Cassano e i gay in Nazionale. Ma perché nessuno dice nulla su Cecchi Paone?

 

L’ideologia del gender, dice nelle sue conferenze e scrive nei suoi libri Tony Anatrella, sacerdote e psicanalista, è il comunismo del XXI secolo: si presenta come l’incarnazione del progresso, sta conquistando l’egemonia culturale, instaurerà veri e propri regimi politici, estremamente repressivi, farà un’enormità di danni e alla fine collasserà. Il tutto, in un tempo molto più breve del movimento politico-filosofico nato dalla mente di Karl Marx. Sperando che si realizzi anche l’ultima parte della profezia dell’accademico francese, a noi purtroppo tocca constatare che le prime stanno rapidamente prendendo corpo. Basti guardare il recente caso delle parole di Antonio Cassano, stuzzicato da un giornalista nel corso di una conferenza stampa in Polonia, sui «froci in Nazionale».

La levata di scudi contro il fantasista del Milan è stata unanime: tutti hanno preso le distanze dalle sue parole, lette come una manifestazione di disprezzo nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi dai suoi. Eppure il film degli avvenimenti non è quello ci stanno intimando di applaudire. Il film comincia con le dichiarazioni non richieste di un certo Alessandro Cecchi Paone, che afferma alla radio di sapere per certo che nella selezione italiana agli Europei ci sono «due omosessuali e un bisessuale»; prosegue con quel giornalista che decide, fra tante possibili domande che si potevano fare in conferenza stampa a un personaggio come Cassano, di fargliene una ispirata alle dichiarazioni di Cecchi Paone, e prosegue, dopo le grossolane parole del calciatore, con la “rivelazione” da parte di Cecchi Paone di una sua relazione sessuale in passato con un calciatore della Nazionale.

Il film fattuale degli avvenimenti indica che i “mostri” sono almeno due, e che quello dei due che ha innescato lo scandalo è molto più perfido, violento, manipolatore, privo di rispetto per le persone di quello che si esprime con le parole e i concetti di chi ha concluso a fatica la scuola dell’obbligo. Perché delle due una: o Cecchi Paone, uomo di spettacolo, sta dicendo falsità per farsi pubblicità sfruttando l’enorme traino promozionale rappresentato dal calcio, e allora sta infangando persone e sta destabilizzando un ambiente dove si sta lavorando duramente per un obiettivo di prestigio; oppure Cecchi Paone dice la verità, e allora sta compiendo una violenza enorme contro persone che vorrebbero vedere rispettata la propria vita privata e che vorrebbero usufruire della riservatezza a cui ogni essere umano ha diritto. In un caso come nell’altro, offende molto più la dignità delle persone lui che non il crudo Cassano. Eppure il metro di giudizio che la stragrande maggioranza degli osservatori applica è esattamente al contrario: massima deprecazione per le uscite di Fantantonio, lieve irritazione per l’insistenza di Cecchi Pavone (non è un refuso: vediamo di dare anche a lui il soprannome che merita).

Perché un tale squilibrio nei giudizi? Ma perché Cecchi Pavone può giustificare le sue provocazioni dicendo che hanno per obiettivo l’accettazione sociale degli omosessuali, mentre nelle parole di Cassano si coglie solo il rifiuto della diversità. Naturalmente le motivazioni di Cecchi Pavone sono solo un pretesto per avere le mani libere per realizzare il suo investimento publicitario, egocentrico ed egoista, strumentale e strumentalizzatore come tutti gli investimenti pubblicitari. Ma è un pretesto che viene accettato senza discussioni, perché è ispirato al dogma politico-culturale dominante: quello dell’uguaglianza. Non ci sono più razze, religioni, differenze culturali, orientamenti sessuali, valori, costumi, ecc. rispetto ai quali si possano esercitare giudizi di valore, stabilire gerarchie di qualsivoglia genere, formulare critiche o esprimere apprezzamenti, anche positivi, ma di natura escludente rispetto ad altri soggetti. Tutto ciò in nome dell’uguaglianza di tutto con tutto, che è poi la base del relativismo culturale e morale, che a loro volta sono funzionali a liberare l’uomo dell’ingrombante presenza di Dio, della tradizione, dell’idea di natura umana: tutti ostacoli che impedirebbero all’uomo di esercitare la sua “autonomia”.

Perdonate la digressione, ma è importante per capire come mai la questione dell’omossesualità è diventata così politicamente rilevante nel mondo di oggi. Al centro della battaglia in corso non c’è il benessere o il malessere dei cosiddetti omosessuali: c’è uno scontro epocale, una guerra di civiltà che ha lo scopo di distruggere completamente tutto ciò che a che fare con Dio, la paternità, il rapporto uomo-donna, l’idea di una natura umana. Sono tutti ostacoli sulla strada della realizzazione della piena emancipazione morale, del libero esercizio dell’autonomia morale del soggetto.

Al tempo del comunismo la parola d’ordine è stata l’uguaglianza materiale, economica degli esseri umani, in nome della quale andava combattuta la diseguaglianza di ricchezza fra le classi. Chi mostrava dubbi su questa idea di uguaglianza e sui mezzi per raggiungerla, prima veniva infangato e distrutto moralmente, poi veniva arrestato e imprigionato. Oggi la parola d’ordine è l’uguaglianza sessuale, in nome della quale si scompaginano le forme tradizionali di famiglia e di generazione degli esseri umani. Chi non è d’accordo viene ostracizzato sui media, e in un giorno non lontano (nell’Europa del Nord già oggi) verrà punito con sanzioni pecuniarie, con la riduzione dei suoi diritti genitoriali sui figli, con l’esclusione da certe professioni e da certe carriere: le stesse misure che prendeva il comunismo, meno il carcere. Per ora.

Dunque Cecchi Pavone può tranquillamente trasformare la sessualità delle altre persone in uno spettacolo per i media, può strappare l’intimità agli esseri umani, può spargere sospetti gratuitamente e intorbidire i rapporti fra le persone, ma nessuno lo richiamerà all’ordine con durezza: troppa è la paura di essere accusati di “omofobia”, di arretratezza culturale, di razzismo.

L’ideologia del gender ha già le sue liturgie e i suoi riti mirati a consolidare la sua egemonia culturale e politica. Inizialmente ho sottovalutato l’alzata di genio del giornalista che ha voluto trasformare la conferenza stampa con Antonio Cassano in un tranello con la sua domanda sugli omosessuali nella Nazionale; il solito giornalista che deve creare il caso per riempire le prime pagine del giornale sportivo nelle giornata in cui i nostri non giocano, ho pensato. In realtà qui c’è molto di più della perfidia e del cinismo del giornalista in cerca dello scoop in una giornata di magra. C’è l’esigenza che tutte le ideologie dominanti hanno di intimidire la società per confermare continuamente la loro egemonia. Si prende l’ingenuo di turno, gli si fa dire la cosa politicamente scorretta, lo si stigmatizza pubblicamente e lo si obbliga all’autocritica; così si manda un messaggio a tutta la società, si fa intendere a chi ha dubbi e perplessità che è meglio che se li tenga per sé, se non vuole essere messo alla gogna come il capro espiatorio che è stato appena sacrificato. Il comunismo in generale, e il maoismo in particolare, sono stati maestri in questa strategia del controllo sociale. L’ideologia del gender ricalca lo stesso modello. Prepariamoci. Questo è solo l’inizio.

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