“Ma magari è un bravo avvocato”, diceva qualcuno di Conte

Giuseppe Conte
L’ex premier e presidente (dichiarato decaduto) del M5s Giuseppe Conte (foto Ansa)

Su Dagospia si riporta un articolo di Pasquale Napolitano sul Giornale nel quale si scrive: «L’“avvocato degli italiani“ è riuscito a combinare un pasticcio legale senza precedenti nella storia della Repubblica. Riuscendo a farsi cancellare tutti gli atti della Grande Svolta solo perché l’assemblea degli iscritti del 3 agosto 2021 ha deliberato “in prima convocazione” senza la partecipazione della metà più uno degli iscritti, violando cioè quella regola che conosce a memoria ogni amministratore di condominio».
Il nostro Conte è subito apparso come una farsesca invenzione politica. “Ma magari è un bravo avvocato”, diceva qualcuno. E invece i fatti riportati dimostrerebbero che anche professionalmente è sempre e proprio quel paglietta che sembra.

Su Dagospia si riporta un articolo di Simone Canettieri sul Foglio nel quale si scrive: «Gli avvocati dell’ex comico sono al lavoro per cercare di fare luce in questo caos».
Se non fossi un commentatore di età avanzata che deve mantenere un livello medio di decenza, mi metterei a inventare una giustizia a orologeria sui grillini: non si è fermato il processo per stupro del figlio, è arrivata tra capo e collo la vicenda Moby, hanno perquisito gli uffici di Giuseppe Conte, nuovi guai per il suocero di Conte e infine l’annullamento della nomina dei vertici del movimento. Se appunto non fossi un vecchietto ma fossi ancora in età ribalda, potrei arrivare a sostenere che c’è un qualche messaggio nelle varie bottiglie. Del tipo: voialtri, nostri stupidi lacchè, non permettetevi di mettere i bastoni tra le ruote della riforma Cartabia, che se no ci tocca il referendum.

Su Startmag Pierluigi Mennitti scrive: «La verità sta spesso nei dettagli, nelle cose non dette. E a pronunciare esplicitamente il nome di Nord Stream 2, nella prima giornata del viaggio di Olaf Scholz negli Stati Uniti, non è lui, il cancelliere invisibile, ma Joe Biden, nella conferenza stampa congiunta. Se la Russia invade l’Ucraina, per il gasdotto è finita: sarebbe “un progetto strano”, dice letteralmente il presidente americano. Scholz invece usa giri di parole, ripete quanto detto nei giorni scorsi anche a Berlino, e cioè che se la Russia invadesse l’Ucraina andrebbe incontro a reazioni anche economiche, ma un esplicito riferimento a Nord Stream 2 non lo fa mai. Né in conferenza stampa, né altrove, neppure in un’intervista alla Cnn, nella quale pure ha dimostrato una buona capacità di eloquenza. Resta così ancora nell’ambiguità l’atteggiamento tedesco nei confronti del controverso gasdotto sotto il Baltico che dovrebbe raddoppiare il flusso di gas dalla Russia alla Germania, evitando una volta per tutte i tubi in transito per l’Ucraina».
Ecco qualche parola onesta sul punto debole dell’Unione Europea verso Mosca, parole oneste ma sommerse dalla disinformacija dei media mainstream, secondo i quali i più fedeli amici di Vladimir Putin sarebbero i Salvini e i Frattini.

Su Atlantico quotidiano Fabrizio Borasi scrive: «Nell’ultima scena della tragedia, Riccardo III, ormai prossimo alla sconfitta da parte del proprio rivale, il futuro Enrico VII, giunge ad offrire il proprio regno (per cui tanto aveva intrigato) per un cavallo, quasi che Shakespeare ci ricordasse implicitamente la vanità delle cose umane se non basate su valori forti. La democrazia è un valore fondamentale e purtroppo nel nostro paese la stiamo lentamente perdendo. Essa non garantisce un’aureola di infallibilità ai governanti, ma garantisce loro la cooperazione dei cittadini anche nel dissenso: in una società così drammaticamente divisa come quella italiana attuale (anche a causa della pandemia e del modo in cui è stata gestita) è di cooperazione e di rispetto tra governanti e governati (e non di un potere che ha sempre ragione e fa sempre “l’unica cosa possibile”) che c’è urgente bisogno».
Ecco una interessante riflessione sulla tragica deriva italiana di un Parlamento che sta perdendo, anche nell’elezione del presidente della Repubblica, una vera legittimazione democratica.

Sulla Zuppa di Porro Stefano Magni scrive: «Di fronte a uno scenario così teso, l’atteggiamento dei media è stato: tacere finché si è potuto, demonizzare quando non si è più riusciti a tacere. La demonizzazione ha seguito un canovaccio ormai collaudato in due anni. Ogni parvenza di simbolo razzista o di destra, come l’antica bandiera dei sudisti, è stato ricollegato ad una natura “suprematista bianca” della protesta. I manifestanti contro l’obbligo vaccinale accusano il governo laburista canadese di comportarsi come i nazisti e per questo alcuni hanno disegnato la svastica sulla bandiera canadese. Ciò ha permesso ai media di parlare di “svastiche sventolate nei cortei” e dunque agitare il pericolo neo-nazismo. I fact checkers si sono messi immediatamente all’opera per smentire i grandi numeri dei manifestanti, parlando di “poche centinaia” di adesioni al culmine della protesta, lo scorso 29 gennaio. Tuttavia, le riprese aeree mostrano una manifestazione di dimensioni ben superiori. Forse nel tentativo di suscitare antipatie anche dei conservatori nei confronti dei camionisti, per giorni, istituzioni e media hanno alimentato lo scandalo di un episodio di “profanazione” del memoriale del Milite ignoto. In realtà si trattava di una manifestante che si è messa a gridare “libertà” sulla scalinata del monumento. In epoca di “cancel culture” e di distruzione dei monumenti, da parte di attivisti di estrema sinistra, di cosa stiamo parlando, di preciso? La prima richiesta della protesta, che ormai va ben oltre quella dei soli camionisti, è una domanda di libertà. E di rispetto della Carta dei Diritti e delle Libertà canadese che sancisce la piena libertà di movimento. Se la richiesta di libertà di movimento e di rispetto dei diritti individuali, adesso, è “estrema destra”, chiediamoci piuttosto cosa sia diventata la sinistra. E cosa voglia da noi».
Questo articolo aiuta a capire i dilemmi che l’indispensabile lotta alla pandemia pone alle diverse comunità nazionali: un virus che si espande grazie ai movimenti delle persone non può non richiedere provvedimenti restrittivi di alcuni “movimenti”. Persone che “vivono” della facoltà di muoversi (peraltro indispensabile anche all’economia più in generale), non possono non essere preoccupate da certe restrizioni. Di fronte a una situazione classicamente tragica, la pura scelta dell’imposizione è esposta ad alcuni atti di rigetto di settori della società, che possono diventare particolarmente dannosi quando riguardano una categoria come quella dei camionisti che assicura funzioni vitali per noi tutti. È realistico rispondere a questa situazione solo attraverso la demonizzazione (e il nascondere i fatti) come descritto dalle frasi che citiamo? Mi pare che manchi soprattutto una metodologia di coinvolgimento dei corpi intermedi della società: l’idea che si risolva tutto dall’alto, senza un adeguato dialogo e ascolto, pur in parte giustificata nel breve periodo dall’emergenza, alla fine non è risolutiva e può preparare scenari pericolosi.

Su Dagospia si riporta un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera nel quale si scrive: «L’istituzione che già mesi fa intervenne in modo molto duro contro l’introduzione dell’“e” capovolto, appunto lo schwa cocciutamente voluto dai promotori “per rendere la lingua italiana più inclusiva e meno legata al predominio maschilista”».
Il giornalista che, insieme alla Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo, si è inventato la battaglia contro “la casta politica” aprendo nel 2007 la strada al grillismo, adesso si batte contro quelli che vogliono disgregare la lingua italiana grazie a stereotipi antimaschilisti. C’è un tempo per distruggere e uno per ricostruire?

Su Fanpage si scrive: «La Lega di Matteo Salvini torna a strizzare l’occhio al Nord. E chiaramente lo fa giocando la carta dell’autonomia. “Non escludo di chiudere il percorso dell’autonomia prima di fine legislatura. Ne ho parlato con la ministra Gelmini, ne parlerò con Draghi. Non dispero e non escludo di riuscire a chiudere il percorso dell’autonomia prima della fine della legislatura”, ha detto il segretario del Carroccio».
Lindon B. Johnson diede di Gerald Ford (il repubblicano che sostituì Richard Nixon dopo il Watergate) questa descrizione: «Non è capace di camminare e masticare insieme una gomma». Chiunque fa politica dovrebbe tener presente questa battuta. Rilanciare una sacrosanta autonomia delle Regioni del Nord è un obiettivo che va lanciato tenendo conto degli equilibri costituzionali, gestendo un rapporto con i corpi intermedi (dalle associazioni datoriali ai sindacati, al volontariato) e che infine richiede un’iniziativa verso il Sud d’Italia. Insomma non basta una chiacchierata con Maria Stella Gelmini e neanche con Mario Draghi. Né un bel po’ di “like” che si ricevono su Facebook.

Su Leggo Claudio Amendola dice: «Ha più senso amare il curling di questo calcio».
Trattasi di un incoraggiamento anche a Carlo Calenda che al momento ha altrettante chance di avere un ruolo politico rilevante di quante ne ha il curling di sostituire il calcio?

Su Linkiesta Francesco Cundari scrive: «Così sentiamo ripetere ancora oggi, esattamente come sostenevano i promotori dei referendum maggioritari del 1993, che il proporzionale porterebbe alla frammentazione, alla proliferazione dei piccoli partiti e all’instabilità dei governi».
Ma chissà come vengono in mente certe idee alla gente?

Su Formiche Rino Formica dice: «Il Parlamento è il centro, non il governo, come voleva far credere chi sosteneva l’insostituibilità dell’attuale premier. Mattarella ha ricordato che questo non è il governo di Draghi, è il governo del Parlamento, e che dalla sua fiducia dipende. Non esiste una copertura assicurativa».
Il ragionamento di Formica filerebbe perfettamente se comprendesse anche una riflessione sulla sovranità popolare che è la base (nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione) della centralità del Parlamento: il rifiuto prima di Giorgio Napolitano poi di Sergio Mattarella di prendere atto che le Camere dal 2011 al 2022 avrebbero dovuto essere sciolte in svariate occasioni perché si era creata una divaricazione insostenibile tra rappresentanti e rappresentati, hanno alla fine determinato un Parlamento iperpagnottista, del quale invocare la centralità è una evidente presa in giro.

Sul Blog di Beppe Grillo si scrive: «La nostra visione del mondo è sempre la stessa: vogliamo costruire un futuro più sostenibile, equo, partecipato, accessibile e digitale. Cinque stelle polari».
Una sostenibile, equa, partecipata, accessibile e digitale nave da crociera non può che orientarsi su delle stelle polari.

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