati con gli obiettivi di politica estera occidentali) sono gli assedianti, come nel caso siriano, i civili soffrono a causa della malvagità degli assedianti e il segretario dell’Onu Ban Ki-moon dichiara solennemente: «Affamare i civili è un crimine di guerra». Quando invece i cattivi sono gli assediati, come nel caso iracheno dove le città assediate di Falluja o di Mosul sono sotto il controllo dell’Isis, i civili soffrono a causa del fatto che gli occupanti li usano come «scudi umani». Il fatto che l’esercito iracheno non lascia passare aiuti diretti a Falluja, così come spesso in passato le forze armate siriane non hanno lasciato passare aiuti diretti alle località che assediavano (in queste ultime settimane grazie ad accordi di armistizio in molte località sotto controllo ribelle gli aiuti sono arrivati, come ha certificato anche l’Onu), non è più presentato come un crimine di guerra, ma con l’asciutta spiegazione che si è verificata una «impossibilità di attuare un accordo per utilizzare corridoi umanitari». Aveva ragione Pascal: «Bella giustizia, che ha per confine un corso d’acqua! Verità da questa parte dei Pirenei, errore dall’altra».

Foto da Shutterstock


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