Chiude la Tv di stato greca. È una tragedia o una telenovela?

La notizia che la Tv di stato greca abbia chiuso per rispondere alle logiche di risparmio e privatizzazioni, che ormai chiunque può imporre ad Atene, apre molte riflessioni.

Da un lato il valore simbolico di questa decisione è altissimo, non è un caso che uno degli obiettivi primari di qualsiasi golpe è proprio quello di impadronirsi della televisione. Possedere la Tv di stato non solo è controllo dell’informazione, che ormai passa attraverso mille canali, è dare forma all’identità nazional-popolare, appunto.

Sopprimere la Tv significa perdere il segno della propria individualità e unicità, è come ammainare per sempre la bandiera; e questo, per la Grecia è proprio un tristissimo segnale.

Dall’altro, però, non è poi così un gran dramma non avere una televisione di stato; si può vivere tranquillamente senza (ad eccezione dei poveri dipendenti licenziati). Se non c’è più pane, mangiate le brioches, mi verrebbe da dire come quella cinica e svagata regina.

Ecco il punto sta proprio in questa considerazione: è terribile pensare che l’identità nazionale passi dalla televisione. Che una nazione costruisca la percezione di sé attraverso quiz, talk-show e telefilm (perché è questo che fa una tv) è una catastrofe umana ben più grave della crisi. E noi non si è da meno.

Sembra quasi che il nostro tempo abbia consegnato interi popoli al nulla del virtuale rendendoli inani davanti al reale. Forse è per questo che ci sorprende così tanto la chiusura di una Tv di stato; è come se fosse scomparso il nostro spacciatore di fiducia con tutte le sue pastichette dell’oblio.

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