Si avvicina l’anniversario di piazza Tiananmen e la Cina arresta gli attivisti perché «disturbano»

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In Cina è stato arrestato un importante avvocato che si batte per i diritti umani, Pu Zhiqiang, colpevole di «aver causato disturbo» partecipando a un incontro privato a Pechino lo scorso weekend sul massacro di piazza Tiananmen del 4 giugno 1989 (qui l’intervista a tempi.it di uno dei leader studenteschi).

DIRITTI UMANI. Pu (nella foto dell’incontro in prima fila all’estrema destra) è famoso per aver difeso dalle accuse delle autorità comunista nei tribunali il celebre artista Ai Weiwei e gli attivisti del “Movimento dei nuovi cittadini”, che in linea con la politica contro la corruzione voluta dal presidente della Cina Xi Jinping hanno chiesto ai vertici del partito di pubblicare i loro conti in banca. Per questo alcuni dei leader del Movimento sono stati arrestati e condannati a pene detentive in carcere.

«TOGLIERLO DALLA CIRCOLAZIONE». La detenzione di Pu, secondo Human Rights Watch, «ha come scopo quello di toglierlo dalla circolazione durante questo periodo sensibile e di inviare un messaggio a tutti quelli che vogliano commemorare il massacro durante [il 25esimo] anniversario». Insieme all’avvocato, che ha partecipato agli avvenimenti del 1989 e che ha promesso di tornare in piazza Tiananmen ogni anno, altri cinque attivisti sono stati arrestati per aver partecipato al raduno.

«LE RADICI DEL CAOS SOCIALE». All’incontro incriminato hanno preso parte circa 20 persone, tra cui alcune madri delle vittime del 1989. In un messaggio inviato dopo l’incontro al Wall Street Journal, i partecipanti hanno dichiarato che «la selvaggia repressione del 4 giugno ha piantato le radici per il caos sociale che viviamo oggi. (…) Per ricostruire la moralità della società in Cina, dobbiamo scavare a fondo e scoprire quelle radici. (…) Quello che chiediamo e che stiamo facendo ora è provare a investigare la verità dell’incidente, che non è stato una “sommossa”, ripristinare la verità storica e di conseguenza ottenere giustizia e un cambiamento sociale sanando le ferite del paese».

CANCELLARE LA MEMORIA. Anche alcuni giovani che non c’erano nel 1989 hanno partecipato all’incontro, affermando di «essere rimasti scioccati e ispirati da questa storia». La memoria è proprio ciò che il partito comunista cinese vuole cancellare ed è per questo che impedisce ai suoi cittadini di ricordare il massacro di almeno 2 mila persone. Quest’anno la data è sensibile non solo perché si tratta del 25esimo anniversario ma anche perché è appena morto Hu Yaobang, ex segretario generale del partito comunista, il cui decesso ha innescato i moti di protesta (qui la sua storia).

«VERITÀ DELL’UNIVERSO». Rispetto agli anni scorsi, oggi parlare di piazza Tiananmen è ancora più difficile in Cina, visto che per legittimare il suo potere il nuovo presidente Xi Jinping sta rafforzando il ritorno a un’ideologia maoista. Non a caso, l’anno scorso, in un editoriale del People’s Liberation Army Daily ha addirittura fatto scrivere che la dottrina comunista è «la verità dell’universo». E in un altro che Mao non deve essere screditato del tutto per la Rivoluzione culturale.

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