A Napoli, per non discriminare nessuno, è nata una squadra di calcio di soli omosessuali

Martedì scorso Nichi Vendola ha detto al Fatto quotidiano di non avere più il coraggio – in quanto politico gay – di uscire da solo la sera a Roma, e che naturalmente la colpa è del sindaco Gianni Alemanno, il quale – in quanto politico fascista – avrebbe fatto proliferare nella capitale i bulli omofobi. Sempre martedì scorso e sempre sul Fatto, poi, il direttore Antonio Padellaro – in quanto giornalista democratico – ha enfatizzato la denunzia di Vendola lanciando questo appello a tutti i leader politici (dimenticando però Oscar Giannino, anche noto come Giannetto): «Sarebbe bello cari Bersani, Berlusconi, Monti, Casini, Fini, Grillo, Ingroia che come nel film In&Out i leader della politica italiana esprimessero la loro solidarietà a Nichi Vendola dichiarando: “Io sono gay”. Sarebbe bello, ma poi il Vaticano che dice?». Ora, il Correttore di bozze non sa cosa direbbe il Vaticano, ma da parte sua lui – in quanto fancazzista dallo spiccato senso civico – probabilmente risponderebbe citando un altro noto intellettuale: «So’ froci? Problemi loro» (Antonio Cassano, 12 giugno 2012).
Comunque il punto non è tanto questo, quanto la bella cronaca costruita nell’edizione odierna del Fatto quotidiano da Chiara Daina, la quale si è smazzata i 500 e passa commenti dei lettori apparsi nel sito del giornale sotto l’appello di Padellaro. Notando che in effetti non tutti hanno preso seriamente la confessione di Vendola, anzi moltissimi la ritengono una bufala strumentale, epperò, concludamente apoditticamente quantunque giustamente Daina, «resta il fatto che in Italia essere gay è ancora un problema». Tiè.

COMINCIAMO MALE
Mentre i politici prendono tempo, il popolo del web prende la parola.

A PROPOSITO DI DISCRIMINAZIONI
Resta il fatto che in Italia essere gay è ancora un problema. Per molti, se la Chiesa (contraria alle nozze gay) non ficcasse il naso nella politica, sarebbe tutto più semplice.

A PROPOSITO DI DIVERSITÀ
E poi serve puntare sull’educazione della diversità nelle scuole dell’infanzia. Nei Paesi nordici hanno aperto degli asili dove le maestre si rivolgono ai bambini con un pronome neutro (per evitare distinzioni di sesso). Chissà quanto dovremo aspettare per vederli in Italia.

ROMA LADRONA
E Vendola che, durante la videochat della Stampa.it, insiste: «Roma è insultata dagli omofobi, dai razzisti».

DETTA COSÌ FA UN PO’ PAURA
Su Facebook Fabrizio Marrazzo, responsabile del Gruppo Gay Center di Roma, è lapidario: «Non c’è più scampo per nessuno. Anche la Gran Bretagna del conservatore Cameron dice sì alle nozze gay. Ormai la strada europea della piena parità di diritti è segnata e l’Italia è realmente circondata».

ANCHE LA BRAGHETTA CORTA È UN DIRITTO UMANO
Dagli Stati Uniti i boy scout fanno sapere che a maggio voteranno sull’ammissione degli omosessuali nell’associazione.

SEMPRE PER NON DISCRIMINARE NESSUNO
A Napoli, invece, è nata una squadra di calcio composta solamente da giocatori omosessuali.

’A POCIO!
Si chiama Pochos (fanciulli, in spagnolo), come il soprannome di Ezequiel Lavezzi, l’ex calciatore azzurro passato al Paris Saint Germain.

ANCORA NON SONO GAY E GIÀ MI ODIANO
Ieri alla mail della nostra redazione è arrivata la lettera di Luca, 21 anni. «Vivo rinchiuso in un sito di incontri – scrive –. Il solito, lo stesso, da anni. Parlo con persone di ogni tipo e, quando vorrei passare dal virtuale al reale, c’è sempre qualcosa che mi blocca e che non mi permette di conoscere mai nessuno dal vivo. Ho paura che qualcuno, vedendomi assieme a un ragazzo, pensasse “male”. Per questo non esco mai con nessuno e mi nego l’amore». Bastano queste parole per capire che in Italia essere gay è ancora discriminante.

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