Cina. Una nuova legge potrebbe dichiarare illegali «le Messe molto frequentate»

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Non tutti nella provincia orientale di Zhejiang, in Cina, si arrendono alla politica del partito comunista che ha ordinato di demolire in massa chiese e croci. Per questo i fedeli di cinque congregazioni cristiane hanno deciso di erigere nuovamente le croci abbattute dal governo locale.

CROCI RICOSTRUITE. La croce della chiesa di Chuiyang è stata distrutta il 10 settembre 2014. Dopo pochi mesi, i fedeli si sono affrettati a rimetterla al suo posto. Ma il governo non è stato a guardare e lo scorso 8 settembre, un anno dopo la prima demolizione, è tornato alla carica con «400-500 ufficiali governativi che hanno fatto irruzione in chiesa e l’hanno distrutta di nuovo», ha dichiarato un cristiano locale a ChinaAid.

E SUBITO DEMOLITE. La mattina dell’8 settembre, i cristiani della chiesa di Yahui hanno eretto di nuovo la loro croce, che il governo si è affrettato a smantellare poche ore dopo, alle 4 del pomeriggio. Fonti locali affermano che i fedeli ne hanno eretta una nuova alle 6 di sera. La stessa cosa è avvenuta in altre tre chiese.

FRENARE IL CRISTIANESIMO. La famigerata campagna delle «Tre rettifiche e una demolizione» è cominciata nel 2014 con l’obiettivo ufficiale di garantire la sicurezza degli edifici religiosi e quello ufficioso di ripulire lo skyline dalle invadenti e vistose croci, frenando la crescita del cristianesimo nella provincia. La campagna ha colpito solo i cristiani e da allora sono state demolite dalla sommità delle chiese tra le 1.000 e le 1.500 croci.

LA REAZIONE. I cristiani hanno reagito, scrivendo al governo, protestando nelle strade e davanti alle chiese, costruendo «un milione di croci» ma ora c’è qualcosa che temono più della campagna di demolizioni. La Commissione affari religiosi ed etnici della provincia ha infatti annunciato l’introduzione di nuove pene standard per una serie di attività.

cina-croce-chiesa-jinyun-china-aidLA NUOVA LEGGE. Secondo la nuova legge, che entrerà in vigore l’1 ottobre, potrebbero essere puniti quegli insegnanti stranieri, che insegnano negli istituti educativi religiosi e che violano le leggi cinesi o non rispettano i principi della Cina sulle religioni. Qualunque apprezzamento del Papa, ad esempio, potrebbe essere sanzionato. Altri articoli prendono di mira le grandi attività religiose che vengano condotte senza autorizzazione, le donazioni straniere a istituti religiosi e la violazione di regole sull’indipendenza e l’autonomia delle religioni in Cina. Le punizioni variano dalla comminazione di multe, alla chiusura delle chiese fino alla confisca delle proprietà ecclesiali.

NON SERVE IL TRIBUNALE. I cristiani sono preoccupati soprattutto dall’articolo 8, il quale sancisce che «la commissione sarà responsabile di interpretare la legge e di applicare le punizioni». Questo significa che le decisioni potranno essere prese dal partito comunista senza dover passare, neanche formalmente, da un tribunale.

«MESSE MOLTO FREQUENTATE». Secondo Anthony Lam, ricercatore dell’autorevole Holy Spirit Study Center di Hong Kong, «una Messa molto frequentata può essere dichiarata illegale in base all’articolo 10. Gli articoli legati alle relazioni con esterni», come ad esempio il Vaticano, «avrà un impatto diretto sulla vita delle chiese cristiane in Zhejiang». Qualunque chiesa potrebbe essere dichiarata illegale e, come dichiarato da un laico protestante della zona a UcaNews, «anche l’autonomia dei seminari controllati dal governo sarà sempre più ridotta». Un attacco alla fede più pericoloso di qualunque demolizione.


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