Ambrosoli contro Cl, l’Imu educativa e il Papa esodato. Chi l’ha sparata più grossa?

Riordinando i giornali della redazione e spulciando tra le agenzie di stampa e su internet, il Correttore di bozze è incappato in tre dichiarazioni davvero strabilianti. Il Correttore di bozze, forte del fatto che come opinion maker può vantare nel suo curriculum un attestato di frequenza alle scuole serali elementari, quivi ve le ripropone, affinché, anche coloro che fra voi posseggono una tripla laurea con master carpiato incorporato, possano esserne informati.

QUESTA TE LA POTEVI RISPARMIARE/1. AMBROSOLI E CL
Il suo battesimo in politica?

«Al liceo classico Manzoni, rappresentante di istituto e poi nel Consiglio scolastico distrettuale. Lista Iniziativa laica, molti giovani repubblicani e liberali, movimenti ai quali io non sono mai stato iscritto. Avevamo la maggioranza, contro la lista di sinistra e quella di Cl».
Diciamolo chiaro: in Lombardia, dal primario al portantino, non entri se non stai con Comunione e liberazione…
«È inquietante sapere che la salute di ciascuno di noi è in parte condizionata da logiche del genere. Sull’interruzione volontaria della gravidanza, per esempio, in moltissime strutture lombarde la legge dello Stato che la consente trova enormi ostacoli alla sua applicazione a causa di una larghissima obiezione di coscienza: è doveroso chiedersi se quella obiezione è espressione di un reale sentire del medico o dell’infermiere o non invece di un calcolo di interesse legato a una logica di appartenenza, direi di familismo, “di questo mi posso fidare”».
Umberto Ambrosoli, intervista all’Espresso, 4 dicembre 2012

QUESTA TE LA POTEVI RISPARMIARE/2. LA FUNZIONEEDUCATIVA DELL’IMU
«Dirò di più: l’IMU è anche morale ed educativa (bisogna anche avere il coraggio di usare parole desuete e considerate piuttosto ridicole)».
Ciro Noja, architetto, in un articolo pubblicato da Gad Lerner sul suo blog

QUESTA TE LA POTEVI RISPARMIARE/3. IL PAPA ESODATO
«Svalutato il sacro a cifre da saldi, meno del Tfr di un impiegato statale, Benedetto XVI, pontefice esodato, uscente giorno dopo giorno, saluta in continuazione, ripetendo “me ne vado”. Oggi, tocca alla platea di Castel Gandolfo sorbirsi il decimo addio al soglio ed al mondo da parte del vicario che non c’è. Insomma, quel che resta di Pietro somiglia a Gasperino, l’onnipresente bibitaro degli stadi romani, dal Torino al Flaminio, sino all’Olimpico, anni Cinquanta e Sessanta del secolo XX. Nella stagione fredda, Gasperino minacciava sovente i tifosi sparagnini di andarsene, lasciandoli senza il conforto del tonificante “Caffè Borghetti”. “Me ne vado”, reiterava a raffica il bibitaro massimo, proprio come il pontefice minimo Joseph Alois Ratzinger».
Giancarlo Lehner, parlamentare di Popolo e territorio

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