Caterina, la santa analfabeta che ha molto da insegnare a tutti noi

A Siena un caro priore dei domenicani mi ha guidato nella casa di santa Caterina, una santa che mi ha sempre affascinato. Una volta le amiche la sentirono dire mentre recitavano i salmi nella basilica di San Domenico: «Gloria al Padre, a Te e allo Spirito Santo»: stava con Gesù. I suoi familiari le fecero guerra perché voleva sposare solo Gesù, finché il padre la vide mentre pregava con la colomba dello Spirito Santo sul capo: da allora ordinò con arguzia toscana la fine delle ostilità perché non era male avere un genero come Gesù.

Una volta scrisse a un amico: «Tu mi dici: non vorrei essere assorbito dalle cose mondane e io ti rispondo che siamo noi che le rendiamo mondane perché tutto procede dalla bontà divina». Una frase che mi aiuta davvero nella presenza di Dio durante la giornata. Mentre san Pio ebbe le stimmate in vita che scomparvero al momento della morte, Caterina chiese al Signore di nasconderle per non richiamare l’attenzione (il che non le impediva di soffrire con Gesù specialmente durante la Settimana Santa) mentre riapparvero dopo la sua morte.

Ebbe un desiderio ardente di ricevere la Comunione, che allora veniva concessa saltuariamente, e un giorno l’Ostia volò da lei mentre assisteva alla Santa Messa. Convinse a ritornare dall’esilio avignonese il Papa, chiamato da lei «il dolce Cristo in terra». Con quest’espressione ha insegnato a me e a tutti come trattare il Santo Padre. Parlò chiaro e, da analfabeta, fece molto più dei letterati e politici della sua epoca.

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