Cina. Il partito comunista afferma di «avere bisogno della Chiesa». Se è così, smetta di arrestare sacerdoti e vescovi

A un incontro organizzato a Shanghai dalla Società biblica cinese è intervenuto anche un ufficiale del governo e del partito comunista, Wang Xinhua, che ha affermato: «Il governo apprezza l’aiuto della Chiesa. Noi non abbiamo abbastanza mezzi per far fronte a tutti i bisogni che ci sono, per questo sono necessarie le organizzazioni religiose».

CURA DEGLI ANZIANI. Nel suo intervento, l’ufficiale governativo si riferisce soprattutto alla cura degli anziani, che in Cina sono 194 milioni. Per obbligare i figli a prendersi cura dei genitori, ha di recente fatto approvare una legge che impone la “pietà filiale”, dopo averla resa praticamente impossibile con la legge sul figlio unico e il sistema dell’hukou. Siccome il governo cinese non è in grado di prendersi cura dei suoi anziani, adesso liscia la Chiesa perché risolva le sue magagne.

ATEISMO NECESSARIO. Ma le belle parole spese da Wang Xinhua nascondono la vera attitudine della Cina nei confronti della Chiesa. Per statuto, l’ateismo è un requisito necessario per entrare a far parte del partito comunista e del governo e le religioni, in particolare il cattolicesimo, vengono tollerate fino a quando non interferiscono con il governo e si sottomettono al volere del partito comunista, che vorrebbe comandarle.

DUE PRETI IMPRIGIONATI. Gli avvenimenti degli ultimi due mesi lo dimostrano: dai primi di ottobre sono stati imprigionati padre Tian Dalong e un altro sacerdote della Chiesa sotterranea, quella cioè che non si vuole piegare all’Associazione patriottica, ente legato al Partito che offre un surrogato della Chiesa cattolica. La cosiddetta Chiesa ufficiale organizza messe, catechismo, ordinazioni episcopali come se fosse la Santa Sede e pretende di essere indipendente da Roma e dal Papa, considerato un capo di Stato straniero e ostile.
Il “crimine” dei due sacerdoti è di aver organizzato sessioni di catechismo per adulti nella cittadina di Qinyuan, vicino a Baoding (Hebei). Secondo fonti di AsiaNews vi sono almeno altri 10 sacerdoti in condizioni simili, alcuni perfino condannati al laojiao (i campi di rieducazione attraverso il lavoro che Xi Jinping vorrebbe abolire nel 2020) per anni.

PASTORE “SCOMPARSO”. Lo scorso 16 novembre la polizia della provincia centrale dell’Henan ha arrestato anche il pastore protestante Zhang Shaojie, leader della chiesa della contea di Nanle, e più di 20 fra dipendenti della struttura e fedeli cristiani. Secondo ChinaAid, il pastore avrebbe «fatto arrabbiare» le autorità dopo aver difeso più volte i suoi fedeli contro gli abusi dei funzionari comunisti. Per arrestare Zhang, la polizia l’ha «invitato a un colloquio» e da allora il pastore è sparito. Il giorno dopo ha impedito ai fedeli di partecipare alla funzione in chiesa, ordinandogli di non andarci più.
Zhang fa parte del Movimento delle tre autonomie, la Chiesa protestante “ufficiale” voluta da Mao Zedong. In Cina sono consentiti solo i gruppi religiosi registrati ma i protestanti “non ufficiali” sono circa 80 milioni.

IL CALVARIO DI MA DAQIN. Non va dimenticato inoltre Ma Daqin, che dopo la morte di monsignor Jin Luxian, vescovo “ufficiale” di Shanghai, dovrebbe diventare il nuovo vescovo. Monsignor Ma è stato consacrato ausiliare il 7 luglio 2012 ma dopo aver annunciato con grande coraggio davanti a tutti i fedeli che avrebbe abbandonato l‘Associazione Patriottica, è stato prima rinchiuso nel monastero di Sheshan «per riposare», poi privato della possibilità di uscire in pubblico e dire Messa per due anni e infine il titolo di vescovo gli è stato revocato. Per il Vaticano, però, Ma continua a essere il legittimo successore di Jin Luxian.

LIBERTÀ RELIGIOSA. È bello quindi che la Cina, per usare le parole di Wang Xinhua, affermi di «apprezzare» e «avere bisogno dell’aiuto della Chiesa» ma il partito comunista non può pensare di sfruttare l’impegno sociale dei cristiani senza garantire al popolo cinese il diritto di professare la propria fede. Senza il secondo, infatti, non ci può essere neanche il primo e al di là di tutte le promesse di riforme fatte durante il Terzo plenum, la libertà religiosa è il vero cambiamento che il paese sta aspettando dalle alte gerarchie.

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