Chiunque vada al Quirinale, «il governo è già finito adesso»

Mario Draghi
Il presidente del Consiglio Mario Draghi riceve a Palazzo Chigi il cancelliere tedesco Olaf Scholz, 20 dicembre 2021 (foto Ansa)

Su Affari italiani Franco Bechis dice: «Per me il governo è già finito adesso, a prescindere da come vadano le cose. Il premier farebbe l’amministratore di condominio. La legislatura è comunque destinata a finire. Il timer è acceso. E non è pensabile che vadano a braccetto forze politiche che poi dovranno darsi botte da orbi nella campagna elettorale, considerando che non ci sono i tempi per cambiare la legge elettorale». Quando il buon senso entra in campo, non ce n’è più per nessuno.

Sul Blog di Beppe Grillo si scrive: «Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri». È il titolo per la campagna di sostegno a Vincenzo Onorato?

Su Formiche Angela Casne scrive: «I bene informati raccontano che è stata una notte di negoziati, di accordi e di “spartizioni” di cariche istituzionali, visto che alla elezione del presidente seguono le votazioni per i vicepresidenti del Parlamento europeo, i questori e di tutte le altre cariche dell’Assemblea. Alla vigilia, socialisti e liberali avevano manifestato diffidenza nei confronti della candidata scelta dai popolari, soprattutto per le sue posizioni anti-abortiste, tanto che alcuni avevano fatto trapelare l’interesse per la candidata last-minute dei Verdi. In realtà il gruppo S&D ha strappato cinque delle 14 vicepresidenze (una in più), e la presidenza della Conferenza dei presidenti di commissione (al momento occupata da Antonio Tajani), più la presidenza della commissione speciale per il Covid. Anche Renew passerà da una a tre vicepresidenze». La Canse ricostruisce con efficacia il retroscena della politica bruxellese dove la mancanza di una vera dialettica (dovuta alla mancanza di una vera Costituzione) è compensata da un costante scambio di posti e di potere in un generale clima burocraticizzato. Ma questa è solo una faccia della situazione: l’elezione della Metsola avviene mentre il Partito popolare spagnolo cerca alleanze con Vox, mentre Vincent Bolloré usa Éric Zemmour per aprire la strada a Valérie Pécresse, mentre Friedrich Merz ricostruisce un solido asse con la Csu. La Metsola riprende il disegno che s’intravedeva dietro la proposta di Manfred Weber come presidente della Commissione europea, quello di una ricomposizione del rapporto tra conservatori moderati e radicali, e che fu fatto saltare da Emmanuel Macron (complice la grande imbrogliona Angela Merkel) costruendo la farlocca “maggioranza Ursula”.

Su Open si scrive: «Si naviga a vista nel M5s sull’elezione del prossimo capo dello Stato. Neanche l’ultima riunione ieri sera, 17 gennaio, della cabina di regia con Giuseppe Conte è riuscita a trovare una linea da seguire, quando ormai mancano sempre meno giorni al primo voto del 24 gennaio». Enrico Lettino guarda con una certa soddisfazione quel che avviene tra i 5 stelle: è l’unico luogo della politica italiana dove c’è più casino che nel Pd.

Su Atlantico quotidiano Federico Punzi scrive: «Il punto vero della questione ci pare essere che in un panorama mediatico e culturale fortemente egemonizzato dalla sinistra, con vertici istituzionali e apparati statali da almeno un decennio occupati dalla sinistra, è la sinistra a distribuire patenti di rispettabilità politica e di “quirinabilità”, un aspetto che non dovrebbe sfuggire ad un osservatore attento come Mingardi». Il fatto è che certi osservatori “attenti”, come Homerus, quandoque (nel caso di Mingardi spesso) dormitant.

Su Huffington Post Italia Valter Vecellio: «Senza ricorrere agli apocalittici scenari evocati dai rabbiosi “negatori” (anzi, per contrastarli con maggiore efficacia): quali contravveleni e garanzie si pensa di mettere in campo, a fronte dei rischi potenziali insiti nelle future emergenze?». Ecco come si può essere attivamente per vaccini e green pass, e insieme preoccuparsi per eventuali tendenze autoritarie che uno stato di emergenza può provocare.

Su Affari italiani si riporta questa frase di Giuseppe Sala: «Segnalo che gli ultimi fatti agli infasti onori della cronaca hanno visto protagonisti immigrati di prima o seconda generazione come pure ragazzi provenienti da Bolzano». Bolzano? Sala usa un po’ sempre un tono da capo ufficio (direttore del personale?) nelle sue dichiarazioni e spesso non manca di arricchirlo con un tocco di ridicolo.

Su Dagospia si riporta un articolo di Paolo Ferrari su Libero, nel quale si scrive su vicende che riguardano Francesco Greco e Giovanni Salvi: «Per capire chi stava mentendo, Prete chiese ai due alti magistrati di esibire il cellulare. Purtroppo per Prete, sia Salvi che Greco proprio in quei giorni l’avevano perso». Mani pulite, cellulari così così?

Su Byoblu Francesco Capo scrive: «L’Austria e Israele, ma anche l’Italia, dimostrano che le limitazione di libertà e diritti fondamentali sono scelte politiche che non hanno portato ad alcun beneficio dal punto di vista sanitario». L’uso di dati e statistiche da parte di Capo e in generale su Byoblu spiega perché, quando si nota una persona un po’ fuori di testa, si dice che “dà i numeri”.

Su Dagospia si riporta, da una sua intervista alla Stampa, questa frase di Massimo Cacciari: «Chiedere il Mattarella bis sarebbe come andare dal notaio a certificare che siamo un paese cadavere». Con un parlamento che rielegge Sergio Mattarella, saremmo di fronte a un caso in cui il morto afferra il morto.

Su Atlantico quotidiano Max Del Papa scrive a proposito della politica sui vaccini del governo: «Con una voglia insana di regime etico, di ritorno al comunismo di guerra». Non c’è niente come il tenere bassi i toni, invitare a riflettere invece che inveire, che riesce a dare credibilità alle tue argomentazioni.

Sul Sussidiario Massimo Fini dice: «Non vedo perché sacrificare un’intera popolazione per qualche vecchio come me». L’esibizionismo è un mestiere duro e ingrato. Adesso a Fini, dopo essersi augurato di morire, resta solo andare al parco nudo sotto l’impermeabile.

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