Cinema – Alice viaggia alla grande nel tempo

Dimenticate i romanzi di Carroll. Lasciate perdere il cartone originale del 1951. Cancellate dalla mente alice-attraverso-lo-specchio-posterquel pastrocchio zoppicante che era Alice in Wonderland (2010), nonostante la regia di Tim Burton. Il suo seguito, in uscita da oggi in oltre 700 sale, Alice attraverso lo specchio, diretto da James Bobin, ripropone i vecchi personaggi con una sceneggiatura più compiuta e una grande scorribanda nel tempo. Il motore della storia è il Cappellaio Matto, intepretato da un Johnny Depp coinvolto ma non troppo, malato di nostalgia della sua famiglia, e Alice è costretta a combattere con il Tempo in persona per rimettere le cose a posto. Si tratta di un pretesto per giocare con i diversi piani temporali, tra paradossi e ritmo alla Ritorno al Futuro, scombinando le carte ed esplorando il passato dei personaggi. Alice è solo un pretesto per raccontare la mitologia del Sottomondo e dei suoi scombinati e malinconici personaggi.

Ebbene sì, la follia dei libri carrolliani – uno stratagemma per parlare di altro, dalla satira alla vita – è usata nel film per raccontare sogni infranti, infanzia perduta, amori inseguiti ed eterni rimpianti. A sostenere queste motivazioni sono i due personaggi più riusciti, e sui quali si gioca buona parte del film: una Regina di Cuori scatenata e triste nella sua furia, viva grazie alla magia di Helena Bonham Carter, e dal Tempo, un nuovo personaggio interpretato dall’istrionico Sacha Baron Cohen. A lui sono affidate le battute e i dialoghi migliori, un essere metà uomo e metà orologio costretto a sostenere su di sè un pesante fardello. Lo scorrere del Tempo è la spada di Damocle che pende su tutti noi, e Alice è costretta a farvi i conti, con tutte le difficoltà del caso. Il resto è gran maratonda di riuscita cgi, di comparsate rapide ma riuscite di vecchi personaggi – su tutti un potente Stregatto – e di frenetiche corse per salvare la partita. La quest del 200Cappellaio, che gira attorno alla ricerca della sua famiglia, mette al centro il nucleo domestico, concetto caro da sempre alla mitologia disneyana e che quest’anno ha già visto parecchie varianti: dall’ambito supereroistico di Batman v Superman e Captain America: Civil War, fino alla famiglia allargata del Libro della Giungla. Ma proprio il personaggio di Johnny Depp è quello riuscito peggio, piatto e banale, scollegando le caratteristiche corrosive del Cappellaio Matto e rendendolo troppo umano, appiattendolo e mortificandolo. Solo una riuscita scena nel passato con il Tempo funziona appieno.

Alice, intepretata con brio da Mia Wasikowska, è il collante di tutta la storia, e porta lo spettatore nel mare tempestoso del tempo. Il film funziona in questa parte e non risulta troppo forzoso. La corsa finale è sicuramente quella più intrigante, e tutto ciò che è ambientato nell’orologio è vincente. Migliore del film di Burton, che era troppo pretenzioso e non riusciva ad unire una trama con troppi personaggi abbozzati, il sequel di Bobin si pone gli obiettivi necessari per un film piacevole e li centra tutti: sano divertimento, ritmi serrati, apprezzati rapidi ritorni e un paio di personaggi interessanti. Il resto è barocca e sfarzosa cornice. La sfida di prendere i personaggi di Carrol e piegarli ad altre esigenze qui funziona e, al netto del Cappellaio, strizza l’occhio al romanzo e diverte lo spettatore. Chi volesse ritrovare le rime, la filosofia, i giochi e la parodia, lo invitiamo a riprendere in mano i libri originali. Ma per un sano divertimento cinematografico, e per chi volesse dimenticare il film di Burton, il cinema è il posto giusto.

Alice attraverso lo specchio (Alice through the looking glass), 2016, regia di James Bobin, con Helena Bonham Carter, Sacha Baron Cohen, Anne Hathaway, Mia Wasikowska, Johnny Depp, Walt Disney Pictures, 113′, dal 25 Maggio nei cinema in oltre 700 copie

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