Bagnasco: «I bambini hanno il diritto di crescere con mamma e papà. E non sono un diritto»

tratto dall’Osservatore Romano – «Il vero bene dei figli deve prevalere su ogni altro», poiché loro «sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre», hanno invece «diritto ad ogni precedenza e rispetto, sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali, dove respirare un preciso respiro». È quanto ha detto oggi il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, pronunciando la prolusione con la quale si sono aperti i lavori del Consiglio permanente, che termineranno mercoledì prossimo.

I bambini — ha ricordato il porporato citando le parole pronunciate dal Papa a Firenze nel novembre scorso, in occasione dell’incontro con i rappresentanti del quinto convegno nazionale della Chiesa cattolica — hanno «diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico». Al riguardo, i vescovi «sono uniti e compatti nel condividere le difficoltà e le prove della famiglia e nel riaffermarne la bellezza, la centralità e l’unicità: insinuare contrapposizioni e divisioni significa non amare né la Chiesa né la famiglia», perché «non solo crediamo che la famiglia è “la Carta costituzionale della Chiesa”, ma anche sogniamo un “Paese a dimensione familiare”, dove il rispetto per tutti sia stile di vita, e i diritti di ciascuno vengano garantiti su piani diversi secondo giustizia».

Del resto, ha detto il cardinale Bagnasco, i padri costituenti «ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso, coscienti che “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. In questo scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia, vi è una punta di diamante: i figli».

Nella sua prolusione, il presidente della Cei ha passato in rassegna anche gli altri temi che si pongono con maggiore urgenza all’attenzione pastorale. Tra questi, quello dell’accoglienza, che si afferma con ancora più forza nel contesto dell’anno santo: il giubileo della misericordia — ha detto il porporato — deve insegnare «a guardare le persone e le cose con occhi di bontà, sapendo che, così, le comprenderemo più a fondo, poiché la benevolenza si avvicina alla verità molto più del rancore o dell’indifferenza». Il pericolo infatti è quello dell’assuefazione rispetto alle sofferenze di tanti, compresi i cristiani perseguitati in diversi luoghi del mondo: «Invitiamo — ha detto il cardinale — le comunità ecclesiali, il mondo dell’associazionismo e della cooperazione, a fare in modo che i molteplici segni di accoglienza in atto sollecitino la politica locale e nazionale», perché «è necessario superare soluzioni affidate solo alla generosità di singoli e di organismi, favorendo un’accoglienza diffusa».

Ad acuire i disagi permangono anche gli effetti della crisi economica in Italia. «Continuano — con alcune alternanze — voci autorevoli circa la ripresa complessiva dell’economia: ce ne rallegriamo, ma siamo quotidianamente testimoni che, nelle nostre parrocchie e comunità, le ricadute sul piano concreto non si notano ancora». Ai giovani in cerca di occupazione, agli adulti che hanno perso il lavoro, i vescovi rivolgono l’esortazione a non arrendersi, e l’assicurazione che «la Chiesa è vicina; che insieme cerchiamo strade non solo di immediato sostegno, ma anche di nuove opportunità lavorative». Oltre a ciò — ricorda il presidente della Cei — c’è anche l’ascolto prestato dalle strutture cattoliche a quanti, sempre di più, chiedono aiuto di fronte a «una solitudine crescente» nel tentativo «di non affondare nelle sabbie mobili della invisibilità».

Foto Ansa


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