A Pogba tre giornate per lo scaracchio. A chi sputazza su Andreotti manco un’ammonizione

Il Correttore di bozze ha un nuovo mito. Paul Lalibe Pogba, il giovane centrocampista della Juventus dotato non solo di una poderosa cannella ma anche di un poderoso scaracchio. Proprio grazie a quest’ultima sua virtù, simpaticamente esercitata nell’ultimo turno di campionato all’indirizzo del difensore del Palermo Salvatore Aronica, il francese si è guadagnato ben tre giornate di squalifica. Giusto le tre che mancano alla fine del campionato. Stagione chiusa in bellezza.
A Pogba va quindi tutta l’ammirazione del Correttore di bozze, non tanto per lo sputazzo in sé quanto per la giustificazione che il calciatore ha voluto azzardare davanti al giudice sportivo Tosel, riferita oggi dal Corriere della Sera. «Non avevo visto il giocatore», si è difeso Pogba. «Se avessi voluto colpirlo, non l’avrei mancato visto che era a un metro da me». Perché un campione è un campione sul campo, ma prima ancora lo è nella vita.

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Sempre a proposito di sputi, poi, il Correttore di bozze ha trovato molto istruttivo l’elenco dei messaggi di giubilo (si fa per dire) per la morte di Andreotti. Qualche esempio.

Roberto Saviano, appena giunta la notizia, ha voluto condividere coi suoi amici su Facebook «la prima immagine che mi è tornata in mente». Segue domanda/spataffiata di Eugenio Scalfari tratta dal film Il divo. Ma tu guarda, che memoria elefantiaca questo Saviano, che si ricorda, paro paro, virgola per virgola, le parole (equilibrate, tra l’altro) dell’augusto Eugenio. Poi uno fa un giro su wikiquote e scopre che trattasi di copia e incolla. Ah, ecco.

La deputata grillina Giulia Sarti su Twitter: «È morto Andreotti, il condannato prescritto per mafia» (di nuovo correttamente riportato da wikipedia).

Il procuratore Gian Carlo Caselli, che contro il divo Giulio rappresentò la pubblica accusa a Palermo: «Sul piano umano la morte di una persona merita sempre rispetto»; e poi «non posso parlare delle sue attività politiche, non è un mio compito… In primo grado fu assolto. In appello parziale ribaltamento della sentenza: fino al 1980 la Corte d’Appello ha ritenuta provata la responsabilità penale dell’imputato per avere commesso il delitto ascrittogli. Chi parla di assoluzione parla d’altro, rispetto alla verità». E va bè, sul piano umano anche la fissazione di una persona merita sempre rispetto.

Infine Antonio Ingroia, altro pm che notoriamente si astiene dal confondere il piano giudiziario con quello politico: «Andreotti… che con il suo pragmatismo giunse a stringere accordi con la mafia è morto. L’andreottismo no». Viceversa Ingroia… che con il suo rampantismo giunse a considerare attendibile un mafioso come Massimo Ciancimino non è morto. L’ingroismo invece sì. Tranne che in Val d’Aosta.

Morale del Correttore di bozze: i campioni dell’Italia giusta sputano agli avversari e in cambio non si beccano mai neanche una giornata di squalifica. Gravissimo. Passa il messaggio dell’impunità. La gente pensa che si può farla franca, o peggio, che la furbizia paga. Poi non vi lamentate se i vostri figli preferiscono fare i calciatori come Pogba anziché i magistrati come Ingroia. Almeno nel calcio c’è ancora una giustizia.

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