Ai puristi, bidelli del nulla, io dico: lunga vita a Masterchef

A differenza di tanti ottimi colleghi, noi non guardiamo con fiero cipiglio Masterchef, il popolare programma (com’è che si chiama? Talent show?) che ha furoreggiato anche quest’anno su Sky e che a breve sarà trasmesso su Cielo. Pare che la cucina, per finire in televisione e per essere digesta a molti osservatori, debba essere circonfusa di un’aura sacrale, para-culturale e seriosa. Questi osservatori sono magari gli stessi che inarcano il sopracciglio, che puntano un ditino tremolante e inamidano la vocina indignata quando, per esempio, un produttore di vino sceglie una procace modella per la sua campagna marketing. A tutti questi custodi, questi sacerdoti, queste autonominate vestali della vera purezza del vino e della gastronomia, una cosa come Masterchef non può piacere. Incrina troppo la loro seriosità di compunti bidelli del nulla, eterni nostalgici di Ave Ninchi e di qualunque cosa televisivamente abbia visto la luce prima del 1980 (a esser buoni).

Intendiamoci, Masterchef non è la perfezione. Ma quest’anno ha fornito innumerevoli momenti di soddisfazione sia al “televisionista” che all’appassionato culinario. Dove si trova, al giorno d’oggi, un personaggio come Joe Bastianich, divertentissimo Savonarola del gusto, con l’accento broccolino da Stanlio e Ollio e i piatti schifiltosamente appoggiati a lato, a specchio della disistima verso chi ha osato cucinargli un abominio? Da nessuna parte. Nessuna figura televisiva, nemmeno il circo di giudici del celebre Amici di Maria De Filippi, sa imporsi in questo modo, attualmente. A Bastianich si contrappone l’agreste semplicità di un Bruno Barbieri viceversa molto più pronto a spiegare che a condannare senz’appello, malgrado abbia contribuito alla diffusione del gergale neologismo “mappazzone”, anche nei contesti più insospettabili. In mezzo, l’algido e simpatico Carlo Cracco, chef di immenso talento e di sicuro genio, fa un po’ da contrappeso.
Manca certamente l’estremista dell’arrabbiatura, il bruciafornelli isterico, il Gordon Ramsay della situazione. Ma non fa nulla, a noi va bene così. E ci piace pure vedere gli aspiranti vincitori alle prese con ingredienti inusuali (su certe tavole) come le interiora. Nessuno di loro, o quasi, sapeva che farci. E i tre mega-giudici, facendo vedere agli spettatori gli sbagli dei candidati, davano di fatto consigli e lezioni, suggerimenti spendibili in cucina anche a casa propria.

E poi il teatro, l’ “antipatica” Tiziana vincitrice, la naif e toscanissima Daiana, il simpatico Ivan… Chi ha detto che lo spettacolo non deve esistere? Ai soloni che aborrono Masterchef, in fondo l’intrattenimento non piace. Anzi, probabilmente non piace la televisione. Sono un po’ tutti come il compianto Beniamino Placido, che, come sintetizzò mirabilmente Vittorio Sgarbi, amava guardare la televisione spenta. Solo che Placido sapeva scrivere e aveva ben diversa classe. Anche solo come antidoto a questi personaggioni, lunga vita a Masterchef.

tommasofarina.com

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