Se la Boccassini parla della «furbizia orientale» di Ruby, la colpa è della destra xenofoba, razzista e schiavista

«Per assurdo, in questa situazione, la minore, extracomunitaria – persona, lo ripeto, intelligente, furba, di quella furbizia proprio orientale, delle sue origine – sfrutta, riesce in una… a sfruttare la propria essere extro-comunitaria».
Ilda Boccassini, requisitoria contro Silvio Berlusconi, trascrizione letterale dal video del Corriere della Sera, 13 maggio 2013

In quanto bieco cesaropapista servo dei padroni, il Correttore di bozze sa di averle tutte ma proprio tutte, compreso il tipico vizio dei clericaloni opportunisti: la piaggeria verso i potenti. Lungi da lui perciò pretendere di impartire lezioncine di indipendenza a giornalisti dalla schiena notoriamente dritta quali sono i chiarissimi colleghi del Corriere della Sera. Dal basso della sua viscidità, però, egli si permette di far notare che l’editorialino vergato oggi a pagina 2 dalla fiammeggiante penna di Paolo Di Stefano in difesa di Ilda Boccassini appare, come dire?, un tantino troppo umido perfino per un lecchino incallito come il Correttore di bozze.

Udita l’incredibile “gaffe” (il Correttore di bozze si scusa per il francesismo, del resto mica poteva scrivere “cazzata”) pronunciata ieri nel tribunale di Milano dalla pm del caso Ruby durante la requisitoria contro Berlusconi, il solerte Di Stefano deve aver sentito l’urgenza di tutelare preventivamente la povera Boccassini dai prevedibili attacchi strumentali della destra berlusconiana antidemocratica impresentabile razzista becera nordista impunita puzzona eccetera.
Al Di Stefano è parso proprio «un peccato» che non tanto Ilda Boccassini in sé, quanto «la lunga requisitoria di Ilda Boccassini», ancorché, per carità, «così articolata e puntuale nella ricostruzione dei fatti» che ascoltarla era una goduria perfino per un inviato delle pagine culturali come Di Stefano, bè, è parso un peccato, si diceva, che cotanta requisitoria articolata e puntuale «sia scivolata in un preconcetto etnico decisamente stonato nel contesto di un processo in cui si presume che ogni parola venga pesata». Sbadatella di una requisitoria.

Qui Di Stefano non trattiene un mezzo rimbrotto, per quanto si possa rimbrottare un povero magistrato attaccato senza motivo dalla destra berlusconiana forzaleghista pervertita antipatica vecchia corruttrice di monorenni quasi maggiorenni eccetera. «Quando ha detto che Ruby è “furba di quella furbizia orientale propria della sua origine” – s’acciglia Di Stefano – la pm ha fatto proprio uno stereotipo di cui non si sentiva il bisogno in un processo già colmo di connotazioni ambientali». Già. Carina questa formula: connotazioni ambientali.
Adesso sapete perché il Correttore di bozze ammira così sfacciatamente i suoi colleghi del Corriere della Sera. Loro vedono e sentono le stesse cose che vede e sente il Correttore di bozze, per esempio questa: «Difficile poter credere che una ragazza possa avere mille euro in tasca facendo animazione, che vuole dire far ridere clienti stupidi. Difficile credere che qualcuno le potesse dare mille euro», ma loro le chiamano “connotazioni ambientali” e stanno ancora al Corriere della Sera. Il Correttore di bozze invece le chiamerebbe @#£$&?! e infatti guardate dove se ne sta.

D’altra parte si sa che il mondo è spietato. Difficile credere in questa vita che qualcuno possa dare mille euro al Correttore di bozze per far ridere clienti stupidi. Perciò meglio tornare al rimbrotto distefaniano. L’inviato culturale del Corriere non può accettare che passi senza un goccio di indignazione uno «stereotipo che peraltro viene in genere assegnato con discutibile facilità non all’Oriente (ammesso e non affatto concesso che il Marocco lo sia davvero) ma al Meridione dai settentrionali». E con questo siamo al climax dell’editorialino culturale. Grazie a questa trovata dello slittamento geografico il Di Stefano può passare finalmente dalla finta ramanzina al contrattacco. Chi sono infatti «i settentrionali» che abusano di stereotipi contro «il Meridione»? Esatto. Sono i leghisti della destra berlusconiana schiavista intollerante scoreggiona eccetera.

Sono loro i primi che hanno riempito «i recenti discorsi pubblici» di «termini offensivi e razzisti» rendendoli «spesso coloriti e sboccati». Sono loro i primi a fare «spettacoli indegni». Perciò, ammonisce Di Stefano, badino bene a dove mettono i piedi quelli della destra berlusconiana bossiana cialtrona sovversiva eccetera. Poiché «se ora quella “furbizia orientale” diventasse un motivo di scandalo in nome del “politicamente corretto”, dopo aver sorvolato tante volte con un sorrisino sui “bingo bongo” e simili goliardie, sarebbe alquanto curioso». Ora, la frase è un po’ contorta e il Correttore di bozze non è sicuro di aver capito bene, ma a questo punto ha la tremenda sensazione che Borghezio doveva fare il magistrato.

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