Benedetto XVI non ha bisogno di essere difeso, ma capito

Piccola confessione. Dal primo giorno del pontificato di papa Francesco ho quasi sentito il dovere di una difesa ostinata di Joseph Ratzinger, infastidito da quel continuo confronto con i modi di fare del suo successore. Eppure tempo dopo, ripensandoci, mi sono sentito come quei ragazzini che talvolta si affannano a difendere una persona cara più grande di loro: si stracciano le vesti e affastellano parole in suo favore, ma quella persona, senza alcun timore, li guarda, sorride benevolmente e con una serenità che costringe a fermarsi lì dice: “Dai, lascia perdere”.

Ecco, per qualche tempo ho pensato che Joseph Ratzinger avesse bisogno di una difesa. Lo avevo pensato anche altre volte, quando i giovani del concerto per l’Emilia non trovarono di meglio che scagliare contro quel loro potenziale “nonno” i loro fischi ingenui, o quando i dotti dell’Università La Sapienza lo ritennero indegno di parlare al loro tavolo. La rabbia mosse me e molti altri, lui, ora ne sono certo, semplicemente pregò per loro.

Ci ripenso oggi mentre rileggo, e propongo a voi, le parole dell’annuncio che scosse il mondo esattamente un anno fa. Qui il testo integrale in latino, le sottolineature sono mie.

Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere (agnoscere debeam) la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma

Un uomo capace di un gesto “estremo-unico” come questo, un gesto che “è oltre”, oltre i nostri miseri applausi, i nostri “bravo”, i “sai comunicare bene”, oltre la nostra illusione di essere indispensabili, un uomo che sa dire “agnosco” (“riconosco”) con la pace nel cuore… ecco, quell’uomo non ha bisogno di essere difeso. Non lo chiede, non gli serve.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •