Che cosa insegnano le macerie della sinistra francese a quella italiana

François Hollande consegna la Legione d'onore a Enrico Letta
L’allora presidente francese François Hollande consegna la Legione d’onore a Enrico Letta, Parigi, 5 aprile 2017 (foto Ansa)

Su Affari italiani si riporta questa frase di Beppe Grillo: «Viceversa, lasciare decidere alle organizzazioni e/o alle comunità quali misure adottare appare nel pieno spirito di un ordinamento liberale e democratico. Senza contare che la quasi totalità di queste organizzazioni e comunità finirebbe probabilmente per adottare misure ben più restrittive di quelle che potrebbero essere ragionevolmente adottate da un governo centrale». Tempi veramente strani: persino Grillo dice una cosa di buon senso. Naturalmente non coglie la complessità della questione, secondo il suo stile: ma tocca un tasto, quello del decentramento del potere italiano anche in una fase di emergenza, che deve essere messo al centro della riflessione e della discussione pubblica. Tocca rifugiarsi nella constatazione che anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.

Su Formiche Stefano Vespa scrive: «Votare sembra escluso per le emergenze in atto e per l’egoismo di chi non sarà rieletto». Nella situazione italiana persino la pandemia è meno emergente dell’egoismo degli interessi personali.

Su Huffington Post Italia Alessandro De Angelis scrive della strategia di Enrico Letta: «L’obiettivo è uscirne senza rompersi l’osso del collo». Che la strategia di Lettino fosse “io speriamo che me la cavo”, si era intuito da tempo.

Su Huffington Post Italia si riporta questa frase di Massimo Cacciari: «Chi può vada a vaccinarsi. Chi non è d’accordo ci vada lo stesso, perché queste sono le leggi e finché non si ha la forza di cambiarle, bisogna rispettarle». Una posizione perfetta. Il nostro filosofo è quasi un Socrate, che, peraltro, invece della cicuta preferisce farsi n’ombreta.

Su Affari italiani si riporta questa frase di Vincenzo De Luca sulla conferenza stampa di Mario Draghi: «L’ho trovata sconcertate e demagogica». Insomma un giudizio da una parte critico (così l’uso dell’aggettivo “sconcertante”) ma dall’altro empatico: par infatti di capire dai comportamenti del presidente della Campania che intenda la demagogia come una virtù.

Su Affari italiani si scrive: «Fontana, interpellato a margine del Consiglio regionale, ha commentato: “Ho sempre detto – riporta Mianews – che nel momento in cui non dovesse essere il presidente Berlusconi il candidato che è sicuramente la prima opzione per il centrodestra, io credo che la vicepresidente Moratti sia un ottimo candidato, ha anche in più il vantaggio di poter presentare una novità perché sarebbe la prima donna eletta come presidente della Repubblica, oltre alle indubbie capacità che ha dimostrato nella sua storia”».  Va bene il “promoveatur ut amoveatur”, però non bisognerebbe esagerare.

Sulla Zuppa di Porro si scrive: «Le manovre dell’attuale inquilino dell’Eliseo non sono mirate a conquistare la maggioranza del popolo francese bensì a dividerlo in modo che posizioni minoritarie ma particolarmente influenti possano ancora dominare la scena. Una strategia che può essere vincente: magari lasciando dietro un numero sterminato di macerie». Paese che vai, campagna presidenziale che trovi.

Sulla Zuppa di Porro Antonio Mastrapasqua scrive: «A proposito di voltagabbana. Ma non è che questi parlamentari “liquidi” in fondo hanno qualche ragione? La fedeltà al partito nelle cui liste sono stati eletti su che cosa dovrebbe essere misurata? All’inizio della legislatura – giusto per fare un esempio – gli eletti del M5s (all’epoca poteva vantare il gruppo parlamentare più numeroso) erano tenuti a sostenere la richiesta del loro leader, Luigi Di Maio, che invocava l’impeachment per Sergio Mattarella. Chi nel 2018 immaginava un accordo tra Pd e M5s era etichettato come promotore di una “boiata pazzesca” – per citare Il Fatto quotidiano, che di grillini se ne intende e se ne intendeva anche allora – che invece due anni dopo è diventata la soluzione dei mali del paese». Osservazioni acute. Però i “voltagabbana” hanno ragioni rispetto al movimento che li ha eletti, non rispetto alla propria coscienza: quando togli un diritto sostanzialmente acquisito (quello ai vitalizi degli ex parlamentari), quando tagli di un terzo il numero dei parlamentari sostenendo che non vuoi Camere che servano solo a soddisfare chi ne fa parte, poi non puoi opporti al voto anticipato solo per difendere qualche anno della tua indennità.

Sul Sussidiario Guido Gentili dice che «a mio modo di vedere, al di là di tutte le chiacchiere, la ragione che spinge i partiti a chiedere a Draghi di restare a palazzo Chigi è il timore che altrimenti si possa andare a elezioni anticipate. A parte la Meloni, nessuno le vuole davvero, nemmeno Salvini». Gentili è uno dei migliori giornalisti italiani, anche in questa occasione sostiene posizioni di buon senso forse forzandole un po’: in realtà molti esponenti di diversi partiti, oltre a quelli di Fratelli d’Italia, sentono che non si può andare avanti con questo parlamento allo sbando. Ma al di là degli interessi di partito, non sarebbe male che i migliori opinionisti si occupassero degli interessi della nazione, e questi sono che si realizzi una convergenza, con annesse adeguate scelte, bipartisan, per andare in modo ordinato al voto anticipato, non per impedirlo.

Su Strisciarossa Leonardo Casalino scrive: «Pesa, però, il rifiuto di aderire da parte del candidato ecologista Yannick Jadot e del candidato del movimento “La France insoumise” Jean-Luc Mélenchon. Due rifiuti che di fatto non permettono di sbloccare la situazione. Le primarie popolari si terranno, più precisamente, tra il 27 e il 30 gennaio, e vedremo se nelle prossime due settimane la situazione evolverà in direzione unitaria». Che cosa insegnano le macerie della sinistra francese a quella italiana? Se si lascia la direzione di marcia a uno come François Hollande al traino della grande imbrogliona Angela Merkel, se si guarda con simpatia a uno come Emmanuel Macron che dice che non esiste più né la destra né la sinistra, se si applaude alla distruzione di François Fillon per via mediatico-giudiziaria invece che politica, alla fine ci si troverà così. Appunto tra le macerie di cui si scriveva prima.

Su Leggo si scrive: «Il cantante blocca dunque tutti i rumors che si rincorrono da ben due edizioni e che lo vorrebbero accanto ad Amadeus come mattatore del Festival di Sanremo». Lorenzo Jovanotti si ritira: trovare un co-conduttore per Sanremo sta diventando complicato come trovare un presidente per la Repubblica italiana?

Su Atlantico quotidiano Federico Punzi scrive: «Il premier Draghi e il ministro Speranza hanno supportato le due affermazioni con un dato non nuovo, ma riportandolo in modo scorretto: “I non vaccinati occupano i 2/3 delle terapie intensive”. Dato vero, ma come osserverebbero i migliori fact-checkers, fuorviante per mancanza di contesto. Si dimenticano di aggiungere, infatti, che si tratta dei 2/3 delle terapie intensive occupate da pazienti Covid, attualmente il 17 per cento dei posti totali. Quindi, sarebbe corretto dire che i non vaccinati occupano l’11,3 per cento delle terapie intensive». Punzi è un eroico combattente per un’informazione libera, forse farebbe meglio a concentrarsi sulle grandi questioni piuttosto che arrampicarsi sugli specchi come nella frase citata.

Sul Post si scrive: «Il superbonus 110% è stato introdotto nel 2020 dal secondo governo Conte, sostenuto dal Partito democratico e dal Movimento 5 stelle. Con questa misura il governo si è impegnato a rimborsare, e anzi a corrispondere un piccolo sovrapprezzo, per una fascia molto ampia di lavori di ristrutturazione degli edifici residenziali. Sulla carta la misura aveva diversi obiettivi, tra cui: dare la possibilità ai cittadini di ristrutturare casa gratuitamente; ridurre il costo delle bollette e aumentare il valore delle case; incentivare il settore delle costruzioni, ma anche sostenere l’occupazione e rendere le case più calde in inverno e più fresche d’estate, garantendo un risparmio per le famiglie e meno emissioni nell’atmosfera». La riflessione articolata proposta dal Post sul superbonus spiega come una legislazione di emergenza possa funzionare solo per un periodo limitato, poi produce distorsioni dalle dimensioni sempre più consistenti. Il problema non è riconoscere l’emergenza: questa c’è. Ma circoscriverla, aiutando la normalità. Ma per questo ci vuole la politica, impossibile – ripetiamo fino allo sfinimento il nostro: Carthago delenda est – senza un voto anticipato che ci liberi da un parlamento allo sbando.

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