Al Castello di Udine l’allievo Giambattista Tiepolo e il maestro Paolo Veronese

Per chi ama la maestosità, le tonalità pastello, le storie che si perdono nella notte dei tempi, il Castello di Udine diventa una fortezza che ci catapulta nell’700 veneziano dove a sedurci con i loro capolavoro sono artisti del calibro di Gianbattista Tiepolo e Paolo Veronese. Formatosi, il primo, sull’esperienza pittorica del secondo, manierista più vecchio di due secoli, il suo stile raggiunge una resa coloristica mai vista prima e misura spazi di enorme profondità e vastità prospettica. Ed è proprio nella città di Udine che Tiepolo affresca la cappella del Santissimo Sacramento del Duomo e lavora nella volta dello scalone e nella galleria del Palazzo Patriarcale. Ma quello che è il vero protagonista della retrospettiva I colori della seduzione. Giambattista Tiepolo e Paolo Veronese che da domani apre i battenti fino al 1 aprile 2013, è il Mosè salvato dalle acque, un’opera tagliata negli anni ’20 dell’800 e mai ricomposta posseduta dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, che finalmente sarà riaccostata all’Alabardiere della collezione Agnelli di Torino.

Accanto a queste due opere prenderà posto il Mosè salvato dalle acque di Paolo Veronese del Musée des Beaux Arts di Digione che rivelerà le assonanze e le soluzioni personali adottate dall'”emulo di Paolo” – così il critico Francesco Algarotti si riferiva al Tiepolo – una volta maturata la lezione del maestro e imboccata la propria strada verso il superamento della “maniera scura” del Cinquecento. E’ il racconto della storia antica e dei temi religiosi – il Mosè salvato dalle acque, il Ratto d’Europa, le Cene e i Banchetti, l’Adorazione dei Magi – a dare continuità al percorso espositivo che a seconda delle varie opere assume colori più squillanti e ombre più colorate. Un confronto che si rafforza anche dai numerosi bozzetti e dai disegni che raccontano il modo in cui Tiepolo ha tratto ispirazione dal Veronese nei vari momenti del suo percorso creativo.

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