Alle sardine servivano volti nuovi, ed ecco Monti, Prodi, Saviano

Mattia Santori tra le sardine di Taranto

Pericolo fascismo! Politiche dell’odio! Gente che diffonde la paura! Gente che scrive insulti sui social! E poi populisti! Populisti ovunque!

Scusate lo sperpero di punti esclamativi, ma ogni tanto dobbiamo ricordarci per cosa stiamo combattendo, anche e soprattutto in un blog come questo, nato per celebrare le sardine che sconfiggono Salvini un giorno sì e l’altro pure. Non vorremmo che l’ebbrezza della vittoria ci facesse perdere di vista il motivo per cui scendiamo in piazza: innanzitutto per promuovere l’uso dei toni pacati, e poi per scongiurare il rischio che l’Emilia Romagna finisca nelle mani dei fascisti, dopo tanti anni di serena alternanza democratica tra Pci, Pds, Ds, Pd e anche un po’ di Rifondazione comunista.

A proposito di vittorie esorbitanti, giovedì gliele abbiamo suonate di nuovo ai populisti, questa volta a Ravenna, dove, come ha scritto giustamente il Fatto quotidiano, «la Romagna leghista si è ritrovata in un mare di Sardine». Mamma che batosta. Sentite qua: «Salvini davanti a 500 persone, a pochi metri la piazza invasa da migliaia di persone». Che poi, secondo me, se contavamo anche le condivisioni social, eravamo milioni, ma anche migliaia fa comunque la sua scena. Pacata, ma scena.

Per quanto riguarda poi il pericolo fascismo che incombe su tutti noi sotto forma di populisti, ci sembra buona la riflessione dello storico del cristianesimo Alberto Melloni. Gli fa notare il giornalista del Fatto: «Ora si dice: se l’Emilia è rimasta rossa, la Romagna è divenuta leghista». E Melloni:

«Non è affatto vero. L’egemonia culturale riformista è omogenea, il centrosinistra ha governato con qualità e la giunta Bonaccini ha fatto cose egregie. Sul punto non possiamo dir niente. Quel che paghiamo, oltre la suggestione della paura, questa costruzione a tratti fantastica con la quale Salvini è riuscito a costruirsi un popolo, è di non aver fatto i funerali alla cooperazione».

Non trovate che sia bellissimo il concetto di «egemonia culturale riformista omogenea»? È stupendo. Egemonia significa vittoria e vittoria significa sardine. Certo, un po’ dà anche l’idea che il pericolo dell’invasione fascista in Emilia Romagna sia tutta una buffonata e che quindi le sardine in fondo in fondo non servono a una mazza. Ma pazienza. L’importante è che soffrano i populisti.

E chissà quanto rosicheranno, i populisti, e le politiche dell’odio, adesso che abbiamo ottenuto l’«endorsement» di Mario Monti. Proprio così: «endorsement» lo chiama il Corriere della Sera.

«Un endorsement è arrivato dal senatore a vita ed ex premier Mario Monti dallo studio di Agorà (Rai3): “Le guardo con molto interesse, queste Sardine. Mi sembra che stiano dando gambe e voce ad esigenze molto elementari di una società che però nella politica italiana sono state abbastanza dimenticate, cioè che si ragioni e si parli delle cose in modo pacato, che chi governa se possibile non sia totalmente privo di competenze. Sono punti un po’ dimenticati, è un po’ paradossale che occorra andare nelle piazze per farli valere”. E alla domanda se scenderebbe in piazza con loro una risposta sorprendente? “Perché no”».

Ragazzi, Mario Monti, vi rendete conto? Proprio lui, Marietto caro, il più amato dagli italiani. E forse uno di questi giorni scenderà pure in piazza con noi. Allora sì che per i populisti saranno pianto e stridore di denti (verrebbe da dire “saranno lacrime e sangue”, se non sembrasse un autogol).

E non è finita, perché come ricorda il Corriere l’endorsement del mitico Monti arriva dopo «quelli di Romano Prodi, Roberto Saviano e della cantautrice americana Patti Smith». Porcaccia la miseria, che filotto. Beccatevi questa, populisti.

Senza dimenticare che abbiamo tra noi anche la briosa Elsa Fornero, la quale ci ama perché noi sì che avevamo compreso la sua riforma delle pensioni. Prendi e porta a casa, populista esodato del menga. Mamma mia che batticuore, roba da mettersi a gridare Bella ciao dai balconi, difficile mantenere i toni pacati davanti a tanto bendiddio e personcine adorabili.

Meglio darsi una calmata. Ce lo ha suggerito proprio ieri su Repubblica Francesco Merlo (a proposito di personcine adorabili) con un editoriale assai opportuno.

Questo blog ritiene che tutti gli sconfiggitori di populisti nonché tutti i ritagliatori di sardine in cartoncino debbano leggere accuratamente la riflessione di Merlo. Attenzione perché non è semplice comprenderne il senso al volo. Sulle prime, infatti, può quasi sembrare che Merlo ce l’abbia con il nostro non-capo Mattia Santori quando gli rimprovera di essere andato ospite alla trasmissione Un giorno da pecora a «compiacersi di attirare “soprattutto le over cinquanta”».

Sembra che Merlo ce l’abbia con Santori anche quando ricorda che il non-leader ha «pure mangiato in diretta un piatto di sardine al limone». Idem quando constata che «Mattia non si perde una trasmissione, da Piazza Pulita a Floris, da Daria Bignardi a Lilly Gruber…, sta sempre lì a fare il marziano».

Qui però ci sentiamo di poter dire che invece non è affatto come sembra. È vero che Merlo scrive «mi capita, quando lo vedo, di imbarazzarmi per lui», ma non può essere che ce l’abbia veramente con Santori. E quando il giornalista fa appello agli altri tre non-capi delle sardine, «Andrea Garreffa che è la testa, Roberto Morotti che è la coscienza, e Giulia Trappoloni che è il cuore», lasciando fuori dall’elenco soltanto il Santori medesimo e poche residue parti anatomiche a cui assimilarlo, di nuovo escludiamo che si tratti di un velato modo di dargli del coglione.

Tranquillizzatevi amici, Repubblica non attacca le sardine. Se Merlo non perdona a Santori di aver «confessato il vizietto di passare col rosso con il motorino», è soltanto per il nostro bene. È per ricordarci che passare con il rosso non si fa, così come non si fanno politiche d’odio e non si dicono cose populiste, perché «le sardine hanno uno stile», che diamine.

«E va bene che tutti noi adoriamo almeno un po’ le bricconate, ma le sardine sono il contrario dell’Italia che passa col rosso, che è la stessa che salta le code e parcheggia in seconda fila. Le sardine sono uno stile, una voglia di misura, di un senno, la necessità di una regola d’eleganza in un Paese che ha elevato a pedagogia il fregare il prossimo. L’Italia dei “meglio furbi che virtuosi” è quella della prepotenza e non della solidarietà. Insomma non è l’Italia delle sardine».

Ah, che tuffo al cuore. Da quanto non sentivamo così impellente il bisogno di resistenza dell’Italia civile e democratica contro i populisti che parcheggiano in seconda fila! Guai a voi, fascisti che saltate le code e spiaccicate i capperi sotto il tavolo! È venuta la vostra ora: adesso arriviamo noi sardine che prenderemo il numerino, e lo faremo con molta eleganza, dopo di che ci metteremo pazientemente in coda, sempre con grande eleganza, e quando sarà venuto il nostro turno, ma solo allora, ci accosteremo al bancone e ordineremo due etti di cotto e bòn. Grazie e arrivederci. Vedrete allora se questa Italia finalmente non ripartirà.

Quanto a Santori, davvero, insistiamo, secondo noi Merlo non ce l’ha con lui.

«Le sardine che sono acefale e vogliono restare senza capo, le sardine che sono il contrario dei signori qualunque della tv, rischiano di trasformare la bella faccia di Mattia, che giustamente hanno scelto a rappresentare tutte le loro belle facce pulite, in quella dell’ultimo allampanato dal successo».

Il problema, caro Mattia, non sei tu. Soltanto che eri più bello quando stavi su Facebook. Perciò, per favore, tornatene nella fibra ottica.

Nel frattempo, se alle sardine servisse un nuovo non-capo, ci sarebbe questa segnalazioncina comparsa sempre su Repubblica di ieri a pag. 39. 

Dice che «Saviano diventa sardina» e ci regala «un racconto in prima persona, e una riflessione culturale, sul movimento che sta dando finalmente una scossa al Paese». In effetti, dopo che Santori ci ha tradito con tutte quelle infrazioni del codice della strada, si sentiva proprio il bisogno di vedere in piazza un volto nuovo e per niente inflazionato come quello di Saviano. La sua riflessione culturale saprà darci la giusta carica per sbaragliare altri populisti.

Del resto, se è vero che «le sardine hanno uno stile», esse hanno anche e soprattutto ottime ricette, e in ogni ricetta a base di sardine che si rispetti non può mancare una spruzzata di prezzemolino.

Foto Ansa