Architettura – La nuova casa della musica a Parigi dell’archistar Jean Nouvel

Progettare spazi in cui la musica regni sovrana e il suono si propaghi con perfezione e leggerezza è una doppia difficoltà, perché non solo vanno previsti i carichi statici e le tipologie strutturali, ma è necessario una corretta scelta dei materiali e una ben precisa disposizione dei volumi. In questo la nuova Philharmonie de Paris segna un nuovo standard qualitativo: l’archistar Jean Nouvel, coadiuvato dall’esperto Sir Harold Marshall, realizza un modello innovativo, con caratteristiche ben precise. La Grande Salle è in effetti uno spazio grandioso ma allo stesso tempo intimo, capace di tenere l’orchestra e lo spettatore vicini, con un sistema di palchi sfasati l’uno con l’altro, in modo da avere una distanza massima di 32mt (un valore eccellente). I 2’400 posti sono sospesi tra volumi concavi e convessi, che creano un luogo più piccolo e più accogliente rispetto alla grandezza del luogo. La luce e il legno circondano lo spettatore, che a quel punto viene cullato dalla musica che riempie ogni spazio.

La modularità della sala si trasmette anche negli altri spazi della Philharmonie. Il piccolo anfiteatro dedicato alla musica da camera è un altro spazio intimo che avvicina musicisti ed ascoltatori, mentre la sala dei concerti si presta ad ospitare momenti più innovativi e musiche diverse da quella classica. Il tutto in un edificio che da fuori appare come un vascello che solca le onde, struttura pesante e leggera al tempo stesso, con il tetto camminabile, acciaio e vetro a smussare gli angoli, ed un’altezza di 52mt che troneggia nel parco. Una sala di musica che rivaleggia con il Parco della Musica di Renzo Piano a Roma e la Walt Disney Concert Hall di Gehry a Los Angeles. E, inevitabilmente, presenta il conto del tempo che passa a strutture come l’Auditorium RAI di Torino progettato da Carlo Mollino, in una struttura forse un po’ chiusa in sé stessa. A Parigi invece proprio il foyer trasparente investito di luce permette il dialogo con il Parc de la Villette, un gioiello urbanistico che sfugge al tipico turista a Parigi, ma davvero memorabile.

I lavori per il parco cominciano con grandi ambizioni nel 1979: 35 ettari di verde affidati a Bernard Tschumi, la costruzione della Cité des Sciences et de l’industrie, l’apertura della Geode, un grandioso cinema emisferico, le 42 celebri follie rosse che punteggiano il parco, 12 giardini tematici, la riconversione dell’ex mattatoio in luogo di esposizione ed incontri, e soprattutto la Cité de la Musique, ovvero la Philharmonie 2, progettata da Christian de Portzamparc e sede del conservatorio e del museo della musica di Francia, un luogo di cultura e di ascolto. Un parco in cui arte, cinema, musica, teatro, socializzazione, sport, ambiente si incontrano per creare un luogo vivo e creatore di nuove esperienze. Il nuovo edificio ospiterà l’Orchestra di Parigi, insieme ad altri quattro ensembles. A livello gestionale, si è cercato di unificare il più possibile tutte le strutture musicali, innovando e creando uno strumento fluido e propositivo. In questo contesto, la nuova Philharmonie non è altro che la ciliegina sulla torta.

 

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